Investimenti di lungo termine, Pir o ELTIF, dove (e a chi) conviene investire?

Lorenzo Raffo

20/07/2025

Investire nell’economia reale per offrire alle piccole e medie imprese canali di finanziamento aggiuntivi rispetto a quelli tradizionali e alla Borsa. Un confronto fra le due diverse opzioni.

Investimenti di lungo termine, Pir o ELTIF, dove (e a chi) conviene investire?

Quello dell’obiettivo temporale degli investimenti è uno dei temi più complessi per gli investitori, che spesso ragionano con motivazioni personali poco tecniche. Perdendo magari occasioni d’oro. L’esempio classico riguarda l’enorme monte di liquidità detenuta sui conti correnti.

Da anni si invita i risparmiatori italiani (il problema esiste però anche in altri Paesi europei) a non superare una certa quota in percentuale del proprio patrimonio. Parole al vento! Sui depositi bancari vengono detenuti fra i 1.400 e i 1.500 miliardi di euro, cifra imprecisa, poiché i parametri di calcolo dipendono da non poche variabili. Ciò non esclude che l’interesse per gli asset strutturali lunghi sia abbastanza rilevante ma prevalentemente nell’ambito dei patrimoni più significativi. Quando si parla di asset strutturali lunghi ci si riferisce a varie ipotesi ma soprattutto a due:

Pir
ELTIF

Cosa sono? Ve lo spieghiamo. Da notare che di solito Pir ed Eltif sono strumenti da inserire in portafogli opportunamente diversificati. Il loro peso in percentuale va comunque modulato in rapporto al rischio che si vuole sopportare.

Le caratteristiche dei Pir

Ne abbiamo già scritto in un recente articolo pubblicato su Money.it Premium. Il Pir (piano individuale di risparmio a lungo termine) è un modo per investire in azioni e obbligazioni emesse da società italiane ma non solo che consente di usufruire di un notevole vantaggio fiscale. Per beneficiare dell’agevolazione, vanno tuttavia rispettate numerose condizioni tra cui:

- almeno il 70 per cento del portafoglio deve essere composto da strumenti quotati emessi da società italiane;
- occorre mantenere l’investimento per almeno cinque anni;
- si può essere titolari di un solo Pir con un importo minimo di 500 euro e un massimo di 40.000 euro. Il limite totale di investimento è quindi nei cinque anni di 200.000 euro. Nel caso dei cosiddetti Pir alternativi (destinati a una clientela che accetta maggiore rischio), il limite massimo annuale è di 300.000 euro e pertanto quello complessivo di 1,5 milioni di euro;
- il punto forte – come detto – è quello dell’agevolazione fiscale: consiste nell’esenzione totale della tassazione sui profitti derivanti dagli investimenti (capital gain, cedole e dividendi) e sull’imposta di successione, sempre che si rispetti la scadenza minima dei cinque anni di detenzione.

È evidente che si tratta di un asset strutturale lungo destinato a puntare sull’economia italiana consentendo l’azzeramento degli oneri fiscali.

Le caratteristiche degli ELTIF

I fondi cosiddetti ElELTIF, acronimo in inglese per «fondi di investimento europeo a lungo termine», sono un nuovo tipo di asset collettivo del risparmio introdotto per facilitare i collocamenti da parte di istituzionali e retail in progetti e società che richiedono l’impiego a lungo termine di capitale. In altre parole eccola un’alternativa alla Borsa. Qui non si punta infatti su società quotate ma su aziende in cui chi gestisce il fondo reputa che si avranno maggiori potenzialità di crescita nel medio e lungo termine. Ci sono dei settori giudicati a più elevate prospettive in tal senso: per esempio infrastrutture, tecnologia, sanità e altri.

Come potrebbe un investitore italiano diversificare in tale ambito? In alcuni casi con degli Etf settoriali ma si finirebbe per tornare in Borsa, il che non avviene appunto se si sceglie un Eltif.

La specialista dell’asset management Usa Blackrock in un recente report su questo mondo ha definito gli Eltif come un modo di democratizzare l’economia grazie a una maggiore diversificazione, a un aumento dei rendimenti e a una copertura contro l’inflazione. Inoltre si ha così l’opportunità di investire in imprese reali, anche socialmente responsabili, con attività come parchi eolici, scuole, ospedali e piccole/medie imprese.

Occorre spiegare l’utilizzo del concetto di democratizzazione. Una volta solo gli istituzionali potevano accedere a queste complesse realtà economiche. Oggi ciò è fattibile anche da un privato investitore, grazie appunto a fondi proposti dal sistema finanziario ma gestiti da specialisti del settore. Si tratta quindi di un completamento dell’offerta, inizialmente proposto soprattutto per la clientela dei “private” ma ora accessibile anche attraverso canali meno elitari. I tagli infatti sono scesi con il passare del tempo dai 100.000 e anche più euro o dollari a lotti ben più contenuti.

Sono in più disponibili fondi ad accumulo o a distribuzione di dividendi e anche molto specialistici, ovvero con sottostanti settoriali. Naturalmente attenzione ai costi sia di sottoscrizione sia di gestione, generalmente rilevanti ma che variano da emittente e da intermediario.

Punti forti e punti deboli delle due alternative

Andiamo alla sostanza delle due tipologie di proposte, analizzandone rispettivi pregi e difetti.

Pir

PUNTI FORTI PUNTI DEBOLI
Sono dei contenitori fiscali, costruiti per l’investitore retail quasi solo in tale ottica Quando entrare e quando uscire? La vera incertezza sta nell’“entry level” e nell’“exit level”, rapportati all’andamento dei mercati
C’è una buona trasparenza nell’individuare l’andamento delle quotazioni Vanno tenuti in portafoglio per almeno cinque anni. Altrimenti niente vantaggi fiscali!
I tetti massimi di investimento consentono di calibrare il rischio in rapporto ai trend dei mercati L’autonomia di scelta è molto contenuta: tutto dipende dalla banca che si utilizza, le quale propone solo Pir targati con il proprio nome
Puntano su strumenti liquidi I costi? Possono essere elevati
Permettono di mirare alla crescita dell’economia italiana

ELTIF

PUNTI FORTI PUNTI DEBOLI
Ci si affida a dei leader del mercato, che spesso intervengono attivamente anche nella gestione delle società su cui investono Sono dei fondi chiusi e i capitali raccolti vengono rimborsati solo a scadenza o dopo un determinato periodo di tempo
Le potenzialità di performance possono essere rilevanti e molto più rispetto ai fondi azionari tradizionali Non prevedono nessun vantaggio fiscale
Consentono una vera diversificazione dei portafogli, poiché puntano su aziende non quotate Puntano anche su attivi illiquidi, di cui non si conoscono le evoluzioni delle quotazioni
Permettono di puntare sulla crescita dell’economia europea Inadatti a chi ha una bassa propensione al rischio
I costi? Possono essere molto elevati