Il Giappone potrebbe presto compiere un passo storico nel settore crypto, avviando la sua prima iniziativa di mining di Bitcoin legata a un progetto statale.
La società tecnologica Canaan, tra i principali produttori mondiali di infrastrutture per il mining, ha annunciato la firma di un accordo con una grande società del settore utilities in Giappone, per l’avvio di un progetto di ricerca sulla stabilità della rete elettrica.
Anche se il nome dell’azienda non è stato reso noto, molti osservatori ritengono che si tratti della Tokyo Electric Power Company (TEPCO), già coinvolta in test simili attraverso la sua sussidiaria Agile Energy X.
Nel 2024, Agile Energy X aveva già condotto esperimenti nelle prefetture di Gunma e Tochigi, utilizzando energia solare ed energia eolica in eccesso per alimentare il mining di Bitcoin nelle ore di minor consumo.
L’obiettivo era duplice: evitare sprechi energetici e stabilizzare la rete convertendo la produzione rinnovabile in un asset digitale.
Ora, con il nuovo accordo, il progetto passa alla fase infrastrutturale.
Canaan fornirà server Avalon A1566HA con raffreddamento ad acqua, in grado di regolare dinamicamente hashrate e tensione in base alla disponibilità energetica — un approccio innovativo che consente di mantenere l’equilibrio della rete senza ridurre la produzione da fonti rinnovabili.
L’impianto dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2025, gestito da una società di servizi pubblici regionale, e rappresenterà uno dei primi esempi di mining adattivo su scala nazionale.
Secondo Matthew Sigel, responsabile delle risorse digitali di VanEck, il progetto colloca ufficialmente il Giappone tra i Paesi in cui il mining di Bitcoin è sostenuto, direttamente o indirettamente, dallo Stato.
Tutte e dieci le utility regionali del Paese, infatti, sono in parte di proprietà pubblica, il che rende l’iniziativa una vera e propria operazione “Bitcoin con risorse governative”.
Questo porta il numero dei Paesi coinvolti in attività di mining a partecipazione pubblica a 11, escludendo gli Stati Uniti.
Il CEO di Canaan, Nangeng Zhang, ha definito il progetto un passo chiave verso la creazione di un “sistema digitale di bilanciamento del carico”, capace di integrare informatica e gestione energetica.
L’idea è semplice ma rivoluzionaria: utilizzare il mining come strumento flessibile di stabilizzazione della rete, assorbendo energia nei momenti di sovrapproduzione e riducendo i consumi quando la domanda aumenta.
Questa strategia si inserisce perfettamente nella politica energetica giapponese, che punta su decarbonizzazione e ottimizzazione delle rinnovabili, con l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050.
Oltre a ridurre gli sprechi, il mining verde può creare nuove fonti di reddito per le utility pubbliche e sostenere la competitività tecnologica nazionale.
Il modello giapponese segue quello già adottato da diversi Paesi che hanno visto nel mining un modo intelligente per valorizzare energia in eccesso.
In Bhutan, ad esempio, l’energia idroelettrica viene convertita in Bitcoin per finanziare programmi di innovazione, mentre l’Oman ha lanciato impianti di mining per sfruttare energia inutilizzata dei giacimenti di gas.
Secondo gli analisti, il passo del Giappone potrebbe aprire la strada a una nuova era di cooperazione tra settore energetico e blockchain, dove l’efficienza della rete e la digitalizzazione dell’energia diventano due facce della stessa strategia industriale.