Guerra in Medio Oriente, perché il petrolio non è più l’arma di ricatto geopolitico?

Redazione Money Premium

5 Ottobre 2024 - 06:45

La strategia saudita di puntare a un prezzo di 100 dollari al barile, necessaria per finanziare le ambizioni di Mohammed bin Salman, è fallita.

Guerra in Medio Oriente, perché il petrolio non è più l’arma di ricatto geopolitico?

Il mercato petrolifero globale, storicamente soggetto a forti oscillazioni in risposta a conflitti geopolitici, ha mostrato un comportamento sorprendentemente stabile nonostante la crescente tensione in Medio Oriente.

Di norma, ci si aspetterebbe che una crisi come quella scatenata dagli attacchi missilistici in Israele, o un eventuale intervento diretto dell’Iran, avrebbe causato un immediato e drammatico aumento del prezzo del greggio. Tuttavia, ciò non è accaduto, e il prezzo del Brent rimane vicino ai minimi triennali, ben al di sotto dei picchi toccati negli ultimi anni.

Per comprendere questa calma apparente, possiamo fare un parallelo con il luglio del 1914, quando, nonostante l’assassinio di Sarajevo e l’escalation della tensione, i mercati rimasero in una condizione di calma apparente. Solo con l’ultimatum dell’Austria alla Serbia si innescò una reazione a catena inarrestabile. Allo stesso modo, oggi i mercati potrebbero non aver ancora colto la piena portata della crisi attuale in Medio Oriente.

L’elemento sorprendente è che, giorni dopo l’uccisione della leadership di Hezbollah da parte di Israele, che ha provocato una dura risposta da parte delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, il prezzo del petrolio è rimasto stabile.

La spiegazione più immediata per questa inattesa stabilità risiede nella crescita dell’offerta globale di petrolio, trainata da nuovi produttori come Canada, Guyana, Brasile e soprattutto dagli Stati Uniti, grazie alla tecnologia del fracking. Questi Paesi stanno fornendo al mercato una quantità di petrolio superiore alla domanda, che è frenata da una recessione globale del settore manifatturiero e dalla transizione energetica in atto in economie come quella cinese, dove le auto a combustione interna rappresentano meno della metà delle nuove vendite.

Oltre a ciò, l’Opec e la Russia, che insieme stanno trattenendo circa 3 milioni di barili al giorno (b/g) per sostenere i prezzi, hanno visto la loro politica fallire. La strategia saudita di puntare a un prezzo di 100 dollari al barile, necessaria per finanziare le ambizioni di Mohammed bin Salman, non ha retto di fronte alla crescente offerta dei produttori non-Opec, costringendo i sauditi a considerare un aumento della produzione a partire da dicembre. Voci più insistenti suggeriscono che l’Arabia Saudita potrebbe persino decidere di aprire i rubinetti e inondare il mercato, una mossa che in passato ha avuto effetti devastanti sui prezzi.

Un aspetto cruciale per spiegare questa nuova calma sul mercato petrolifero è l’indebolimento della capacità dell’Iran di usare l’energia come arma di deterrenza. In passato, Teheran aveva minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale, qualora le sue installazioni petrolifere fossero state attaccate. Tuttavia, oggi questa strategia appare meno credibile, principalmente perché un’interruzione dell’offerta di petrolio colpirebbe duramente la Cina, principale importatore di greggio, e potenziale alleato dell’Iran.

La Cina, infatti, continua a sostenere l’Iran attraverso un mercato nero di petroliere, che permette a Teheran di aggirare le sanzioni occidentali. Le raffinerie cinesi, soprattutto le più piccole e meno regolamentate, assorbono quasi il 90% del petrolio iraniano sanzionato, finanziando così l’economia iraniana e sostenendo le attività dei gruppi alleati nella regione, da Hamas a Hezbollah. La produzione di petrolio iraniano è raddoppiata dal 2019 e le esportazioni sono arrivate a 2 milioni di barili al giorno.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, non dipendono più in modo cruciale dal petrolio del Medio Oriente, avendo raggiunto la piena autosufficienza energetica grazie allo sfruttamento delle risorse interne. La produzione statunitense di petrolio ha raggiunto un livello record di 13,3 milioni di barili al giorno, e si prevede che possa arrivare a 14 milioni l’anno prossimo. Questo cambiamento ha spostato l’asse della dipendenza energetica globale verso la Cina, che ora è più vulnerabile a un’eventuale crisi dell’offerta petrolifera.

Nonostante ciò, un’interruzione significativa delle forniture di petrolio avrebbe comunque ripercussioni sugli Stati Uniti, sia in termini economici che politici. Il Partito Democratico, in particolare, teme una nuova impennata dei prezzi del carburante in vista delle elezioni, considerando l’importanza che i prezzi alla pompa rivestono per l’elettorato americano. Il prezzo della benzina è attualmente sceso dai picchi post-pandemia, ma resta ancora alto rispetto ai livelli pre-2020.

Un aspetto delicato della politica energetica americana è la gestione della riserva strategica di petrolio (SPR), che è stata drasticamente ridotta dall’amministrazione Biden per fronteggiare l’aumento dei prezzi dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Questa riduzione ha suscitato critiche, poiché ha lasciato il Paese meno protetto in caso di nuove emergenze.

La crisi mediorientale, sebbene non abbia ancora avuto un impatto significativo sui mercati energetici globali, potrebbe innescare sviluppi imprevedibili. La vulnerabilità della Cina, la crescente indipendenza energetica degli Stati Uniti e il ruolo ambivalente dell’Iran come fornitore di greggio sotto sanzioni creano un nuovo equilibrio geopolitico. Questo nuovo assetto potrebbe portare a cambiamenti significativi nelle relazioni internazionali e a nuovi scenari economici, con il petrolio che, pur rimanendo al centro dell’attenzione, potrebbe non essere più l’arma di ricatto geopolitico che era in passato.

L’attenzione ora si concentra su come gli attori globali, in particolare Stati Uniti, Cina, e Iran, gestiranno la crescente tensione in Medio Oriente e le implicazioni per il futuro del mercato energetico globale.