Bitcoin rompe la media a 200 settimane con RSI a 30. Cosa dice la storia dei cicli precedenti

Tommaso Scarpellini

29 Giugno 2026 - 17:01

Un segnale che torna ogni 4 anni si è riattivato su Bitcoin. Ha sempre funzionato, ma non come pensi tu. E stavolta potrebbe essere diverso.

Su Bitcoin si è attivato un segnale che non si attiva molto spesso. E lo so che il pensiero corre subito a logiche come l’halving, la macroeconomia, tassi e inflazione, ma in realtà è un segnale molto più semplice, un segnale tecnico. Semplice e, almeno negli ultimi 3 cicli, potenzialmente efficace. Di che segnale si sta parlando e che valenza potrebbe avere oggi che Bitcoin è sceso così tanto?

La descrizione tecnica

Vado dritto al punto, perché so che è così che si ragiona quando si parla di soldi veri. Il segnale è semplice: il prezzo avrebbe rotto al ribasso la media mobile a 200 periodi su timeframe settimanale, e contemporaneamente l’RSIa 14 periodi avrebbe toccato l’area dei 30 punti, sempre su base settimanale.

Sembra una pura banalità tecnica. E in fin dei conti, presa da sola, lo è. Non esiste nessuna legge scritta che imponga al mercato di reagire a certe ricorrenze grafiche. Eppure, negli ultimi 3 cicli, qualcosa di simile sembrerebbe essersi ripetuto, più o meno con la stessa intensità. Ed è per questo che potrebbe valere la pena approfondire la cosa, senza tirare conclusioni affrettate.

Cos’è la media mobile a 200 periodi

La media mobile a 200 periodi è uno degli indicatori più osservati in assoluto nell’analisi tecnica. In pratica calcola il prezzo medio dell’asset nelle ultime 200 candele (in questo caso 200 settimane, quindi quasi 4 anni di storico) e lo rappresenta come una linea che si muove insieme al grafico. Quando il prezzo resta sopra questa linea, il trend di fondo viene generalmente letto come costruttivo. Quando invece il prezzo la rompe al ribasso, molti operatori iniziano a percepire un deterioramento strutturale del sentiment, non solo una correzione di passaggio.

La zona di bottom

Qui arriva il punto più delicato, quello che spesso viene fraintenso. In passato questo tipo di rottura non ha mai identificato il minimo preciso e puntuale del ciclo. Ha identificato, piuttosto, quella che in gergo tecnico viene chiamata zona di bottom.
Cosa significa? Significa una fascia di prezzo, anche piuttosto ampia, in cui il mercato sembrerebbe esaurire gradualmente la spinta ribassista, senza però offrire un punto di ingresso magico e immediato.

Un esempio su tutti è quello del biennio 2022/23. Dopo la rottura della media a 200 periodi, Bitcoin non si sarebbe affatto riacceso improvvisamente. Anzi, avrebbe continuato a scendere per diverso tempo. Questa potrebbe essere la dura verità che molti non vogliono accettare quando si parla di segnali tecnici: non sono varchi magici, sono processi lenti e dolorosi.
In quella fase si sarebbero poi alternate delle reazioni, dei rimbalzi che avrebbero illuso parte del mercato, per poi vedere il prezzo ridiscendere nuovamente. Una dinamica che, in poche parole, potrebbe aver sfiancato psicologicamente anche i trader più esperti.

Solo a posteriori quella fase è stata ribattezzata da molti analisti come fase di accumulazione. In altre parole, quando l’entusiasmo collettivo scende così in basso che quasi nessuno crede più in una ripartenza, è proprio in quei momenti che alcuni operatori tenderebbero silenziosamente ad accumulare posizione, lontano dai riflettori e dall’euforia mediatica.

Il ruolo dell’RSI

Nello stesso identico contesto del 2022/23, anche l’RSI settimanale avrebbe raggiunto l’area dei 30 punti. Ed è importante sottolineare che, anche in quel caso, non ci sarebbe stata una reazione immediata e violenta. L’indicatore avrebbe semplicemente dato inizio a quella stessa zona di bottom descritta sopra, una fase in cui, a grandi linee, la spinta ribassista avrebbe iniziato a esaurirsi senza però invertirsi di colpo.

Va inoltre segnalato che dinamiche simili sarebbero state osservate anche nel ciclo del 2017/18, considerato da molti uno dei momenti più importanti nella storia di Bitcoin, ovvero il periodo in cui l’asset sarebbe diventato realmente mainstream agli occhi del grande pubblico.

Nessuna certezza, solo dati

Nulla, però, può assicurare che la storia si ripeta identica anche in questo ciclo. I mercati non funzionano per copia e incolla.
Quello che potrebbe essere confermato, almeno secondo questa lettura, è che il sentiment risulterebbe oggettivamente peggiorato fino a raggiungere un’area di prezzo che, non a caso, coincide con i massimi del 2022. In altre parole, l’asset avrebbe bruciato oltre 50.000 dollari di variazione in pochi mesi, un dato che da solo basterebbe a far riflettere chiunque abbia un’esposizione su questo mercato.

Quindi...

Capisco perfettamente chi, leggendo questi numeri, sente un misto di ansia e curiosità. È umano. Quando un titolo si muove così rapidamente, la tentazione di cercare una bussola, qualcosa che dia un minimo di orientamento, è del tutto comprensibile.

Ma è altrettanto importante restare con i piedi per terra. Questo segnale, anche se si fosse ripetuto in passato, non offrirebbe nessuna garanzia di ripetersi identico oggi. Potrebbe rappresentare l’inizio di una fase di accumulazione lunga e dolorosa, così come potrebbe non significare assolutamente nulla in questo contesto specifico.

Chi si muove su questi mercati dovrebbe sempre ragionare per scenari probabilistici, non per certezze. E soprattutto dovrebbe sempre valutare con attenzione il proprio livello di esposizione al rischio, prima di farsi guidare dall’emotività di un grafico che, in fondo, racconta solo il passato.

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