Il futuro dell’ISIS dopo la morte del suo leader

Il futuro dell’ISIS dopo la morte del suo leader: quali prospettive? L’uccisione del capo dello Stato Islamico apre nuovi interrogativi sull’attività del gruppo terroristico.

Il futuro dell'ISIS dopo la morte del suo leader

L’uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell’ISIS, in un’incursione delle forze statunitensi annunciata domenica dal presidente Donald Trump, è un duro colpo per il gruppo terroristico più temibile del mondo.

Gli analisti, però, sono concordi nell’affermare che la scomparsa del capo del califfato islamico non sancisce affatto la fine della propaganda, dell’attività e della diffusione dello Stato islamico. L’ISIS, quindi, non è in crisi.

Le prospettive sono diverse e ipotizzano vari scenari, dalla scissione di alcuni militanti verso altre formazioni terroristiche, anche affiliate ad Al-Qaeda, alla radicalizzazione dei combattenti per rivendicare la morte del califfo capo fino all’individuazione di un nuovo leader.

Ciò che appare più chiaro nell’immediato è che un ipotetico indebolimento del gruppo terroristico con la morte di al-Baghdadi non porterà alla sua fine o ad un suo drastico declino. Quale futuro aspettarsi per l’ISIS dopo la morte del suo leader?

L’ISIS dopo al-Baghdadi: perché lo Stato Islamico può resistere

Colpire la leadership dei gruppi estremisti è diventata una caratteristica della politica antiterrorismo. La decapitazione dei capi, però, non ha sempre successo per eliminare in modo definitivo il pericolo terroristico.

C’è, infatti, una variabile da considerare, valida anche nell’analisi sul futuro dell’ISIS dopo la morte di al-Baghdadi: la tipologia di organizzazione del gruppo estremista.

Lo Stato Islamico vanta una storia piuttosto lunga, durante la quale è riuscito a costruire una vera e propria struttura statale parallela nelle zone conquistate.

Il califfato, anche se in declino, mantiene un’organizzazione definita, capace di resistere anche con l’assenza di un capo carismatico. Anzi, a differenza della struttura di Al-Qaeda, molto più verticalizzata e incentrata su Osama Bin Laden, l’ISIS è riuscito a sganciare la sua attività terroristica dai comandi di un leader.

L’organizzazione dello Stato Islamico è diventata nel tempo sempre meno centralizzata, e quindi capace di operare in modo capillare senza seguire ordini precisi di un capo.

Così, mentre la campagna militare guidata dagli USA colpiva le roccaforti del califfato islamico, il gruppo è riuscito ad espandersi, fondando e sostenendo nuove affiliazioni e coltivando relazioni in Afghanistan, Libia, Filippine, Penisola del Sinai in Egitto, Nigeria.

Proprio nell’ultimo anno, l’ISIS ha rivendicato attacchi mortali in Afghanistan, una sparatoria in un mercatino di Natale a Strasburgo, in Francia, un attentato alla Cattedrale da parte di un’affiliata dello Stato Islamico nelle Filippine, una serie di bombardamenti nello Sri Lanka e altri attacchi in Russia, Egitto, Australia.

L’ISIS e il suo futuro: quanti combattenti ci sono? Quali rischi?

Un recente rapporto statunitense ha stimato che l’ISIS ha ancora tra i 14.000 e i 18.000 membri in Iraq e Siria, con circa 3.000 stranieri. I numeri sarebbero in aumento considerando l’intensa attività di reclutamento attraverso la campagna sui social.

I rischi di nuovi attentati e di un proseguimento delle attività terroristiche ISIS risiedono anche nella modalità di esecuzione degli attentati. Il gruppo estremista islamico, infatti, predilige la strategia decentralizzata per pianificare le azioni violente. Questo significa che chiunque, ovunque si trovi, può agire in nome dell’ISIS. L’appello dello Stato Islamico è rivolto proprio a singoli individui o piccoli gruppi che condividono la stessa battaglia islamista.

Ciò ha reso lo Stato Islamico ancora più pericoloso. Gli attacchi, infatti, possono essere eseguiti da militanti e combattenti che, in realtà, non hanno mai messo piede in un campo di addestramento.

Questo elemento supporta ancora di più l’ipotesi che il futuro dell’ISIS non sia affatto finito dopo la morte di al-Baghdadi.

Ecco dove potrebbe agire l’ISIS

La storia recente insegna che lo Stato Islamico si è ripetutamente ricostituito dopo la morte dei suoi leader. Nel 2006, gli Stati Uniti hanno ucciso Abu Musab al-Zarqawi, capo di un gruppo predecessore dell’ISIS e nel 2010 hanno collaborato con l’Iraq per uccidere il capo dello Stato Islamico dell’Iraq.

Quali possibilità ci sono, quindi, che l’ISIS continui a colpire? Purtroppo non sono poche, considerando che lo Stato Islamico trova terreno fertile dove ci sono guerre, settarismo, assenza di istituzioni statali.

Le proteste in Iraq e la debolezza del suo governo nell’affrontare l’emergenza economica, la guerra turca contro i curdi e la precaria situazione in Siria - dove i prigionieri dell’ISIS potrebbero non essere più controllati - rappresentano situazioni ideali per l’azione di uno Stato Islamico, anche senza leader.

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Argomenti:

ISIS Terrorismo Iraq Siria

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