Gli Uber Files svelano gli «accordi segreti» di Macron con la piattaforma USA

Enrica Perucchietti

19 Luglio 2023 - 10:00

Le accuse nei confronti di Macron vertono sulla sua presunta collaborazione con Uber durante il suo mandato come ministro dell’economia, dal 2014 al 2016: avrebbe favorito la società statunitense.

Gli Uber Files svelano gli «accordi segreti» di Macron con la piattaforma USA

Il rapporto finale della commissione d’inchiesta parlamentare sui cosiddetti Uber Files ha gettato luce su una relazione ritenuta «opaca» e «privilegiata» tra il presidente francese Emmanuel Macron e la piattaforma di ride-hailing statunitense Uber.

Le 500 pagine di documentazione, frutto di sei mesi di investigazione, rivelano un rapporto controverso e sospetto tra il capo dell’Eliseo e una società che ha agito con un comportamento di competizione sleale nei confronti dei taxi e ha cercato di aggirare le normative vigenti per affermarsi nel mercato francese.

Macron nell’occhio del ciclone

Le accuse nei confronti di Macron vertono sulla sua presunta collaborazione con Uber durante il suo mandato come ministro dell’economia, dal 2014 al 2016.

Secondo i documenti raccolti dall’ex lobbista di Uber per l’Europa, Mark McGann, sembra che la società abbia attuato una strategia mirata a evitare le restrizioni imposte ai taxi e ad aumentare il proprio potere d’influenza. Durante questo periodo, Uber ha sviluppato una relazione di stretti contatti con il futuro presidente francese.

Il rapporto della commissione parlamentare ha rivelato un presunto «accordo segreto» tra Macron e Uber, in cui il presidente francese avrebbe favorito la società statunitense in cambio dell’abbandono dell’applicazione controversa Uber Pop.

Questo scambio avrebbe portato a semplificare le condizioni per ottenere la licenza Ncc, favorendo così Uber a discapito dei tassisti. Inoltre, la riduzione delle ore di formazione necessarie per diventare autista Uber è stata confermata come parte dell’accordo.

La scoperta di un «Kill Switch», un dispositivo per cancellare i dati dai computer di Uber in caso di incursioni delle autorità, è stata un’altra rivelazione scioccante del rapporto. Questo dimostra un atteggiamento di disprezzo verso la legalità e mette in evidenza la volontà di operare nell’ombra per evitare il controllo delle istituzioni francesi.

Come ha sottolineato France Info, il rapporto ha anche rivelato un SMS inviato da un rappresentante di Uber a Macron mentre l’agenzia francese per il controllo delle frodi stava perquisendo i locali dell’azienda statunitense. Questo ulteriore dettaglio alimenta i dubbi sulle connessioni tra il presidente e la società di ride-hailing.

La conclusione della commissione d’inchiesta

La conclusione della commissione d’inchiesta è stata inequivocabile: Uber ha operato in modo sleale e ha cercato di competere irregolarmente con i tassisti, violando le regole di concorrenza e approfittando di un’accordo segreto con Emmanuel Macron, all’epoca ministro dell’economia. L’intera vicenda solleva seri interrogativi sulla moralità delle relazioni tra il potere politico e gli interessi privati.

Tuttavia, va sottolineato che non tutti i membri della commissione hanno appoggiato il rapporto. I rappresentanti di maggioranza hanno preferito astenersi, il che potrebbe indicare una mancanza di volontà di affrontare la questione in modo adeguato. Ciò solleva ulteriori preoccupazioni riguardo all’effettiva volontà delle istituzioni di indagare e perseguire le violazioni di questo genere.

Questo scandalo solleva domande cruciali sulla trasparenza e l’etica nel mondo della politica e degli affari. Dovrebbero essere garantiti controlli severi per prevenire conflitti di interesse e relazioni opache tra leader politici e potenti aziende.

La fiducia dei cittadini nella democrazia è minata quando emergono rapporti come questo, che suggeriscono un trattamento preferenziale per gli interessi privati a discapito del bene pubblico.

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