Iniquità fiscale e doppia tassazione dello stesso reddito: il caso Ires e tassazione dividendi

In Italia vige il divieto della doppia imposizione fiscale sullo stesso reddito. Ma purtroppo spesso non viene applicato. Analizziamo il caso dell’Ires e della tassazione dei dividendi.

Iniquità fiscale e doppia tassazione dello stesso reddito: il caso Ires e tassazione dividendi

In italia vige il principio del divieto della doppia imposizione fiscale.

Si tratta di un principio cardine di tutti i moderni sistemi fiscali dei Paesi avanzati; in Italia tale principio è previsto dall’articolo 163 del d.p.r. 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui redditi) secondo il quale “la stessa imposta non può essere applicata più volte in dipendenza dello stesso presupposto, neppure nei confronti di soggetti diversi”.

La doppia imposizione viene quindi vietata al fine di garantire il principio di equità fiscale. In alcuni casi, come ad esempio il soggetto italiano che presenta la dichiarazione dei redditi in Italia pur lavorando all’estero, è previsto il meccanismo del credito d’imposta. Proprio grazie a questo istituto le imposte pagate all’estero contribuiscono al calcolo di un credito che viene utilizzato a storno delle somme eventualmente da pagare in Italia.

In linea generale parliamo quindi di un principio sacrosanto quanto ovvio; tuttavia esso non viene sempre rispettato: analizziamo il caso dell’Ires e della doppia tassazione dei dividendi.

Per maggiori approfondimenti in materia di tassazione dei dividendi si consiglia la lettura della nostra guida aggiornata su come vengono tassate le azioni ed i dividendi.

La doppia tassazione dei dividendi percepiti da persone fisiche

Nel caso dei dividendi percepiti da soggetti persone fisiche che detengono quote di partecipazioni qualificate in società di capitali, vige attualmente una detassazione parziale della base imponibile.

Nello specifico, la base imponibile da assoggettare a tassazione sarà pari al 49,72%. A questa andrà applicata l’aliquota Irpef di riferimento per il soggetto persona fisica che dichiara i redditi. Quindi possiamo affermare che in questo caso il divieto di doppia imposizione fiscale di uno stesso reddito non è rispettato, considerando che proprio quel 49,72% di fatto è stato tassato sia ai fini Ires (in capo alla società) che ai fini Irpef (in capo al socio).

Ma c’è di più. Questo meccanismo non rispetta neanche il principio di capacità contributiva.

Perché l’attuale meccanismo impositivo dell’Ires non rispetta il principio di capacità contributiva?

Le percentuali di esenzione fiscale dei dividendi vigenti furono determinate, in occasione della riforma Tremonti del 2003, muovendo dall’assunto che gli utili derivanti da partecipazioni qualificate non detenute nell’esercizio d’impresa e da partecipazioni qualificate e non qualificate detenute nell’esercizio d’impresa scontassero in capo al percettore persona fisica l’aliquota marginale irpef e in modo da garantire sugli utili in questione (e sui capital gains) un prelievo teorico complessivo (risultante, vale a dire, dalla tassazione combinata società-socio) pari a detta aliquota marginale.

Ma chi l’ha detto che il socio debba scontare l’aliquota del 43%? E se rientrasse all’interno di scaglioni di reddito inferiore perché percettore solo di un dividendo al di sotto di certi importi?

Ricapitolando: l’iniquità fiscale dell’attuale imposizione sui dividendi è duplice. Da un lato, infatti, vi è una parziale doppia imposizione fiscale - Ires ed Irpef - sul 49,72% del reddito in ipotesi di partecipazione qualificata; dall’altro lato, inoltre, vi è una palese violazione del principio di capacità contributiva quando si ammette che le soglie di esenzione debbano essere tarata in modo che il socio persona fisica debba essere, alla fine, tassato con l’aliquota Irpef massima (attualmente pari al 43%).

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Argomenti:

IRES Dividendi Imposte

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