Geoffrey Hinton, padrino dell’intelligenza artificiale, lascia Google per «avvisare dei rischi della IA»

Enrica Perucchietti

3 Maggio 2023 - 08:00

Lo scienziato si è licenziato dopo 10 anni per “poter parlare dei pericoli delle intelligenze artificiali”. Il suo timore è che le IA potrebbero sterminare l’umanità.

Geoffrey Hinton, padrino dell’intelligenza artificiale, lascia Google per «avvisare dei rischi della IA»

Lo psicologo cognitivo e scienziato informatico britannico-canadese Geoffrey Hinton, 75 anni, considerato il «padrino dell’IA» ha lasciato Google per poter denunciare liberamente i «pericoli» dell’intelligenza artificiale.

Lo ha confermato lui stesso su Twitter dopo aver concesso un’intervista al New York Times.

«Me ne sono andato – ha spuntualizzato – per poter parlare dei pericoli dell’intelligenza artificiale senza considerare l’impatto che questo ha su Google. Google ha agito in modo molto responsabile».

Il lavoro pionieristico di Hinton sulle reti neurali ha modellato i sistemi di IA che alimentano molti dei prodotti odierni.

Per un decennio Hinton ha lavorato per lo sviluppo dell’IA di Google e pian piano ha iniziato a nutrire preoccupazioni per la tecnologia su cui stava lavorando e il suo ruolo nel farla progredire. «Mi consolo con la solita scusa: se non l’avessi fatto io, l’avrebbe fatto qualcun altro», si è difeso al New York Times.

Secondo quanto ricostruito, Hinton avrebbe dato le dimissioni il mese scorso e il 27 aprile ne avrebbe parlato amministratore delegato, Sundar Pichai.

«In questo momento, quello che stiamo vedendo è che cose come GPT-4 oscurano una persona nella quantità di conoscenza generale che ha e la oscura di gran lunga. In termini di ragionamento, non è così buono, ma fa già un semplice ragionamento. E dato il ritmo dei progressi, ci aspettiamo che le cose migliorino abbastanza velocemente. Quindi dobbiamo preoccuparcene», ha spiegato.

Le preoccupazioni sono iniziate quando OpenAI ha reso pubblica ChatGPT e Microsoft l’ha integrata dentro a Bing, il suo motore di ricerca. Questo ha fatto scattare una sorta di frenesia tra le Big Tech e di corsa al rialzo fra le aziende che, secondo Hinton, potrebbe portare a un mondo dove le immagini e i testi generati dalle IA (anche false) potrebbero superare numericamente le immagini e i testi prodotti dagli umani.

Il timore è che la rincorsa del profitto possa fare dimenticare le più elementari preoccupazioni, non solo spalancando le porte alla disinformazione, ma anche tralasciando questioni etiche e morali importanti nello sviluppo delle IA.

Hinton, infatti, ipotizza che in un futuro non tanto lontano le intelligenze artificiali potrebbero spazzare via l’umanità intera: in passato «alcune persone avevano l’idea che questa roba potesse effettivamente diventare più intelligente di noi, ma la maggior degli studiosi ritenevano che fosse una possibilità remota. Anch’io lo pensavo: credevo che mancassero dai 30 ai 50 anni o anche di più. Ora non lo penso più».

Il timore di Hinton, condiviso da colleghi, filosofi e magnati della Silicon Valley, è che pian piano l’intelligenza artificiale eliminerà alcuni lavori e poi forse l’umanità stessa, iniziando a scriversi da sola il codice che le serve, a svilupparsi in autonomia e anche che potrebbe essere usata per fare del male.

Secondo Hinton, e secondo molti altri suoi colleghi, l’unica possibilità sarebbe quella di «non sviluppare ulteriormente queste cose fino a quando non avremo capito se possiamo controllarle».