L’ipocrisia ecologica del governo Sunak: annunciate licenze per centinaia di nuove trivelle «sostenibili» nel Mare del Nord

Enrica Perucchietti

3 Agosto 2023 - 08:00

L’ecologismo di facciata di Sunak è un chiaro esempio di come i politici alternino promesse di sostenibilità a misure inquinanti, perseguendo obiettivi che minacciano ulteriormente l’ambiente.

L’ipocrisia ecologica del governo Sunak: annunciate licenze per centinaia di nuove trivelle «sostenibili» nel Mare del Nord

Il governo del Regno Unito, guidato dal conservatore Rishi Sunak, sembra essere maestro nell’arte dell’ipocrisia ecologica e del greenswashing.

L’annuncio di un nuovo piano di espansione delle trivellazioni fossili nel Mare del Nord solleva gravi interrogativi sulla sincerità dell’impegno del governo nei confronti dell’ambiente.

Mentre infuria il dibattito sul cambiamento climatico e l’Occidente impone misure anche liberticide per affrontare la «crisi climatica», il governo Sunak sembra invece imboccare una strada diametralmente opposta, ignorando il benessere del pianeta per favorire interessi economici a breve termine.

Ma per farlo, mette mano alla retorica e alla neolingua, rendendo le trivelle «sostenibili» e legittimando l’operazione in nome di nuovi posti di lavoro. Of course.

Raschiando la patina retorica, infatti, la decisione di concedere centinaia di nuove licenze petrolifere al largo delle coste scozzesi sembra essere un chiaro esempio di greenwashing di Stato.

Nonostante le proteste degli attivisti climatici, il governo britannico sostiene che l’impatto ambientale sarà trascurabile grazie a sofisticati sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio. I risultati scarsi e le potenziali conseguenze negative di questi progetti suggeriscono che stiano semplicemente prolungando la dipendenza dai combustibili fossili.

Questa strategia sembra essere un tentativo di dare un’apparenza di impegno ambientale, ma numerosi esperti hanno già messo in dubbio l’efficacia di tali tecnologie.

Insomma, mentre finiscono sotto attacco carne, latte e derivati, spostamenti, vecchie auto ed elettrodomestici, per legittimare le nuove licenze si arriva a parlare di trivelle «sostenibili».

Questo approccio sembra mirare più a dare un’apparenza di sostenibilità, peraltro grottesca, che a una reale azione per affrontare la crisi climatica.

L’obiettivo dichiarato di aumentare l’indipendenza energetica britannica e ridurre la dipendenza da «Stati ostili» è un pretesto ingannevole.

Affermazioni simili non sono rare di questi tempi: il governo britannico non è di certo il primo ad aver giustificato il ricorso alle fonti fossili in nome della sicurezza e dell’autonomia energetica.

Tuttavia, sorprende la naturalezza con cui l’ennesimo piano di espansione delle fonti climalteranti sia stato presentato addirittura come «sostenibile».

Immancabile, come anticipato, l’annuncio di nuovi posti di lavoro: tra le nuove licenze per petrolio e gas e i sistemi di cattura del carbonio, il governo ne ha sbandierati almeno 250 mila.

La retorica del governo Sunak sulla creazione di nuovi posti di lavoro attraverso questa espansione delle trivellazioni è altrettanto sospetta ma soprattutto ipocrita.

Inoltre, la dichiarazione di Sunak che almeno un quarto del fabbisogno energetico del Regno Unito continuerà a provenire da petrolio e gas anche dopo il raggiungimento dello zero netto nel 2050 dimostra chiaramente la mancanza di volontà politica reale nel contrastare il cambiamento climatico che pare, invece, l’ossessione dichiarata dell’Occidente.

E dopo la neolingua che rende le trivelle «sostenibili», ora tocca alla bipensiero oewelliano fare spazio a un pensiero schizofrenico che un giorno impone politiche draconiane ai cittadini e il giorno dopo esalta la dipendenza dai combustibili fossili.