A partire dal 1° gennaio 2007 i datori di lavoro privati con più di 50 dipendenti hanno l’obbligo di versare al Fondo di Tesoreria Inps le quote di Tfr maturate da ciascun lavoratore e non destinate alle forme pensionistiche complementari.
Nel momento in cui si interrompe il contratto e sorge in capo al dipendente il diritto a ricevere il Tfr, l’azienda è tenuta ad anticipare per conto dell’Inps la quota parte di competenza del Fondo. Le somme anticipate vengono poi recuperate dal datore di lavoro grazie al conguaglio con, in ordine di priorità:
- Ammontare dei contributi versati al Fondo di Tesoreria;
- In caso di incapienza, contributi obbligatori dovuti all’Inps (contributi IVS e altri minori).
Identica situazione si verifica nelle ipotesi di anticipo del 70% del Tfr in costanza di rapporto.
Qualora l’importo totale delle prestazioni di competenza del Fondo che l’azienda è tenuta ad erogare nel mese, siano esse a titolo di prestazione finale ovvero di anticipazione, ecceda l’ammontare dei contributi complessivamente dovuti al Fondo e agli Enti previdenziali con la denuncia del mese di erogazione, l’Inps deve provvedere a corrispondere il Tfr direttamente ai lavoratori interessati.
Di conseguenza, il datore di lavoro è tenuto a comunicare in via telematica al Fondo l’incapienza prodottasi e l’elenco dei dipendenti cui spettano le somme dall’Inps.
Le domande di pagamento diretto devono essere trasmesse dall’azienda collegandosi a «inps.it - Lavoro - TFR a carico del Fondo di Tesoreria».
Vediamo in dettaglio 4 consigli per gestire al meglio l’adempimento in questione.
Erogazione Tfr dal Fondo tesoreria Inps: 4 consigli per gestirlo al meglio
Informare i dipendenti interessati
In caso di dipendenti in forza in azienda da molti anni il Tfr può raggiungere cifre importanti. In questi casi i lavoratori interessati, nei mesi o settimane precedenti la cessazione del rapporto, possono, com’è normale che sia, progettare già come utilizzare il Trattamento di fine rapporto.
Si pensi, ad esempio, alla prenotazione di un viaggio, al preventivo per l’acquisto di una vettura o ancora alla necessità di sostenere spese mediche.
Al fine di evitare che il dipendente, nella convinzione di ricevere immediatamente il Tfr dall’azienda, prenda determinati impegni vincolanti (si pensi alla firma del preventivo per lavori di sistemazione della casa) è bene che il datore di lavoro informi il prima possibile l’interessato che il suo trattamento di fine rapporto sarà liquidato secondo le tempistiche dell’Inps.
Come vedremo meglio tra poco, tra la cessazione del rapporto e il pagamento del Tfr da parte dell’Istituto possono infatti trascorrere alcune settimane, se non addirittura mesi, dal momento che l’Inps deve correttamente aggiornare la posizione individuale del dipendente, con riferimento al Tfr maturato sino alla data di cessazione del contratto.
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L’importanza di simulare la capienza dei contributi
Al fine di informare il prima possibile i dipendenti destinatari del Tfr, l’azienda è bene che:
- Monitori il numero di cessazioni accumulate in un determinato mese;
- Verifichi l’anzianità di ciascuno dei dipendenti cessati.
Se, sulla base dei due elementi citati, vi è un fondato dubbio sulla capienza dei contributi previdenziali, al fine di poter liquidare il Trattamento di fine rapporto di tutti i dipendenti cessati, compreso naturalmente l’importo accantonato in Inps, è bene effettuare una simulazione del mese interessato.
Il mese in questione sarà quello in cui dovranno essere liquidati i Tfr, corrispondente di norma alla mensilità successiva l’ultima di vigenza del contratto.
Di conseguenza, se l’azienda nutre un dubbio sulla capienza per la liquidazione del Tfr a fronte di una serie di cessazioni verificatesi nel mese di settembre 2023, dovrà simulare la successiva mensilità di ottobre, in cui i Trattamenti di fine rapporto saranno liquidati.
Un’astuzia è quella di creare una copia dell’azienda nel software paghe. In questo modo l’utente potrà simulare il mese in tutta tranquillità senza preoccuparsi di compromettere gli archivi paghe o le anagrafiche dei dipendenti.
La simulazione dovrà riguardare tanto i cedolini dei dipendenti ancora in forza quanto le buste paga di liquidazione del Tfr.
Contattare l’Inps
Prima di procedere con l’invio delle domande telematiche è opportuno chiedere conferma all’Inps circa l’aggiornamento del Tfr versato al Fondo tesoreria, per ciascuno dei dipendenti interessati.
In pratica si chiede all’Istituto se l’importo del Tfr, quale risulta dagli archivi interni, è correttamente aggiornato sino all’ultimo giorno di vigenza del contratto.
Ipotizziamo il caso del lavoratore Caio per il quale si deve chiedere l’intervento del Fondo tesoreria, dimessosi il 30 settembre 2023.
Entro il successivo 31 ottobre l’azienda deve trasmettere all’Inps il flusso UniEmens, grazie al quale l’Istituto aggiorna il valore del Tfr che per il dipendente interessato è versato al Fondo tesoreria.
Prima di poter procedere all’invio della domanda per la liquidazione del Trattamento di fine rapporto da parte dell’Inps, l’azienda è bene che invii il seguente messaggio all’Istituto: «Con riferimento al dipendente Caio (codice fiscale _________) assunto in data _________ e cessato il _________ prima di procedere all’invio della richiesta di liquidazione del Tfr da parte del Fondo tesoreria, si chiede se la posizione del dipendente, relativa al suddetto Tfr, è aggiornata sino alla data di cessazione del rapporto, corrispondente al giorno _________».
Una volta ricevuto l’ok dell’Istituto, il datore di lavoro o l’intermediario incaricato della pratica avrà la certezza che il Tfr richiesto in pagamento è quello interamente maturato dal dipendente.
Il messaggio in parola può essere trasmesso all’Inps grazie al servizio «Cassetto Previdenziale Contribuente» disponibile collegandosi a «inps.it - Imprese e Liberi Professionisti - Accesso ai servizi per aziende e consulenti», muniti delle credenziali SPID, CIE o CNS.
Attenzione agli elementi che possono ritardare l’istruttoria
La liquidazione del Tfr da parte del Fondo tesoreria Inps rientra in quelle prestazioni dell’Istituto in cui è quest’ultimo che, direttamente, eroga le somme al lavoratore interessato.
Di conseguenza, una volta che l’azienda o l’intermediario ha inviato la domanda di intervento del Fondo tesoreria, parte l’istruttoria dell’Istituto, intesa a verificare la correttezza dell’istanza e dei dati ivi inseriti.
Vista l’importanza delle somme in questione per i soggetti interessati è bene evitare tutta una serie di errori che possono ritardare la definizione della domanda e, di conseguenza, il pagamento del Tfr.
Un semplice indirizzo di residenza errato o le coordinate bancarie sbagliate possono bloccare l’istruttoria Inps, con la conseguenza che la domanda del lavoratore resta in sospeso mentre quelle dei colleghi sono già arrivate alla fase del pagamento.
A tal proposito è altresì importante mantenere un contatto periodico con tutti i dipendenti destinatari del Tfr dal Fondo tesoreria. In questo modo si possono individuare velocemente eventuali situazioni di mancato pagamento, così da permettere all’azienda di chiedere all’Inps le ragioni del ritardo ed intervenire di conseguenza.