Inflazione: significato e guida completa

Flavia Provenzani

23 Luglio 2022 - 18:30

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In Italia l’inflazione è ai massimi dal 1988. Ecco una guida completa su cos’è l’inflazione.

Inflazione: significato e guida completa

L’inflazione è il tasso al quale aumentano i prezzi di beni e servizi. Perché i prezzi aumentano, quali sono gli effetti e cosa succede se l’inflazione aumenta troppo? Come procede l’inflazione in Italia?

L’aumento dei prezzi di beni e servizi in un periodo di tempo, ossia l’inflazione, ha conseguenze importanti sull’intera economia del Paese, non solo per il Governo, ma anche per cittadini e imprese.

Sia causa che effetto di come sta andando l’economia, l’inflazione ha sostenitori e detrattori. Molti pensano che un certo tasso di inflazione sia buono per un’economia fiorente, ma tassi troppo elevati sollevano forti preoccupazioni. L’inflazione può essere capace di svalutare significativamente una valuta e, nel peggiore dei casi, è una componente chiave delle recessioni. Per questo motivo la Banca Centrale Europea, che regola la politica monetaria dei Paesi dell’Eurozona e quindi anche dell’Italia, cerca di mantenere l’inflazione sotto il 2% annuo.

Ma quale significato ha l’inflazione esattamente, cos’è, cosa la causa e cosa succede quando sale eccessivamente?

Inflazione: significato e definizione

L’inflazione indica un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi di beni e servizi in un Paese, e questa viene misurata come variazione percentuale su base mensile o annuale. In condizioni di inflazione, i prezzi aumentano nel tempo e il potere di acquisto dei consumatori cala. In altre parole, quando l’inflazione aumenta, con il proprio stipendio si riesce ad acquistare una quantità inferiore di beni e servizi. Quando i prezzi salgono, e quindi quando il valore del denaro scende, abbiamo l’inflazione.

Il valore di un euro (o qualsiasi altra valuta) è espresso in termini di potere d’acquisto, che è la quantità di beni materiali o di servizi che si possono comprare tramite i soldi in un certo periodo di tempo. Quando l’inflazione sale, c’è un calo del potere d’acquisto della moneta. Ad esempio, se il tasso di inflazione è del 2% l’anno, un pacchetto di gomme che costava €1 ora ne costerà €1,02.

L’inflazione, come già accennato, è il tasso a cui i prezzi salgono e in sostanza indica quanto vale l’euro (o qualsiasi altra moneta) in un determinato momento sul fronte del suo potere d’acquisto. L’idea di un’inflazione come forza positiva per l’economia risiede nel fatto che un suo tasso abbastanza gestibile può stimolare la crescita economica senza svalutare la valuta tanto da farla diventare quasi inutile.

Le banche centrali dei Paesi sviluppati in genere stabiliscono un obiettivo di inflazione di circa il 2%. Mettiamo il caso che questo sia effettivamente il tasso di inflazione che si verifica su base annuale. Se il tasso di inflazione si ripercuote sul petrolio, quest’anno potresti pagare 1,75 euro per un litro di benzina e 1,81 euro l’anno prossimo.

L’inflazione può anche variare da prodotto a prodotto. A seconda del periodo dell’anno, il prezzo del petrolio può salire indipendentemente dall’effetto dell’inflazione, come spesso accade in estate. Per questo motivo esiste un termine - “inflazione core” - per indicare l’inflazione che influisce sui prezzi di tutti i beni e servizi ad eccezione degli alimenti e dell’energia (gas e petrolio), poiché questi settori hanno dei prezzi influenzati da molti altri fattori.

Tipi di inflazione

Esistono diversi tipi di inflazione, in dipendenza non solo dai prodotti, ma anche dal tasso di inflazione effettivo. Ad esempio, cosa succede se il tasso di inflazione è ben al di sopra del target previsto dalla Bce?

Quando il tasso raggiunge le due cifre e finisce nel range compreso tra il 10% e il 20%, si parla di inflazione galoppante - molto più preoccupante per i cittadini, in quanto il denaro si sta svalutando molto più rapidamente di quanto dovrebbe fare. I prezzi che aumentano drasticamente possono avere un effetto devastante sulla classe operaia e sulla popolazione di fascia bassa, già in difficoltà finanziarie. I redditi non salgono in tandem con i prezzi e così le persone acquistano di meno, gettando l’economia nel caos.

