Se chiedi a un investitore quale sia il cigno nero capace di mettere in ginocchio la finanza internazionale, la risposta arriva quasi sempre in fretta: una guerra nucleare, o qualcosa che le somigli. Un disastro fabbricato dall’uomo.
Il pericolo potrebbe avere un’altra origine, ed è la cosa più familiare che abbiamo. Ci illumina ogni mattina e ci scalda da sempre. La stessa energia che rende possibile la vita sulla Terra, in certe circostanze, può trasformarsi in un nemico.
Avete letto bene: parliamo del Sole. E per capire perché lo scenario è meno astratto di quanto sembri bisogna tornare al 1859, quando il pianeta se la cavò quasi senza danni.
L’evento Carrington del 1859
La più grande super-tempesta solare mai registrata risale al 1859 e porta il nome di Richard Carrington, l’astronomo britannico che osservò il massiccio brillamento che l’aveva preceduta. Si parla di una quantità di energia pari a quella di 10 miliardi di bombe di Hiroshima esplose nello stesso istante.
Eppure non successe nulla di grave. Il motivo è semplice: l’unica infrastruttura sensibile di allora erano meno di 200.000 chilometri di linee telegrafiche. Il resto del mondo non aveva niente da perdere.
Oggi il bilancio sarebbe un altro. Corrente elettrica, comunicazioni, trasporti e satelliti sostengono ormai quasi ogni attività, e una tempesta di quella forza li troverebbe tutti in linea.
Come nasce una super-tempesta solare
Le tempeste solari partono da violente eruzioni sulla superficie del Sole, durante le quali avvengono le espulsioni di massa coronale, indicate con la sigla CME. Sono gli eventi più energetici dell’intero sistema solare: enormi bolle di plasma lanciate nello spazio, accompagnate da forti anomalie dei campi magnetici.
Se la tempesta è abbastanza intensa da alterare in modo profondo il campo magnetico terrestre, fino ad azzerarlo, sia pure per poco, il risultato sono enormi picchi di corrente elettrica nel terreno e nelle linee di trasmissione aeree. A farne le spese sarebbero le comunicazioni e gli impianti che producono e distribuiscono energia, con trasporti e sanità paralizzati.
Quando si spegne la corrente
Ashley Dale, dell’Università di Bristol, fa parte di un gruppo internazionale di ricercatori che ha analizzato il rischio delle super-tempeste solari e ne ha scritto su Physics World. Il suo elenco di cosa succederebbe parte da cose molto concrete:
«Senza energia, la gente avrebbe problemi anche a rifornire la propria auto nelle stazioni di servizio, a prelevare denaro dal bancomat e pagare on-line. Anche i sistemi idrici e fognari sarebbero colpiti, e questo significa che nelle aree urbanizzate si presenterebbero rapidamente emergenze sanitarie».
In una lista che parte dal distributore e arriva alle fogne, bancomat e pagamenti online sono solo due voci.
Il 12% che non si può ignorare
Per Dale la domanda non è se una nuova super-tempesta arriverà, ma quando. La probabilità che un evento del genere si verifichi nel corso del prossimo decennio è stimata al 12 per cento, più o meno una possibilità su otto. Da quel 1859 sono passati 167 anni.
Sono numeri, non un calendario: non dicono la data e non dicono che accadrà domani. Ma è una cifra che difficilmente si può archiviare come remota.
Cosa si può fare prima che succeda
Alcuni ricercatori propongono di mettere in orbita una serie di satelliti per tenere sotto controllo l’attività solare. In questo modo i segnali premonitori di un evento Carrington potrebbero essere individuati con una settimana di anticipo, il tempo per spegnere in modo programmato le infrastrutture più sensibili, riorientare i satelliti per cercare di proteggerli ed evitare il caos nei cieli.
Dale vede una strada più sicura: riprogettare e sostituire i satelliti oggi in uso, rendendoli meno sensibili agli improvvisi sbalzi di radiazioni provocati dalle tempeste solari. E avverte che le autorità nazionali e internazionali dovrebbero adottare misure serie per attenuare l’impatto di un evento simile.
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