E se i problemi del mercato azionario fossero solo all’inizio?

Redazione Finance

13 Agosto 2024 - 19:09

Cosa si cela dietro al recupero delle borse nelle ultime sessioni? Due alternative: o il crollo del mercato è stato causato da un’isteria di massa, oppure i problemi persistono ancora.

E se i problemi del mercato azionario fossero solo all’inizio?

Negli ultimi giorni, il mercato azionario ha mostrato segni di ripresa, come evidenziato dall’andamento dell’S&P 500, che ha registrato un rialzo nelle ultime sessioni. Graficamente, sembra sia stato raggiunto un minimo e che le cause che hanno portato al crollo siano svanite, o forse non siano mai esistite. Molti analisti hanno sostenuto questa visione, considerandola una ripetizione di schemi passati, spesso spiegati con una sorta di «isteria di massa» collettiva.

Tuttavia, alcuni degli elementi che sembravano essere alla base del recente crollo del mercato non sono stati risolti affatto. Di fronte a questa situazione, il mercato si trova a un bivio: se le cause del crollo erano reali, i problemi potrebbero persistere; se invece fossero state «esagerate», portando a una sorta di isteria, allora potremmo aspettarci un recupero verso i massimi. La risposta a questa domanda non è affatto semplice; analizziamo i dati per cercare di capire meglio.

Cosa ha causato il calo dell’S&P 500 nelle scorse settimane?

Una delle principali ragioni dietro il calo dell’S&P 500 è stata l’aumento del tasso di disoccupazione. Questo ha innescato la «regola di Sahm», un indicatore economico che segnala un potenziale inizio di recessione quando la disoccupazione aumenta rapidamente. La regola di Sahm si attiva quando il tasso di disoccupazione supera la media mobile degli ultimi 12 mesi di almeno 0,5 punti percentuali. Questo indicatore è stato molto rilevante durante la crisi del 2008, quando il tasso di disoccupazione è passato dal 5% al 10% in poco più di un anno.

Negli Stati Uniti, la recente ondata di richieste di disoccupazione è stata in parte attribuita alle conseguenze delle catastrofi naturali, come l’uragano Beryl in Texas, che ha causato interruzioni significative nelle attività economiche. Questo potrebbe aver portato a un temporaneo aumento delle richieste di sussidi di disoccupazione, il che ha in parte alleviato le preoccupazioni degli investitori riguardo a un prossimo armageddon finanziario. Allo stesso modo, i dati successivi sul mercato del lavoro, come le richieste di sussidi di disoccupazione, hanno mostrato un miglioramento, generando una rinnovata fiducia nel mercato. Questo ha fatto sperare che l’aumento del tasso di disoccupazione fosse solo un’anomalia temporanea e non un segnale di una crisi più profonda, contribuendo all’attuale (mini) recupero dell’S&P500.

Tassi di interesse e l’incognita della Fed

Il mercato adesso sta attendendo con ansia nuovi tagli dei tassi, con molti operatori che hanno addirittura richiesto tagli anticipati prima della riunione del FOMC di settembre. Non a caso, un altro elemento che ha portato a una rinnovata fiducia nell’economia da parte delle borse è stata la convinzione che la Fed abbasserà i tassi per sostenere il mercato (con presumibile certezza).

Tuttavia, cosa accadrebbe se la Fed non abbassasse i tassi o, peggio, se comunicasse al mercato una scarsa predisposizione ad attuare i cinque tagli dei tassi scontati entro la fine del 2025 dal mercato obbligazionario?

Questa non è un’opzione da scartare, anche se le borse sembrano averla esclusa dalle alternative. Fino a poco tempo fa, si parlava di un «no landing», con un’economia talmente resiliente da non escludere una nuova impennata dell’inflazione. Cosa farà la Fed in questo scenario? I funzionari della Fed non sono tutti d’accordo sui tagli: la governatrice Michelle Bowman ha espresso preoccupazioni riguardo alla situazione dell’inflazione. Il prossimo rilascio dell’indice dei prezzi al consumo di luglio potrebbe dare una scossa significativa alle borse, soprattutto se confermerà le previsioni di un aumento del 3% rispetto all’anno precedente e dello 0,2% rispetto al mese precedente.

Inoltre, la recente svendita massiccia di Treasury, come dimostrato dalla vendita di 10,5 miliardi di dollari di obbligazioni da parte di Meta Platforms, solleva ulteriori interrogativi. Come si giustifica questa corsa verso la vendita di obbligazioni investment grade in un contesto in cui si prevede un atterraggio morbido e tagli dei tassi?

Il ruolo del carry trade e l’opinione di Morgan Stanley

Un’altra ragione dietro al crollo delle ultime settimane è la questione del carry trade. Il carry trade è una strategia finanziaria in cui gli investitori prendono in prestito denaro in una valuta a basso tasso di interesse per investire in un’altra valuta con un tasso di interesse più alto, cercando di trarre profitto dalla differenza. Tuttavia, l’aumento della volatilità nei mercati valutari ha spaventato gli investitori, portando a un sell-off che ha colpito pesantemente le borse.

Morgan Stanley ha offerto una prospettiva interessante su questo tema, suggerendo che dietro l’ultima volatilità ci sia molto di più del semplice fatto che alcuni investitori siano rimasti intrappolati in una scommessa valutaria. Secondo la banca d’investimento, il raffreddamento dell’entusiasmo per i titoli legati all’intelligenza artificiale, iniziato ben prima della conclusione del carry trade, potrebbe aver avuto un ruolo significativo nel recente crollo.

Recessione e ridefinizione dei multipli di valutazione

Alla base delle preoccupazioni del mercato c’è quindi la possibilità di una recessione, ma anche il rischio di una ridefinizione dei multipli di valutazione delle aziende tech. Il mercato ha scontato con certezza un soft landing, ovvero un rallentamento dell’economia senza una recessione significativa. Tuttavia, non solo questo scenario potrebbe non realizzarsi, ma la Fed non sembra ancora pronta a tagliare i tassi come previsto dal mercato obbligazionario.

Questa incertezza alimenta la paura sui mercati, come dimostra l’aumento del VIX, l’indice della volatilità, che ha raggiunto livelli vicini ai massimi della crisi del 2008 e della pandemia. Questo indica quanto un «armageddon» finanziario potrebbe influenzare negativamente le borse in questo momento storico.

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