L’iperinflazione è il caso più raro, ma il più disastroso all’interno di un’economia. Un aumento totalmente ingestibile del 50% o più in poco tempo può far precipitare un Paese. Le recessioni si trasformano in depressioni. Le persone perdono la fiducia nella moneta legale e iniziano a rivolgersi ai beni rifugio come l’oro, portando ad una significativa riduzione dello scambio di merci. Le istituzioni finanziarie, con la propria liquidità sostanzialmente priva di valore, falliscono. L’iperinflazione è molto rara, ma ha già fatto delle apparizioni in passato.


Vi è inoltre una forma di inflazione nota come «stagflazione», in cui i tassi di inflazione aumentano nonostante l’economia si trovi in un periodo di stagnazione. Questa si genera in circostanze speciali, come accaduto negli Stati Uniti negli anni ’70, quando nonostante gli alti tassi di disoccupazione e la crescita economica negativa il prezzo del petrolio salì alle stelle.

Inflazione in Italia

Il 2022 segna un’inflazione record per l’Italia e l’Europa. In Italia, come spiega l’Istat: “A giugno l’inflazione accelera di nuovo salendo a un livello (+8,0%) che non si registrava da gennaio 1986 (quando fu pari a +8,2%). Le tensioni inflazionistiche continuano a propagarsi dai Beni energetici agli altri comparti merceologici, nell’ambito sia dei beni sia dei servizi.”

Inflazione in Italia dal 2001 a oggi

Anno Inflazione media annua
2022 6,3%
2021 1,9%
2020 -0,1%
2019 0,6%
2018 1,1%
2017 1,2%
2016 -0,1%
2015 0%
2014 0,2%
2013 1,2%
2012 3%
2011 2,8%
2010 1,5%
2009 0,8%
2008 3,3%
2007 1,8%
2006 2,1%
2005 2%
2004 2,2%
2003 2,7%
2002 2,5%
2001 2,8%

Le cause dell’inflazione

Non esiste un’unica teoria che spieghi le cause dell’inflazione universalmente concordata da economisti e accademici, ma esistono alcuni approcci più accreditati.

Aumento della domanda
L’inflazione è causata da un aumento globale della domanda di beni e servizi, che fa salire i prezzi. Se la domanda cresce più rapidamente dell’offerta, i prezzi aumentano. Questo di solito si verifica nelle economie in rapida crescita. Questa teoria è spesso promossa dalla scuola economica keynesiana.

Aumento dei costi
L’inflazione è causata anche da un rialzo dei costi di produzione che le imprese devono sostenere. Quando questo accade, le imprese devono aumentare i prezzi per mantenere i propri margini di profitto.


Politica monetaria
L’inflazione è causata anche da un eccesso di offerta di moneta nell’economia. Proprio come qualsiasi altra merce, i prezzi delle cose sono determinati dalla domanda e dall’offerta. Se c’è troppa offerta, il prezzo di quel prodotto scende. Se il prodotto è il denaro, e troppa offerta di moneta porta il valore a scendere, il risultato è che i prezzi di tutti i beni e i servizi salgono. Questa teoria è spesso promossa dalla scuola economica “monetarista”.

I costi dell’inflazione

L’inflazione colpisce soggetti diversi in modi diversi. Dipende anche se le modifiche al tasso di inflazione sono attese o impreviste. Se il tasso di inflazione corrisponde a ciò che la maggioranza delle persone si sta aspettando, allora possiamo compensare e l’impatto non è necessariamente così grave. Per esempio, le banche possono variare i tassi di interesse e i lavoratori possono negoziare dei contratti che includano degli aumenti di salario automatici con il salire dei prezzi.

A livello generale, elenchiamo i tipici vincitori e perdenti di un aumento dell’inflazione.

I creditori ci rimettono e i debitori ci guadagnano con l’inflazione. Ad esempio, supponiamo che una banca ci conceda un mutuo di 30 anni per comprare una casa con un tasso fisso del 5% l’anno, per una rata di €1.000 al mese. Come l’aumento dell’inflazione, il “costo” di questi €1.000 al mese diminuisce, il che va a favore del proprietario della casa, soprattutto se il tasso di inflazione supera il tasso di interesse sul prestito.

L’inflazione sfavorisce i risparmiatori perché ogni euro risparmiato varrà meno in futuro. A meno che il denaro non venga conservato in un conto che paga un tasso di interesse pari o superiore al tasso di inflazione, ma in generale il potere d’acquisto dei risparmi scende.

I lavoratori con stipendi o contratti che non seguono l’andamento dell’inflazione saranno svantaggiati, il potere d’acquisto dei loro redditi rimane lo stesso contro un aumento dei prezzi.

