In un contesto di crescente incertezza macroeconomica e tensione geopolitica, l’oro sembra tornare a brillare come bene rifugio per eccellenza.
Mentre il dollaro USA prosegue il suo cammino a ribasso e la volatilità sui mercati azionari raggiunge livelli da crisi sistemica, gli investitori globali stanno rivedendo le proprie strategie di allocazione, e ancora una volta, sembra che queste vedano al centro dell’attenzione il metallo prezioso.
Ma può davvero ancora crescere?
CNH ai minimi storici, DXY in calo: il segnale che arriva dalla Cina
Il primo segnale di allarme arriva dal mercato valutario. Come mostra il grafico Bloomberg, il CNH (yuan offshore) ha toccato nuovi minimi storici contro il dollaro USA, scendendo a quota 7.3721, ben al di sotto del fixing ufficiale del CNY (7.2038). Questo allargamento dello spread tra yuan onshore e offshore è spesso indicativo di tensioni sistemiche o mosse speculative sui mercati globali.
Dietro questa dinamica si cela una realtà scomoda: la Cina sta vendendo massicciamente Treasury statunitensi, una mossa che sta contribuendo all’aumento dei rendimenti obbligazionari americani, in modo improvviso rispetto a quanto avvenuto solo una settimana fa. In un contesto in cui il DXY (dollar index) perde trazione.
L’oro come rifugio: afflussi record negli ETF globali
La risposta dei mercati non si è fatta attendere: gli ETF globali sull’oro hanno registrato afflussi netti per 8,6 miliardi di dollari a marzo, pari a 92 tonnellate di metallo prezioso. Si tratta del secondo trimestre più forte mai registrato, con un totale di 21 miliardi di dollari in afflussi nel primo trimestre del 2025.
Questa corsa all’oro si manifesta in particolare tra gli investitori retail, alla ricerca di un porto sicuro contro la svalutazione del dollaro e la crescente instabilità finanziaria. Il prezzo dell’oro, infatti, sta testando l’area psicologica dei $3.000 l’oncia, un livello tecnico fondamentale.
Il VIX oltre quota 45: l’incertezza torna protagonista
Ma il dato forse più allarmante arriva dal mercato azionario. Il VIX ha chiuso sopra 45 punti per tre giorni consecutivi, un evento rarissimo che si è verificato solo in corrispondenza di momenti di crisi profonda: dal Black Monday del 1987 alla crisi finanziaria del 2008, fino al Covid crash del 2020.
Storicamente, quando il VIX supera questa soglia per tre giorni di fila, l’S&P 500 registra nei giorni successivi forti drawdown.
Tre forze spingono l’oro: domanda, dollaro debole e incertezza
In sintesi, l’oro è sostenuto da tre fattori chiave:
- Aumento della domanda, con flussi record verso ETF e acquisti da parte di banche centrali;
- Debolezza del dollaro, che aumenta il potere d’acquisto globale del metallo;
- Volatilità e incertezza, che spingono gli investitori a rifugiarsi in asset non correlati.
Anche se i futures sull’oro non stanno crescendo al ritmo atteso, il metallo prezioso si sta mostrando resiliente rispetto al resto del mercato. I prezzi si mantengono vicino ai massimi dell’anno, e la zona dei $3.000 potrebbe rappresentare una fase di accumulazione, più che una resistenza definitiva.
Gold, 1W
Grafico a candele settimanai dell'oro. Fonte: baha.com