Nel 2025 Bitcoin ha confermato il suo ruolo da protagonista nei portafogli di investimento. Anche il superamento della soglia psicologica del 100.000 dollari, avvenuta alla fine del 2024, ha dato una spinta al mondo crypto. E con un interesse sempre maggiore da parte degli istituzionali, dei fondi pensione e di chi è alla ricerca di alternative agli strumenti tradizionali, le previsioni di quadriplicare il suo valore sono sempre più concrete.
E se Bitcoin resta la prima scelta per chi vuole diversificare, un’altra moneta digitale sta catturando l’attenzione di Wall Street e non solo, con previsioni di crescita che parlano di un +350% entro il 2028.
Bitcoin, la corsa continua grazie a istituzionali e taglio tassi
Da quando gli ETF spot sono diventati realtà, Bitcoin ha trovato una nuova linfa per ripartire con slancio. Non si tratta soltanto di domanda retail, ma del peso crescente degli investitori istituzionali. Secondo i dati più recenti, il fondo iShares Bitcoin Trust di BlackRock è già entrato nella classifica dei 25 ETF più grandi al mondo, con afflussi miliardari che confermano meglio di qualunque previsione come sia cambiata la percezione di questa asset class.
Anche il contesto macro aiuta. I tagli dei tassi d’interesse avviati tra la fine del 2024 e il 2025 hanno ridato fiato a tutti gli asset più rischiosi, dalle borse americane alle criptovalute. Al tempo stesso, l’economia USA continua a mostrare una sorprendente resilienza, nonostante il recente shutdown del governo che ha alimentato tensioni politiche e incertezze sul bilancio federale. Tutto ciò non sembra frenare la voglia di diversificazione. Per molti investitori, soprattutto istituzionali, avere in portafoglio una quota di Bitcoin non è più soltanto una scommessa speculativa, ma una scelta strategica per proteggersi da scenari instabili e per non restare esclusi da un trend ormai globale.
Non si discute più del futuro di Bitcoin, ma del posto che riuscirà a ritagliarsi nell’economia globale. Se la sua identità di “oro digitale” dovesse davvero consolidarsi, la parabola potrebbe assomigliare a quella del metallo giallo, con in più il dinamismo di un mercato giovane e in continua evoluzione. È in questa prospettiva che la stima di Geoffrey Kendrick, l’analista di Standard Chartered che immagina un Bitcoin a 500.000 dollari entro il 2028, appare meno visionaria di quanto sembri a prima vista.
XRP, la scommessa sui pagamenti globali
La seconda criptovaluta di cui si parla con insistenza è XRP, il token che alimenta l’ecosistema Ripple. La sua promessa di rendere più rapidi ed economici i pagamenti transfrontalieri permetterebbe di svincolare l’intero settore dal sistema SWIFT, costoso e lento per definizione.
Gli analisti più ottimisti immaginano uno scenario in cui XRP riesca a intercettare una parte rilevante di quel flusso. Non a caso, Standard Chartered stima che il prezzo possa più che quadruplicare entro il 2028, salendo del +350%, complice anche l’eventuale approvazione degli ETF spot su XRP, attesa nei prossimi mesi. L’esempio di Bitcoin, cresciuto a tripla cifra dopo il via libera agli ETF, lascia intuire quale potrebbe essere l’effetto di un’analoga decisione da parte della SEC.
Ma queste previsioni vanno lette con cautela: XRP resta un asset volatile, con un ecosistema in evoluzione che deve ancora dimostrare di essere competitivo rispetto ad alternative più stabili come le stablecoin. Se davvero la promessa di pagamenti rapidi e a basso costo dovesse trasformarsi in realtà, il margine di crescita resterebbe notevole. Un’ipotesi che potrebbe intrigare soprattutto chi ragiona in ottica di lungo periodo e non teme di muoversi in un terreno ancora instabile.
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