Questa centrale nucleare non entrerà mai in funzione e rappresenta così il museo più costoso del mondo. Ecco la sua storia.
Progetti mai realizzati e infrastrutture irrealizzabili non sono gli unici finanziamenti sprecati dai governi europei, anche se le cause sono delle più variegate. La centrale nucleare di Zwentendorf, costata oltre 1 miliardo di euro e mai entrata in funzione, è oggi il museo più costoso del mondo. La struttura ha una valenza prettamente simbolica per l’Austria nella sua identità antinucleare, e attira ogni anno milioni di turisti curiosi. A circa 50 km da Vienna, nel Nord del Paese, la centrale serve oggi a usi molto diversi da quelli immaginati all’epoca della sua realizzazione, segnata dallo storico referendum del 1978.
I cittadini austriaci si sono opposti all’energia nucleare anche per gli usi civili, giudicandola una minaccia per la salute e per l’ambiente, finché questo fermo diniego è entrato anche nella Costituzione. L’impianto, che non è mai stato operativo né mai potrebbe divenirlo, è stato così adibito a museo. Ospita attrazioni turistiche e festival, piuttosto che rimanere in disuso, impiegando una grande quantità di personale e contribuendo all’economia del Paese, ma non solo.
L’enorme investimento necessario per la realizzazione di Zwentendorf non ha portato ai risultati auspicati, ma certo non ha recato delusione al Paese a livello di prestigio. L’impianto ospita infatti quello che i tecnici considerano il più grande centro di formazione sul nucleare di tutta l’Europa, in coordinazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) che ha sede nella capitale e le università statali.
La centrale nucleare di Zwentendorf
La realizzazione della centrale nucleare di Zwentendorf era stata decisa nel 1969 dal governo dell’Övp, ma a prendere le redini nel progetto è stato qualche anno dopo il cancelliere Bruno Kreisky, guida del governo dell’Spö subentrato nel 1972. I lavori sono quindi iniziati, scatenando una forte opposizione e la contrarietà della politica, compreso l’Övp. La questione è stata così sottoposta a referendum, una scelta che bisogna riconoscere essere molto democratica vista la maggioranza assoluta detenuta dal governo monocolore dell’Spö.
Il cancelliere Kreisky ha comunque tentato di orientare la cittadinanza, minacciando le dimissioni in caso di esito negativo. Come ora sappiamo, però, il referendum ha effettivamente segnato la rinuncia dell’Austria all’energia nucleare e il cancelliere si è ricandidato anche nel 1979. In ogni caso, la decisione della cittadinanza austriaca ha segnato un confine invalicabile, per quanto sia apparso più volte appeso a un filo.
L’affluenza al referendum del 1978 era stata piuttosto bassa per l’epoca e la rinuncia è stata scelta per appena 1 punto percentuale di differenza. Tanto però è bastato affinché il Parlamento approvasse all’unanimità una legge che vietava la costruzione di nuove centrali e impediva di mettere in funzione quella di Zwentendorf, peraltro all’unanimità.
Il governo non si è arreso subito, tentando di indire un nuovo referendum qualche anno dopo, ma invano. La sola maggioranza semplice ottenuta in Parlamento non è stata sufficiente per chiamare il popolo a esprimersi su una legge costituzionale. Alla fine, anche sotto la spinta della catastrofe di Chernobyl e l’occupazione delle zone umide di Hainburg nel 1984, dal 1999 la Costituzione stessa definisce l’Austria libera dal nucleare.
Il museo più costoso del mondo
Le tempistiche non hanno giovato alla spesa pubblica austriaca, che certo sarebbe potuta essere sfruttata in obiettivi più propizi di una centrale nucleare mai attivata. La spesa è stata di circa 1 miliardo di euro, ma nessuna cifra sarebbe stata abbastanza da superare il veto al nucleare raggiunto dal Paese. Oltretutto, non essendo mai stata messa in funzione la centrale manca di parti e componenti che le impedirebbero anche tecnicamente di essere operativa oggi, senza contare che non sarebbe in linea con gli standard odierni.
In altre parole, nemmeno un assolutamente remoto cambio di rotta sull’energia nucleare potrebbe far raccogliere i frutti della realizzazione del maxi impianto. Ad ora, privo di vero valore finanziario, è il simbolo di una scelta identitaria del Paese ma anche un’eccentrica attrazione turistica ispirata a Homer Simpson, nonché sede del festival techno Shut Down festival dal 2017.
Non dimentichiamo inoltre che la centrale offre anche opportunità di formazione uniche in Europa e nel resto del mondo, perché tutte le aree sono accessibili senza timori per la sicurezza o particolari precauzioni, vista l’assenza di radioattività, senza rinunciare a condizioni di addestramento del tutto verosimili.
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