L’Agenzia delle Entrate, per contrastare l’evasione fiscale, procede al controllo di determinati bonifici da parte dei contribuenti. Per quali potrebbe chiedere approdonfimenti alla banca?
Come funzionano i controlli sui bonifici nel 2026 e qual è la lista dei movimenti che la banca è obbligata a segnalare al Fisco? Ogni trasferimento di denaro può destare sospetti nell’amministrazione finanziaria? La risposta è no, le transazioni ordinarie non espongono ad alcun rischio, ma ci sono alcuni movimenti che possono far scattare un segnale di allerta nell’Agenzia delle Entrate.
Quali sono i trasferimenti di denaro tramite conto corrente per i quali il Fisco potrebbe richiedere dei chiarimenti alla banca? Fermo restando che in alcuni casi è la stessa banca a comunicare all’amministrazione tributaria i rapporti bancari e le movimentazioni, ci sono casi particolari in cui si va a scavare nei conti correnti per andare a scoprire l’eventuale evasione fiscale.
Chi può avere accesso alle informazioni che riguardano i conti bancari? Esiste una sicurezza e una privacy per i correntisti? In Italia, e questo va sottolineato subito, non esiste più il segreto bancario e diversi soggetti possono avere accesso alle informazioni che riguardano i conti degli italiani anche senza una specifica autorizzazione.
Questo significa che chiunque può spiare il conto corrente di un altro? Non proprio, visto che le procedure di verifica e di controllo sono disciplinate dal Testo Unico Bancario che tutela i dati personali e i dati sensibili dei correntisti (come ad esempio etnia, religione, opinioni politiche, stato di salute ed orientamento sessuale).
Al di là dei dati sensibili, però, l’Agenzia delle Entrate può controllare il conto corrente di un contribuente per verificare, in caso di sospetta evasione fiscale, che quanto contenuto nella dichiarazione dei redditi sia coerente con i movimenti effettuati.
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Nella maggior parte dei casi bisogna stare tranquilli: le normali transazioni bancarie non destano preoccupazione nell’amministrazione tributaria. Bonifici ricorrenti in entrata e in uscita per il versamento dello stipendio o per il pagamento dell’affitto, infatti, sono transazioni che rientrano nell’ordinario. Esistono, però, delle circostanze particolari per le quali le banche sono tenute a fornire tutte le informazioni del caso.
Anche se non sempre queste transazioni sfociano in un controllo immediato, transazioni sospette e frequenti possono portare a un approfondimento dell’Agenzia delle Entrate volto a verificare la provenienza dei fondi
Quali sono le transazioni che, se ripetute nel tempo, possono essere considerate sospette? Bonifici di importi ingenti senza una motivazione plausibile o trasferimenti, anche di importi modici, effettuati di frequente che se sommati hanno un valore importante potrebbero far scattare qualche campanello di allarme. Destano sospetto anche i bonifici per i quali non si può giustificare la finalità della transazione.
Trasferimenti di denaro, cosa allarma il Fisco?
Pensiamo ai bonifici ricorrenti, effettuati senza un motivo ben preciso nei confronti di una terza persona con una certa regolarità. Destano sospetto, soprattutto se tra chi ordina il bonifico e chi lo riceve, non c’è rapporto di parentela perché potrebbero mascherare compensi per un lavoro in nero o per il pagamento di un canone di affitto con contratto non dichiarato.
L’Agenzia delle Entrate potrebbe considerare questi trasferimenti di denaro come non conformi con la normativa fiscale e procedere con delle verifiche al riguardo. Per non avere problemi con il Fisco è sempre bene conservare una documentazione dettagliata che giustifichi il trasferimento di soldi per importi elevati o bonifici ricorrenti.
L’Agenzia delle Entrate, grazie all’Anagrafe dei rapporti finanziari può monitorare tutti i movimenti dei conti correnti degli italiani. Quando i dati che incrocia sono incongruenti con le dichiarazioni fiscali, però, potrebbe chiedere maggiori informazioni alla banca su determinati movimenti.
Quali sono i trasferimenti di denaro che possono allertare il Fisco? Oltre al fatto che, come abbiamo detto, potrebbe essere la stessa banca a segnalare operazioni sospette, l’Agenzia delle Entrate monitora in modo particolare:
- prelievo e versamento di denaro contante per comprendere se i soldi versati rappresentino una fonte di reddito non dichiarata o se quelli prelevati servano a finanziare attività in nero;
- movimenti di denaro con l’estero che potrebbero nascondere riciclaggio di denaro sporco;
- bonifici ricorrenti ricevuti da privati che potrebbero nascondere lavoro sommerso;
- movimenti di denaro ricorrenti tra il conto di un coniuge e quello dell’altro, soprattutto se di importo elevato. In questo caso il Fisco potrebbe presumere che il conto del coniuge “più povero” sia alimentato da reddito in nero dell’altro;
- bonifici ricorrenti o periodici non giustificati.
Cosa devono comunicare gli operatori finanziari all’Agenzia delle Entrate?
Premettendo che i dati contabili hanno un termine massimo di conservazione di 10 anni, si deve tenere presente quello che prevede la legge in ambito di comunicazioni all’Anagrafe tributaria. Il Decreto “Salva Italia” del 2011 ha introdotto l’obbligo per gli operatori finanziari di comunicare le informazioni sui saldi e sulle movimentazioni dei cosiddetti rapporti attivi. Banche e altri operatori finanziari, però, sono tenuti alla comunicazione delle operazioni finanziarie effettuate al di fuori di un rapporto continuativo (i dati anagrafici dei titolari e dei soggetti coinvolti, compreso il codice fiscale, devono essere archiviati e conservati per 10 anni).
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