Azioni, il rally delle Small Cap sta per iniziare?

Tommaso Scarpellini

8 Novembre 2023 - 16:03

Il prezzo di molte azioni Small Cap ha raggiunto minimi significativi, attirando l’attenzione del pubblico borsistico. Il rally sta per iniziare?

Azioni, il rally delle Small Cap sta per iniziare?

I titoli a bassa capitalizzazione, specie quelli statunitensi, appartenenti al comparto tecnologico, restano saldamente sotto la lente d’ingrandimento di molti esperti e analisti, prevalentemente a causa della loro natura speculativa ma, allo stesso tempo, potenzialmente ricca di alto valore aggiunto per un portafoglio a lungo termine. L’interesse per questo genere di attività sembra essere recentemente tornato a galla a seguito del raggiungimento di zone di minimo importanti registrate da alcuni indicatori grafici.

Intanto le dinamiche economiche e finanziarie globali sembrano aver raggiunto un punto di svolta importante, e secondo molti potrebbe essere arrivato il momento di iniziare a monitorare con maggior attenzione questo particolare comparto borsistico. Potrebbe essere finalmente tornato il momento di rimonta dei titoli Small Cap?

Occhi puntanti sulle azioni Small Cap

Ciò su cui potrebbe avere senso soffermarsi è appunto il fatto che questi titoli, a differenza delle cosiddette Blue Chips, big cap, titoli ad alta capitalizzazione, sono rimasti abbastanza indietro in termini di prezzi. Non a caso, l’estensione registrata dal Nasdaq e dall’S&P 500 nel 2023 è stata prevalentemente influenzata dall’andamento di questi ultimi titoli, mentre i primi hanno sottoperformato nettamente.

Lo si capisce anche solo guardando all’andamento dell’indice Russell 2000, detto anche Small Cap 2000, che ha complessivamente registrato un andamento negativo se considerato in YTD, del -1.66%, a fronte di una crescita del 30.32% del Nasdaq e del 14.04% dell’S&P 500.

L’evidenziazione di un possibile punto di minimo per questo tipo di società potrebbe essere anticipata appunto dal rapporto combinato fra due ETF che rappresentano rispettivamente il comparto delle Small Cap e quello delle Big Cap: il Vanguard Small Cap ETF (VB) e il Vanguard Mega Cap ETF (MGC). Dal grafico ottenuto dal rapporto VB/MGC è facile rendersi conto dell’enorme divario esistente fra questi due comparti borsistici. Il rapporto ha raggiunto i minimi post covid 2020, una zona storicamente mai raggiunta.

Chiaramente, i trader e gli investitori, di fronte ai pericoli economici di questi ultimi due anni, e di fronte all’incremento repentino dei costi di finanziamento societari, hanno scelto di affidare i propri capitali a società ad alta capitalizzazione su cui l’impatto dell’aumento dei tassi d’interesse potrebbe essere gestito in maniera meno critica, evidenza tra l’altro confermata dai risultati di bilancio degli ultimi periodi.

Secondo molti, quindi, si potrebbe aver raggiunto una zona di minimo per questo comparto borsistico, in cui potrebbe iniziare ad apparire conveniente premiare società ad alte prospettive di crescita. A maggior ragione, di fronte alle recenti dichiarazioni provenienti dalla Federal Reserve, la quale ha mantenuto inalterato il livello dei tassi d’interesse, mostrandosi data-dependent, alimentando fra gli operatori l’idea che i tassi Fed possano aver raggiunto un punto di massimo.

L’ultimo rapporto sull’occupazione di venerdì dipinge un quadro economico diverso rispetto a quello precedente, caratterizzato da, seppur piccole, inclinazioni economiche. Lo sguardo degli analisti resta però critico e rivolto al concetto di «tassi alti più a lungo»: quanto ancora certe aziende riusciranno a competere con tassi così alti?

Le prospettive di default per il 2024-2025 sono più alte rispetto al 2023. Allo stesso tempo, anche da un punto di vista geopolitico, ci sono alcune forti preoccupazioni. In primo luogo, il recente conflitto in Medio Oriente, che ha portato molti operatori a spostarsi nuovamente su asset considerati rifugi sicuri, come l’oro, affossando ulteriormente le prospettive di crescita dei comparti speculativi, anche se recentemente il mercato sembra essere tornato nuovamente in modalità «risk on». In secondo luogo, il conflitto in Ucraina, che, seppur meno trattato ultimamente dai media, continua a persistere e non sembra affatto essere arrivato a una conclusione. Quest’ultimo, a maggior ragione, rappresenta in realtà una forte incognita, seppur spesso sottovalutata, in quanto direttamente connessa con i mercati dei Paesi sviluppati.

Per questo potrebbe apparire interessante ragionare in ottica di diversificazione totale, magari attraverso ETF. Fra i più discussi c’è l’ETF Invesco NASDAQ Future Gen 200 (QQQS), ETF che nel corso dell’anno ha subito un brusco calo, dovuto per l’appunto a queste preoccupazioni. Fra i principali fund holdings che compongono questo ETF ci sono Intercept Pharmaceuticals Inc, WaVe Life Sciences Ltd, Mersana Therapeutics Inc e Anika Therapeutics Inc.

Perché aspettarsi un rally sulle società Small Cap?

In effetti, i prezzi delle azioni delle aziende Small Cap hanno recentemente raggiunto zone di minimo piuttosto significative, come evidenziato dall’andamento di numerosi ETF che seguono il comportamento di questo comparto, nonché dall’andamento dell’indice Russell 2000. Parallelamente, va notato che il destino di questo segmento di mercato è strettamente legato alle dinamiche finanziarie, le quali potrebbero, nel corso del tempo, trovare una maggiore stabilità, e alle condizioni economiche del Paese di riferimento, che sembrano appena iniziare a delinearsi.

È importante sottolineare che il mercato finanziario spesso si muove in base a considerazioni di convenienza e alle aspettative degli investitori. Pertanto, questo potrebbe essere un momento opportuno per iniziare a monitorare con attenzione l’andamento di questo specifico comparto, alla luce delle prospettive e delle incertezze attuali.

RUSSELL2000,NASDAQ, 1D RUSSELL2000,NASDAQ, 1D Grafico a candele giornaliere delll'indice RUSSELL 2000 e lineare dell'S&P500. Fonte: teletrader.com

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