L’incertezza su ciò che accadrà rende le imprese e i consumatori meno propensi a spendere, ferendo la produzione economica nel lungo periodo.
L’intera economia deve assorbire i costi del ri-prezzamento: listini prezzi, etichette, menu e molto altro devono essere aggiornati.


Se il tasso di inflazione interno è maggiore di quello di altri paesi, i prodotti nazionali diventano meno competitivi.

Le varianti dell’inflazione

Esistono diverse varianti sul tema dell’inflazione.

La deflazione avviene quando il livello generale dei prezzi è in calo, con un effetto opposto a quello dell’inflazione. La deflazione tende a verificarsi più raramente e per periodi di tempo più brevi rispetto all’inflazione. Questa si verifica in genere durante i periodi di recessione o di crisi economica e può portare a crisi economiche molto profonde tra cui la depressione. Le cause appartengono agli effetti della cosiddetta spirale deflazionistica: quando i prezzi scendono, perché spendere i propri soldi oggi, quando ogni euro che si ha in tasca sarà più prezioso domani? E perché spendere domani, quando ogni euro può valere di più il giorno dopo? Il risultato è che la gente smette di spendere e accumula i propri soldi in previsione di un ulteriore calo dei prezzi. I profitti aziendali collassano e le persone vengono licenziate. L’aumento della disoccupazione fa diminuire ancora di più la spesa, e la spirale continua.

La disinflazione è una condizione in cui l’inflazione è ancora positiva, ma il tasso di inflazione è in calo - per esempio da +3% a +2%.

L’iperinflazione è un’inflazione insolitamente rapida, in genere con una variazione di oltre il 50% in un solo mese. In casi estremi, questa tipologia di inflazione può portare alla rottura del sistema monetario di un Paese o addirittura della sua economia. Uno degli esempi più notevoli di iperinflazione si è verificato in Germania nel 1923, quando i prezzi sono aumentati del 2.500% in un mese!. Allo stesso modo, in Zimbabwe, l’iperinflazione ha portato alla stampa di 100.000 miliardi di dollari locali, che valevano solo pochi dollari statunitensi. L’iperinflazione si è verificata inoltre in Ungheria e in Argentina nel 20° secolo.

La stagflazione è una rara combinazione tra alta disoccupazione e stagnazione economica con alti tassi di inflazione. Come è accaduto nei paesi industrializzati nel corso degli anni ‘70, quando l’economia in forte salita si è confrontata con l’aumento dei prezzi del petrolio da parte dell’OPEC, con conseguente shock della domanda di greggio. L’evento ha spinto in rialzo il prezzo del petrolio e di tutti i prodotti e servizi che utilizzano il petrolio come input, anche se l’economia era in fase di rallentamento.

Le persone spesso si lamentano quando i prezzi salgono, ma ignorano il fatto che anche i salari dovrebbero aumentare di conseguenza. La domanda non è se l’inflazione è in aumento, ma se è in aumento ad un ritmo più veloce del proprio stipendio. Un’inflazione modesta è segno che l’economia è in crescita.


In alcune situazioni, una bassa inflazione può far male come un’alta inflazione. La mancanza di inflazione può essere indice di un’economia debole.
Non è semplice definire se inflazione è buona o cattiva - dipende tutto dalla salute dell’economia e dalla propria situazione personale.

Calcolo inflazione: come si misura?

Misurare l’inflazione è un affare complicato per gli istituti nazionali di statistica. Per il calcolo dell’inflazione si individua una serie di beni che sono rappresentativi dell’economia all’interno di un «paniere di mercato.» Il costo di questo paniere viene confrontato con il tempo, il che si traduce in un indice dei prezzi, che è il costo del paniere di mercato oggi in percentuale rispetto al costo dello stesso identico paniere nell’anno precedente.

Nel mondo sviluppato esistono due tipologie di indici principali che misurano l’inflazione:

Indice dei prezzi al consumo (IPC) - Una misura delle variazioni dei prezzi del beni di consumo e servizi, come benzina, cibo, vestiti e automobili. L’IPC misura la variazione di prezzo dal punto di vista dell’acquirente. In Italia, l’indice dei prezzi al consumo viene calcolato e riferito dall’Istat.

Indice dei prezzi alla produzione (IPP) - L’indice misura la variazione media nel tempo dei prezzi di vendita da parte dei produttori nazionali di beni e servizi. L’IPP misura la variazione di prezzo dal punto di vista del venditore.

