In questi ultimi mesi le scelte del governo per Eni hanno fatto discutere, solo lo scorso maggio appunto il Ministero dell’Economia e delle Finanze dava il via libera per la cessione del 2,8% delle quote di maggioranza, pari a circa 92 milioni di azioni, mettendole di fatto sul mercato.
Nonostante l’incasso di 1,4 miliardi molti commentatori hanno fatto notare come si stesse venendo una società che macina annualmente utili (e quindi dividendi per lo stesso MEF) stratosferici. Anche quest’anno, infatti, gli utili trimestrali si sono chiusi a 4,1 miliardi di euro.
Tuttavia – a prescindere dai buoni risultati di bilancio – anche questa settimana è stata ricca di notizie su ulteriori dismissioni.
In primis per Enilive, società interamente del gruppo Eni che gestisce da quest’anno i progetti di mobilità sostenibile (oltre 5.000 stazioni con colonnine di ricarica per le auto elettriche) oltre ad impianti ad idrogeno, bioraffinerie o biometano. Senza contare il marchio enjoy, di proprietà della società, che offre il servizio di car sharing nelle più importanti città italiane. Insomma, con un fatturato di quasi 14 miliardi di euro, non è sicuramente una società secondaria del gruppo.
Ebbene, Eni ha dato in settimana l’esclusiva al fondo americano KKR di rilevare fino al 25% del gruppo subito, con l’opzione di aumentare di un ulteriore 10% la quota in futuro. Di KKR si è parlato molto in queste settimane, in relazione ad un altro dossier, quello di TIM. Da cui il fondo americano guidato anche dall’americano ed ex direttore CIA David Petraeus ha rilevato l’infrastruttura di rete. Insomma, porte sempre più spalancate per il capitalismo (di stato) atlantico.
Ma non è tutto: infatti già a dicembre dello scorso anno era stato ceduto il 9% delle quote di Plenitude, società del gruppo che gestisce per lo più grandi progetti di energia rinnovabile e di commercializzazione dell’energia per imprese e cittadini. Ora i rumors su ulteriori cessioni sono stati confermati dallo stesso Descalzi, ad del gruppo, che presentando i risultati semestrali ha in relazione a Plenitude ha confermato l’interesse significativo da grandi fondi e altre società.
A ciò si aggiungono le dismissioni internazionali: ad esempio la Nigerian Agip Oil Company (NAOC), interamente controllata da Eni ed attiva nella produzione di idrocarburi nel suolo africano, è stata interamente ceduta a Oando, la principale azienda energetica della Nigeria.
E’ anche per questo che proprio Descalzi nella presentazione già menzionata ha solleticato l’ipotesi di riuscire ad ottenere ben più degli 8 miliardi già previsti dal saldo di acquisizioni e cessioni della società previsto entro il 2027. La cosiddetta ‘strategia satellitare’ indicata nel piano industriale.
Insomma, senza troppi fronzoli il governo conta meno in un’Eni che ogni anno di più sta ridimensionando il suo perimetro. E con esso proprio le leve governativa in termini di politica estera e politica energetica. Si scrive strategia satellitare, si legge strategia di liquidazione.