Il mercato delle auto è in crisi in Italia? In Francia è anche peggio. Ecco perché

Redazione Money Premium

25/02/2025

L’industria automobilistica francese sta attraversando la crisi peggiore dal 1960, con livelli di produzione inferiori del 25% rispetto al 2019.

Il mercato delle auto è in crisi in Italia? In Francia è anche peggio. Ecco perché

La Francia ha dichiarato guerra ai SUV e alle auto di lusso con motori potenti e ad alto consumo.

Dal 2024, il governo di Emmanuel Macron ha introdotto una tassa ambientale estremamente severa che colpirà veicoli pesanti e inquinanti, inclusi alcuni modelli elettrici.

Il nuovo regime fiscale mira a ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e disincentivare l’acquisto di auto eccessivamente grandi e pesanti.

A partire da quest’anno, il malus écologique penalizzerà in base alle emissioni di CO2 per chilometro. La soglia iniziale di 113 g/km sarà abbassata a 103 g/km entro il 2027, includendo così il 66% delle auto attualmente in vendita in Francia.

L’impatto sarà particolarmente severo sui SUV di lusso: un Porsche Cayenne o un BMW X6 M saranno tassati per 70.000 euro nel 2024, cifra destinata a salire a 90.000 euro entro il 2027. Anche i veicoli di fascia media subiranno aumenti significativi: il Renault Captur vedrà la sua tassa raddoppiare a 330 euro quest’anno e triplicare a 851 euro entro il 2027.

Oltre alle emissioni, il peso del veicolo sarà un altro criterio determinante. I veicoli che superano le due tonnellate saranno tassati con una penalità aggiuntiva di 30 euro per ogni chilo in eccesso, con impatti diretti anche su modelli elettrici di grandi dimensioni, come il Tesla Model X e l’e-Mercedes SUV.

Le misure hanno sollevato un’ondata di critiche da parte del settore automobilistico francese. L’industria automobilistica francese sta attraversando la crisi peggiore dal 1960, con livelli di produzione inferiori del 25% rispetto al 2019. L’eccesso di regolamentazione sta paralizzando il mercato e impedendo una ripresa efficace.

Il timore principale è che le nuove tasse possano aggravare ulteriormente la situazione economica del Paese, già segnato da un deficit pubblico in crescita (115,5% del PIL) e una spesa pubblica che nel 2024 raggiungerà il 56,8% del PIL, superando il 56,6% del 2023. Con un mercato interno in sofferenza, molti esperti mettono in dubbio la sostenibilità a lungo termine di queste politiche.

La Francia sta cercando di posizionarsi come leader nella transizione ecologica, ma la sua strategia solleva interrogativi su quanto il peso fiscale possa essere un deterrente efficace senza paralizzare l’industria.

Nel frattempo, il divario economico con la Germania continua ad ampliarsi, mettendo alla prova la stabilità dell’Eurozona. Se da un lato il governo Macron ha dimostrato determinazione nel combattere il cambiamento climatico, dall’altro la rigidità fiscale potrebbe frenare la competitività del Paese in un contesto economico già fragile.

Il prossimo banco di prova sarà la capacità del governo di bilanciare la transizione ecologica con il rilancio dell’economia. Se non riuscirà in questo intento, il rischio è che le misure diventino solo un ulteriore fardello per cittadini e imprese, senza reali benefici ambientali nel lungo termine.