C’è un contratto da €4,6 miliardi che potrebbe trasformare Leonardo in un titolo completamente diverso

Tommaso Scarpellini

16 Luglio 2026 - 18:19

Leonardo vola sul GCAP: a ostegno €56 miliardi di backlog, una JV da €4,6 miliardi e un’acquisizione che potrebbe cambia tutto. Ecco cosa devi sapere se investi in LDO.

C’è un contratto da €4,6 miliardi che potrebbe trasformare Leonardo in un titolo completamente diverso

Un contratto da €4,6 miliardi assegnato a una joint venture in cui Leonardo detiene un terzo del capitale potrebbe essere il catalizzatore che trasforma questa società da titolo difensivo tradizionale a qualcosa di strutturalmente diverso. Oppure stiamo leggendo troppo in un singolo evento che il mercato potrebbe già aver prezzato?

Il contratto assegnato a luglio 2026 dall’agenzia GCAP a Edgewing, la joint venture costituita da Leonardo, BAE Systems e dalla giapponese JAIEC, non sembrerebbe un episodio isolato nella traiettoria del gruppo. Potrebbe essere, più precisamente, il punto di emersione visibile di una metamorfosi industriale.

Per comprendere perché un singolo contratto, filtrato attraverso una quota partecipativa del 33,3%, potrebbe avere un peso specifico superiore a quello che l’aritmetica suggerisce, è necessario introdurre il concetto di backlog, ovvero il portafoglio ordini già acquisiti ma non ancora trasformati in fatturato. Leonardo ha chiuso il primo trimestre 2026 con un backlog complessivo che equivale a oltre due anni di ricavi garantiti. Nel solo Q1, gli ordini in entrata hanno superato €9 miliardi, con una crescita del 31% anno su anno. Un backlog di questa solidità riduce la dispersione delle previsioni sui ricavi futuri e tende storicamente a essere remunerato dal mercato attraverso multipli valutativi più generosi.

Perché GCAP vale più della sua quota

Il GCAP, Global Combat Air Programme, è il programma europeo-nipponico per lo sviluppo del caccia di sesta generazione, con un orizzonte di entrata in servizio fissato intorno al 2035 e una vita operativa che si misurerà in decenni.

Non si tratta di una fornitura convenzionale, ma di un programma di sviluppo tecnologico avanzato dove la complessità esecutiva è elevata quanto il contenuto di valore. La partecipazione di Leonardo in Edgewing non esaurisce tuttavia l’esposizione industriale del gruppo al programma: attraverso la propria divisione di elettronica per la difesa, Leonardo fornisce sensori, sistemi avionici e elettronica di bordo.

Questo significa che il contratto assegnato ad Edgewing alimenta trasversalmente più centri di profitto del gruppo, producendo un effetto moltiplicativo che va ben oltre la semplice aritmetica della quota partecipativa.

Vale la pena fermarsi un momento sul termine EBITA. Si tratta dell’utile operativo al lordo degli ammortamenti derivanti da operazioni di acquisizione. Nel 2025, Leonardo ha chiuso con un margine EBITA del 9%.

Per il 2026 le stime di consenso indicano un miglioramento nell’ordine di 60 punti base, sostenuto da un mix di prodotto più favorevole, con la divisione Cyber e la divisione Difesa Elettronica che sembrerebbero marciare rispettivamente su margini superiori al 10% e vicini al 14%.

La mutazione del mix ricavi e il suo significato per il mercato

Questo passaggio sul mix di prodotto sembrerebbe essere il cuore della trasformazione che il mercato potrebbe dover prezzare nei prossimi trimestri. Storicamente, Leonardo era percepita come un’azienda con una forte identità nell’elicotteristica e nell’aeronautica tradizionale, comparti caratterizzati da cicli lunghi, margini compressi e alta visibilità competitiva.

Oggi la composizione del portafoglio starebbe cambiando in direzione di una maggiore incidenza delle componenti elettroniche e cyber, dove i margini sono strutturalmente superiori e la barriera tecnologica all’ingresso è più alta.

Iveco Defence e la quarta gamba del portafoglio

A completare il quadro sembrerebbe contribuire in modo rilevante l’integrazione di Iveco Defence Vehicles, la cui prima trimestrale pienamente consolidata nei conti di Leonardo dovrebbe essere visibile con la pubblicazione dei risultati H1 il 30 luglio 2026.

Le stime indicano un apporto di circa €1,2 miliardi in ricavi annui e un margine EBITA intorno all’11,5%, superiore alla media attuale del gruppo. L’acquisizione aggiunge una quarta gamba industriale al portafoglio: accanto agli elicotteri, all’aeronautica e all’elettronica si posiziona ora la difesa terrestre, costruendo un profilo di esposizione multi-dominio che teoricamente dovrebbe essere valutato con un premio rispetto a un operatore specializzato su un singolo segmento.

La diversificazione, in questo contesto, non sarebbe soltanto un elemento di resilienza operativa, ma un argomento valutativo con potenziale impatto sui multipli.

In sintesi

Il contratto da €4,6 miliardi assegnato ad Edgewing potrebbe rappresentare molto più di una commessa: potrebbe essere il segnale che Leonardo sta completando una transizione da produttore di piattaforme militari convenzionali a gruppo tecnologico integrato nei programmi di difesa di nuova generazione. Il backlog da €56,8 miliardi, i margini in espansione, l’integrazione di Iveco Defence e la partecipazione al GCAP costruiscono un profilo che sembrerebbe giustificare una rivalutazione del titolo nel medio termine.

Allo stesso tempo, sarebbe poco appropriato non menzionare i rischi. L’incertezza legata al cambio di leadership con il nuovo CEO Lorenzo Mariani, la sensibilità ai movimenti del dollaro in un contesto di possibile indebolimento strutturale della valuta americana, e la natura di lungo periodo dei programmi come il GCAP, che porta con sé rischi di esecuzione, scostamenti di costo e complessità gestionale su orizzonti decennali.

La tesi di investimento sembrerebbe solida nelle sue fondamenta, ma come spesso accade nei titoli della difesa europea, la differenza tra un risultato soddisfacente e uno deludente potrebbe risiedere nell’esecuzione industriale, più che nelle dinamiche di mercato.