Il vero rischio dietro il nuovo rally dell’oro

Tommaso Scarpellini

10 Marzo 2026 - 17:34

L’oro torna al centro dei mercati mentre crescono tensioni e incertezze. Ma dietro il nuovo entusiasmo per il metallo giallo potrebbe nascondersi un rischio che pochi stanno davvero considerando.

Il vero rischio dietro il nuovo rally dell’oro

L’oro sta tornando protagonista sui mercati finanziari. Ogni volta che la geopolitica si complica, gli investitori reagiscono quasi sempre nello stesso modo. Comprano oro per proteggersi dall’incertezza. È un comportamento radicato nella storia dei mercati. Nei momenti di tensione internazionale, crisi economiche o instabilità monetaria, il metallo giallo viene percepito come una sorta di ancora di sicurezza. Un asset tangibile, privo di rischio di default e indipendente dalle politiche di un singolo Paese.

Ma proprio mentre l’oro torna a essere considerato un bene rifugio, potrebbe nascondersi un rischio che molti stanno ignorando. E se proprio il contesto che ha spinto l’oro verso l’alto fosse destinato a cambiare?

Perché l’oro sta salendo

Negli ultimi mesi il prezzo dell’oro ha ripreso slancio, sostenuto da diversi fattori macroeconomici. Il primo è l’aumento delle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, che ha spinto molti investitori a cercare asset percepiti come più sicuri.
Storicamente, nelle fasi di crisi o instabilità politica, il metallo giallo tende a beneficiare di forti flussi di capitale. Questo fenomeno è spesso definito flight to safety, ovvero il movimento degli investitori verso asset considerati più difensivi quando aumenta l’incertezza sistemica.

L’oro presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto a questo ruolo. Non dipende dalla solidità di un emittente come accade per le obbligazioni, non è legato agli utili aziendali come le azioni e non può essere stampato dalle banche centrali come una valuta.

Ma non è solo la geopolitica a sostenere il prezzo.

Negli ultimi anni anche le banche centrali hanno aumentato in modo significativo le loro riserve auree. Questo processo rientra in una più ampia strategia di diversificazione delle riserve valutarie.

Molti istituti centrali, soprattutto nei Paesi emergenti, stanno progressivamente riducendo la dipendenza dal dollaro statunitense e da altri strumenti finanziari denominati in valuta estera. L’oro, in questo contesto, rappresenta un asset privo di rischio sovrano e non soggetto a potenziali sanzioni finanziarie.

Secondo diversi dati pubblici, negli ultimi anni gli acquisti delle banche centrali hanno raggiunto livelli che non si vedevano da decenni. Questa domanda istituzionale ha contribuito a creare un supporto strutturale al prezzo dell’oro.
In altre parole, il metallo giallo non è sostenuto solo da flussi speculativi di breve periodo, ma anche da una domanda strategica di lungo termine.

Il ruolo dei tassi di interesse

Un altro fattore fondamentale riguarda la dinamica dei tassi di interesse e dei rendimenti reali.
L’oro ha una caratteristica molto particolare rispetto ad altri strumenti finanziari. Non genera reddito. Non paga cedole come un’obbligazione e non distribuisce dividendi come un’azione.

Questo significa che detenere oro comporta sempre un costo opportunità implicito.
Quando i rendimenti offerti da strumenti alternativi sono elevati, gli investitori tendono a preferire asset che generano flussi di cassa. Quando invece i rendimenti reali sono bassi o negativi, il costo opportunità di detenere oro diminuisce e il suo appeal aumenta.

Per questo motivo esiste una relazione storica piuttosto evidente tra l’andamento dell’oro e quello dei rendimenti reali delle obbligazioni governative, in particolare dei Treasury americani indicizzati all’inflazione.
Negli anni caratterizzati da politiche monetarie espansive e tassi reali molto bassi, l’oro ha spesso registrato performance significative.

Il rischio che molti stanno ignorando

Ed è proprio qui che si nasconde uno dei potenziali rischi più rilevanti per il metallo giallo.
Negli ultimi mesi i rendimenti obbligazionari hanno iniziato a muoversi nuovamente verso l’alto. In Europa, ad esempio, il rendimento del BTP decennale si è riportato intorno al 3,5 %, mentre negli Stati Uniti i tassi reali rimangono relativamente elevati rispetto agli standard storici.

Questo cambiamento modifica in modo significativo l’equilibrio tra asset.
Quando i rendimenti salgono, gli investitori possono tornare a preferire strumenti che offrono un flusso cedolare stabile rispetto a un asset che non genera reddito. In termini finanziari, aumenta il costo opportunità di detenere oro.
In un contesto di rendimenti reali positivi e crescita economica relativamente stabile, la domanda per asset rifugio tende storicamente a ridursi.

La lezione per gli investitori

Tutto questo non significa che l’oro debba essere evitato.
Da secoli rappresenta uno degli strumenti più utilizzati per diversificare i portafogli e proteggersi dall’incertezza macroeconomica e geopolitica.

In molti casi può svolgere un ruolo importante come asset decorrelato all’interno di una strategia di allocazione più ampia.
Ma proprio perché è percepito come un bene rifugio, il rischio più grande è quello di considerarlo una soluzione automatica a ogni crisi.

La storia dei mercati insegna che nessun asset è immune ai cambiamenti delle condizioni macroeconomiche.
Quando mutano le dinamiche dei tassi, dell’inflazione o della crescita economica, anche gli strumenti apparentemente più sicuri possono perdere parte della loro attrattiva.

Per gli investitori, forse la lezione più importante è ricordare che nessun investimento è privo di rischi.
Anche quelli che sembrano più solidi possono diventare vulnerabili quando cambiano le condizioni di mercato. Ed è proprio per questo che, più che inseguire un singolo asset, la strategia più solida resta quasi sempre la stessa.
Equilibrio, diversificazione e una prospettiva di lungo periodo. Questi rimangono, ancora oggi, i pilastri più affidabili per affrontare mercati sempre più complessi e imprevedibili.