È successo quello che era stato ampiamente previsto: venerdì, nel cuore della notte, il presidente francese Emmanuel Macron ha promulgato la legge che riforma il sistema pensionistico del Paese, innalzando l’età pensionabile da 62 a 64 anni.
Il Consiglio costituzionale francese ha infatti approvato la quasi totalità del testo della riforma delle pensioni e allo stesso tempo, ha bocciato una prima richiesta di 250 parlamentari dell’opposizione francese di indire un referendum di iniziativa condivisa sulla riforma delle pensioni, spianando dunque la strada all’approvazione definitiva della legge. Su una seconda proposta invece, si esprimerà a inizio maggio.
Manifestazioni in tutto il Paese
La reazione dei cittadini è stata immediata. Manifestazioni spontanee e cortei improvvisati all’insegna della rabbia si sono segnalati nel weekend ovunque in Francia, con non poche violenze a margine.
A Parigi centinaia di persone sono scese in piazza in segno di protesta. La manifestazione si è poi trasformata in un corteo selvaggio con incendi, fumogeni, bici elettriche date alle fiamme e vetrine infrante tra République e place de la Bastille.
La porta d’ingresso di un commissariato di polizia è stata data alle fiamme a Rennes.
Forse non ci contavano neppure loro, ma ci hanno sperato fino all’ultimo e la determinazione dei manifestanti, contrari alla riforma delle pensioni, continua a portare migliaia di francesi in piazza.
Una mobilitazione eccezionale per il 1° maggio
Nei giorni scorsi è stata anche respinta al mittente la proposta di Emmanuel Macron di un incontro con la delegazione intersindacale per il 18 aprile: al presidente della Repubblica i rappresentanti dei lavoratori avevano chiesto di non promulgare la legge.
I sindacati francesi hanno così deciso di chiedere ai lavoratori in lotta una “mobilitazione eccezionale” per il prossimo primo maggio, Festa del Lavoro: è quanto si legge in una nota diffusa dagli stessi sindacati, dopo il via libera del consiglio costituzionale alla contestata riforma previdenziale.
Le reazioni
Dopo il via libera dei «saggi» francesi alla riforma delle pensioni, il leader radicale di gauche, Jean-Luc Mélenchon, ha condannato una decisione che mostra un Consiglio costituzionale «più attento ai bisogni della monarchia presidenziale che a quelli del popolo sovrano. La lotta continua, dobbiamo raccogliere le forze».
«Se la decisione del Consiglio costituzionale chiude la sequenza istituzionale, la sorte politica della riforma delle pensioni non è decisa»: è invece il commento di Marine Le Pen. «Il popolo ha sempre l’ultima parola, spetterà al popolo preparare l’alternativa che tornerà su questa riforma inutile e ingiusta», ha concluso.