Abbiamo, inoltre, il deflatore del Pil come altro strumento utile alla misurazione dell’inflazione. Come suggerisce il nome, il deflatore del Pil è uno strumento di misurazione dei prezzi utilizzato per convertire il Pil nominale in Pil Reale. Il deflatore del Pil è una misurazione più ampia del CPI e include i beni ed i servizi acquistati da aziende e governi.

Possiamo pensare agli indici dei prezzi come a dei grandi sondaggi. Ogni mese, l’Istituto di Statistica Nazionale contatta migliaia di negozi, fornitori di servizi, studi medici e molto altro per chiedere informazioni sui prezzi di migliaia di oggetti utilizzati per tenere traccia delle variazioni di prezzo che misura l’IPC.


Nel lungo periodo, l’IPC e l’IPP mostrano un tasso simile di inflazione, ma non nel breve periodo dato che l’IPP spesso aumenta prima dell’indice dei prezzi al consumo. In generale, gli investitori danno più importanza all’IPC che ai prezzi alla produzione.

Inflazione e tassi di interesse

I tassi di inflazione e di interesse sono spesso menzionati nello stesso discorso, e questo perché sono due misure strettamente correlate. In Italia, come per tutta l’Eurozona, i tassi di interesse di riferimento sono fissati dalla Banca Centrale Europea, meglio conosciuta come la Bce.

La Bce si riunisce ogni mese per fissare i target sui tassi di interesse a breve termine. Nel corso di queste riunioni di politica monetaria, l’indice dei prezzi al consumo e l’indice dei prezzi alla produzione sono delle misure ad alto impatto sulla decisione della banca centrale, perché questa ha in mente un target specifico sul tasso di interesse per l’economia, di solito attorno al 2% l’anno. Se l’inflazione è il costo di risparmio del denaro, i tassi di interesse sono il costo del prestare denaro.

I tassi di interesse influiscono direttamente sul prestare e prendere in prestito denaro perché dei tassi rendono i costi dei prestiti più costosi. Modificando i tassi di interesse, la Bce cerca di ottenere la massima occupazione, la stabilità dei prezzi e una buona crescita.

Quando i tassi di interesse scendono, aumenta la spesa dei consumatori, stimolando la crescita economica che a sua volta stimola l’inflazione. La banca centrale vuole anche mantenere la crescita sotto controllo, dato che un’eccessiva crescita economica può in realtà essere molto dannosa.

Un’economia che cresce troppo in fretta può sperimentare l’iperinflazione, causando i problemi di cui abbiamo parlato in precedenza. All’altro estremo, un’economia senza inflazione sostanzialmente ristagna e può sperimentare una spirale deflazionistica. Il giusto livello di crescita economica e, quindi, l’inflazione più o meno nel giusto mezzo. È compito della banca centrale mantenere questo delicato equilibrio. Un aumento dei tassi limita il rialzo dell’inflazione in futuro. Un taglio dei tassi ha lo scopo di stimolare la crescita economica.

L’inflazione inoltre è strettamente correlata alla disoccupazione. La curva di Phillips riguarda la relazione inversa tra questi due indici. La teoria afferma che con la crescita economica arriva l’inflazione, che a sua volta dovrebbe portare a più posti di lavoro e ad un calo della disoccupazione.


Tuttavia, il concetto originale è stato contestato empiricamente a causa del verificarsi della stagflazione negli anni ‘70 quando vi erano alti livelli di inflazione e di disoccupazione contemporaneamente. Gli economisti hanno risposto sostenendo l’esistenza di diverse curve di Phillips, che modificano il rapporto tra inflazione e disoccupazione alle variazioni alla variazione dei relativi indicatori.

Inflazione e investimenti

L’inflazione è fonte di preoccupazione per gli investitori, dal momento che le variazioni dei tassi di inflazione e di interesse influiscono sui vari tipi di asset di investimento in modi diversi.

L’impatto dell’inflazione sul proprio portafoglio dipende dal tipo di titoli detenuti. Se si investe solo in azioni si possono dormire sonni tranquilli, in quanto storicamente il mercato azionario possiede una copertura abbastanza buona contro l’inflazione. Nel lungo periodo, i ricavi e degli utili di una società dovrebbero aumentare allo stesso ritmo dell’inflazione, per cui i prezzi delle azioni dovrebbero salire insieme ai prezzi generali dei beni di consumo e di produzione.

