Per anni ha distrutto valore. Ora rimbalza del 90%. I numeri e le scelte che stanno cambiando la storia di questa azienda di Piazza Affari.
Per tanto tempo ha distrutto valore. Ora rimbalza del 90%. I numeri e le scelte che stanno cambiando la storia di questa azienda di Piazza Affari.
Per dieci anni quello di Ferragamo è stato uno dei titoli più frustranti di Piazza Affari. Un nome storico del lusso italiano, conosciuto in tutto il mondo, che in Borsa ha fatto quasi solo una cosa: scendere. Chi aveva comprato le sue azioni nel 2014 si è ritrovato, anno dopo anno, con una perdita vicina all’86%. Un declino lungo e silenzioso, senza veri rimbalzi strutturali. Il classico titolo che smette di far parlare di sé e finisce nel cassetto delle “occasioni mancate”.
Poi, negli ultimi cinque mesi, qualcosa è cambiato. Il titolo ha messo a segno un rimbalzo di oltre il 90%, tornando improvvisamente sotto i riflettori. Non per una trimestrale eclatante, né per un’improvvisa ripresa del settore del lusso. Piuttosto perché il mercato ha iniziato a pensare che il peggio possa essere alle spalle. La domanda, a questo punto, non è se tornerà ai massimi storici, ma: sta davvero cambiando qualcosa o è solo l’ennesimo rimbalzo tecnico?
Quanto fattura Ferragamo oggi
Parliamo di Salvatore Ferragamo. E partiamo dai numeri, perché aiutano a capire perché il mercato stia tornando a guardare questa azienda italiana con occhi diversi, anche senza entusiasmo eccessivo.
Il 2024 è stato un anno pesante. Forse uno dei più difficili dell’ultimo decennio per Ferragamo. Ma, col senno di poi, potrebbe anche essere stato l’anno in cui il gruppo ha toccato il punto più basso. A fine esercizio il fatturato è sceso a 631 milioni di euro (-14% rispetto al 2023). Il fatturato consolidato si è fermato a 1,035 miliardi di euro, con un calo del 10,5% rispetto al 2023.
A pesare sono stati soprattutto i consumi in Asia, rimasti deboli più a lungo del previsto, e un canale wholesale che continua a fare fatica e a comprimere i volumi. Nulla di inatteso, ma abbastanza per spiegare perché il titolo abbia continuato a perdere terreno per buona parte dell’anno. Il punto, però, è che nel 2024 il peggioramento sembra essersi fermato.
La pressione si è vista anche sulla redditività. L’EBIT reported è sceso a -49 milioni di euro, appesantito da svalutazioni e impairment, mentre l’utile netto ha chiuso l’anno con una perdita di 68 milioni. Numeri che spiegano bene perché, per gran parte del 2024, il titolo abbia continuato a perdere terreno in Borsa.
Non sono numeri da rilancio.
Ma sono numeri che, dopo anni di peggioramento continuo, smettono di sorprendere in negativo.
Ed è proprio partendo da questo contesto che il 2025 assume un significato diverso. Nel terzo trimestre, Ferragamo ha registrato ricavi consolidati per 221 milioni di euro (stabili su base annua). Nei primi nove mesi, il fatturato si è attestato a 695 milioni, in calo del 6,6% ma il trend sta lentamente migliorando rispetto al passato recente.
Il mercato, però, sta guardando soprattutto come arrivano questi ricavi. Nel terzo trimestre il canale Direct to Consumer è cresciuto del 4,4% a cambi costanti, spinto dal Nord America e dall’America Latina, con l’Europa in tenuta e un’Asia ancora debole, ma meno deteriorata rispetto ai trimestri precedenti. Il fatturato complessivo resta sotto pressione, ma la sua composizione sta migliorando. Ed è spesso da qui che, in Borsa, iniziano a cambiare le storie.
Cosa sta cambiando per questa azienda italiana
Il cambiamento più rilevante non riguarda tanto i numeri di breve periodo, quanto il modo in cui Ferragamo sta cercando di creare valore. Il gruppo sta progressivamente riducendo la dipendenza dal canale wholesale, storicamente meno redditizio e più volatile, per puntare con maggiore decisione sui negozi diretti e sull’e-commerce. Questo significa più controllo sui prezzi, sul rapporto con il cliente e, soprattutto, sui margini.
Parallelamente, l’azienda ha rivisto le proprie priorità sul prodotto, tornando a concentrarsi sulle categorie che rappresentano da sempre il cuore del marchio, come calzature e pelletteria. Il rilancio di alcune linee iconiche e una maggiore coerenza stilistica stanno aiutando il brand a recuperare identità, senza inseguire mode effimere o forzature creative.
Anche la comunicazione segue questa linea più disciplinata, con un approccio più digitale e uno storytelling che valorizza l’heritage senza apparire nostalgico. Non è una rivoluzione. È una migliore esecuzione.
Ed è probabilmente qui la chiave del +90% in cinque mesi in Borsa.
Il mercato non sta scommettendo su una crescita esplosiva. Sta scommettendo su qualcosa di molto più raro: un’azienda che ha smesso di distruggere valore.
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