Il prezzo del petrolio mette in crisi i super progetti dell’Arabia Saudita

Federico Giuliani

10 Aprile 2025 - 06:59

I prezzi deboli del petrolio stanno iniziando a pressare l’Arabia Saudita. Riad pronta a rivedere i conti del suo ambizioso piano Vision 2030

Il prezzo del petrolio mette in crisi i super progetti dell’Arabia Saudita

Nessun allarmismo. E non potrebbe essere altrimenti per uno Paese che può contare su un fondo sovrano, il Public Investment Fund (PIF), da 925 miliardi di dollari e su 460 miliardi di dollari di riserve valutarie.

E però i prezzi deboli del petrolio stanno in qualche modo iniziando a pressare l’Arabia Saudita, principale esportatrice di greggio e presumibilmente costretta a rivedere i conti del suo ambizioso piano Vision 2030.

Riad punta infatti a costruire enormi città e resort futuristici sfruttando le proprie ricchezze energetiche, in modo tale da diversificare l’economia nazionale e smarcarla dal settore energetico. In un simile contesto, con il governo saudita che dovrebbe annullare i tagli alla produzione di greggio, il Regno sarà costretto anche a ridurre la spesa pubblica di più del 3,7% annuo previsto per il 2025.

Nel momento in cui scriviamo, infatti, i prezzi del petrolio si aggirano intorno ai 70 dollari al barile, e cioè ben al di sotto del livello necessario per mantenere in equilibrio i conti del Paese, al punto che la compagnia petrolifera statale Saudi Aramco sta riducendo i dividendi.

Come ha spiegato il Financial Times, questa pressione finanziaria arriva mentre l’Arabia Saudita porta avanti progetti dal costo di centinaia di miliardi di dollari, tra cui il mega-progetto della città futuristica NEOM, parte integrante del piano del principe ereditario Mohammed bin Salman per trasformare l’economia e ridurre la dipendenza dal petrolio. Che cosa dovremmo aspettarci?

Il dilemma dell’Arabia Saudita

Se il calo del prezzo del petrolio diventasse più netto, allora l’Arabia Saudita potrebbe ridurre ulteriormente la propria spesa pubblica per contenere l’entità del deficit e l’accumulo del debito pubblico, oltre che rivedere eventuali investimenti fuori bilancio. Alla fine del 2024, del resto, Riad aveva pianificato di spendere 342 miliardi di dollari su entrate previste di 315 miliardi nel 2025, prevedendo un deficit di bilancio di circa 26 miliardi. Il Regno, che è già il più grande emittente di debito dei mercati emergenti, dovrà prendere in prestito più denaro sui mercati obbligazionari.

Lo scenario è dunque complesso. Anche perché alcuni progetti previsti dalla citata Vision 2030 - come i resort sul Mar Rosso - sono già stati avviati mentre altri, ancora in fase di costruzione - tra cui lo sviluppo futuristico nel deserto di Neom - hanno subito tagli e ritardi. Il motivo è presto detto: tutti i progetti del piano sono realizzati dal PIF, che è a sua volta finanziato principalmente dai ricavi petroliferi.

E non è finita qui, perché Riad deve poi rispettare scadenze ambiziose per ospitare importanti eventi internazionali, a partire dai Giochi Asiatici Invernali nel 2029, seguiti dall’Expo 2030 e dalla Coppa del Mondo di calcio nel 2034. Questi eventi richiederanno la prioritizzazione della spesa per grandi progetti infrastrutturali, tra cui la costruzione di circa 10 stadi, uno dei quali sarà elevato a 350 metri dal suolo, e di una stazione sciistica dotata di un lago artificiale di acqua dolce e neve artificiale.

La spending review di Riad

In realtà, spiega ancora il FT, Riad ha già iniziato a ricalibrare la spesa dopo un decennio di investimenti frenetici, ritardando alcuni progetti e ridimensionandone altri a causa dei prezzi del petrolio contenuti e dei timori di un surriscaldamento dell’economia.

Negli ultimi tre anni il Paese ha cercato di massimizzare i ricavi petroliferi, riducendo la produzione, per mantenere alti i prezzi del greggio. Inizialmente, questa strategia ha avuto successo: i tagli attuati dall’Arabia Saudita e dagli altri membri dell’OPEC+ hanno contribuito a finanziare la spesa del Regno mantenendo il prezzo del petrolio sopra i 90 dollari al barile per gran parte del 2022.

Tuttavia, questi tagli stanno diventando sempre meno efficaci. Gli analisti ritengono che il governo potrebbe mantenere una politica fiscale rigorosa e aumentare i prestiti, vantando un rapporto debito/pil del 29,7%, piuttosto basso per un’economia come quella saudita. Certo è che Aramco dovrebbe annunciare dividendi complessivi pari a 85,4 miliardi di dollari nel 2025, una riduzione di quasi un terzo rispetto agli oltre 124 miliardi del 2024...