L’eccezione a questo scenario è la stagflazione: la combinazione di un’economia ferma con un incremento dei costi è negativa per i titoli azionari. Non tutte le aziende accolgono un aumento dell’inflazione allo stesso modo - per esempio, una società con molta liquidità registrerà un calo di valore con l’aumento dell’inflazione.

Il problema più generale sul mercato azionario con l’inflazione è che i rendimenti di una società tendono ad essere sopravvalutati. In tempi di alta inflazione, una società può sembrare prospera, quando in realtà è l’inflazione il motivo dietro la crescita apparente.

Gli investitori sugli asset a reddito fisso (le obbligazioni) sono i più colpiti dall’inflazione. Supponiamo che un anno fa abbiamo investito €1.000 in titoli di Stati con un rendimento del 10%. Ora ci spettano €1.100, ma questi €100 (10%) di rendimento valgono allo stesso modo che €100 di un anno fa? Ovviamente no. Supponendo che l’inflazione è stata positiva nell’anno, il nostro potere d’acquisto è sceso e, di conseguenza, anche il nostro rendimento. Dobbiamo prendere in considerazione il peso che l’inflazione ha sul nostro ritorno. Se l’inflazione è stata del 4%, allora il nostro rendimento netto è stato del 6%. Ricordiamo che l’inflazione favorisce i debitori a scapito dei creditori: possedere un’obbligazione è come essere un finanziatore.

La differenza tra tassi reali e nominali
Questo esempio mette in evidenza la differenza tra i tassi di interesse nominali e i tassi di interesse reali. Il tasso di interesse nominale è il tasso di crescita del denaro, mentre il tasso di interesse reale è il tasso di crescita del potere d’acquisto.

In altre parole, il tasso di interesse reale è il tasso di interesse nominale a cui viene sottratto il tasso di inflazione. Nel nostro esempio, il tasso nominale è il 10% e il tasso di interesse reale è il 6% (10% - 4% = 6%).

I termini “reale” e “nominale” vengono utilizzati anche in riferimento al Pil: il PIil reale mostra gli effetti dell’inflazione.
In qualità di investitori dobbiamo guardare al nostro tasso reale di rendimento. Purtroppo alcuni guardano solo al rendimento nominale e si dimenticano di prendere in considerazione anche il proprio potere d’acquisto.

Esiste una tipologia di obbligazioni offerte all’investitore che garantiscono che il rendimento non sarà eroso dall’inflazione. Sono i BTP Italia, una tipologia speciale di titoli di stato italiani. I BTP Italia sono come un qualsiasi altro titolo di debito emesso dallo Stato italiano, ad eccezione del fatto che i rendimenti sono armonizzati all’inflazione e aumentano con l’aumentare dei prezzi.

Inflazione: conclusioni

Dopo aver letto questa guida completa all’inflazione si ha un’idea chiara e approfondita del vero significato dell’inflazione e i suoi effetti.

Riassumendo:

  • l’inflazione è un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi di beni e servizi.
  • quando l’inflazione sale, vi è un contemporaneo ribasso del valore del denaro (potere d’acquisto).
  • varianti dell’inflazione includono disinflazione, deflazione, iperinfazione e stagflazione.
  • non esiste una teoria comune che spieghi le cause dell’inflazione. Tra le cause principali troviamo l’aumento della domanda, l’aumento dei costi e l’inflazione monetaria derivante dalla politica monetaria della banca centrale di riferimento.
  • quando l’aumento dell’inflazione è inaspettato, i creditori ci rimettono insieme agli investitori sul fixed income, l’incertezza riduce la spesa e gli esportatori perdono di competitività.
  • la mancanza di inflazione (o deflazione) non è necessariamente una cosa buona e può portare a delle destabilizzanti spirali deflazionistiche.
  • l’inflazione è misurata attraverso un indice dei prezzi.
  • esistono due tipologie principali di indici dei prezzi che misurano l’inflazione: l’indice dei prezzi al consumo (IPC) e l’indice dei prezzi alla produzione (IPP).
  • i tassi di interesse in Italia e nella zona euro vengono decisi dalla Banca Centrale Europea. L’inflazione ha un ruolo importante nelle decisioni della BCE nell’ambito dei tassi di interesse dato che ogni banca centrale ha dei target di inflazione da perseguire e raggiungere.
  • nel lungo termine, il mercato azionario e i metalli preziosi sono una buona copertura contro l’inflazione.
  • l’inflazione è un problema per chi investe sul reddito fisso. È importante comprendere la differenza tra tasso di interesse nominale e il tasso di interesse reale.

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