Il piano dell’Iran è innescare una grave crisi economica bloccando lo stretto di Hormuz. L’idea è minare l’area per impedire il passaggio delle navi.
Le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla possibile fine imminente della guerra in Iran hanno restituito fiducia ai mercati. Le borse hanno infatti reagito con forti rialzi, mentre il prezzo del petrolio ha dato segnali di discesa dopo le impennate dei giorni scorsi. A Milano, Piazza Affari oggi ha chiuso in netto progresso, con il Ftse Mib in aumento del 2,67%. Anche le quotazioni del petrolio hanno registrato una flessione, dopo i forti rialzi dovuti alle tensioni geopolitiche.
La situazione resta però molto dinamica. Al momento lo Stretto di Hormuz, vero ago della bilancia in questo conflitto, risulta ancora bloccato al passaggio delle navi. Si tratta di un punto strategico fondamentale: ogni giorno migliaia di imbarcazioni attraversano questo tratto di mare per trasportare petrolio e gas dai Paesi del Golfo Persico verso i mercati occidentali. Il blocco dello stretto è stato il principale responsabile del forte aumento dei prezzi energetici registrato negli ultimi giorni, poiché ha provocato un netto calo dell’approvvigionamento proveniente da quell’area.
Trump ha cercato di rassicurare i mercati spiegando che, con ogni probabilità, le navi torneranno presto a transitare nello stretto, scortate dalla marina statunitense. Anche diversi Paesi europei stanno valutando possibili soluzioni per mettere in sicurezza la zona e garantire il passaggio delle petroliere, evitando attacchi da parte delle forze iraniane.
Controllare quell’area, tuttavia, non è affatto semplice. L’Iran conosce perfettamente l’importanza strategica dello stretto dal punto di vista economico e geopolitico e farà di tutto per difenderne il controllo. Anzi, secondo diversi analisti, Teheran potrebbe tentare di mantenere la zona bloccata proprio per generare una crisi energetica globale, nella speranza di spingere i Paesi occidentali a fare pressione su Stati Uniti e Israele affinché riducano l’intensità del conflitto.
La speranza della comunità internazionale è che la guerra possa concludersi rapidamente, come auspicato dallo stesso Trump. Tuttavia, prima di poter dichiarare davvero la fine del conflitto, restano ancora molti nodi da sciogliere. Nel frattempo l’Iran potrebbe avere un asso nella manica relativamente semplice da mettere in pratica: un piano capace di bloccare completamente lo stretto di Hormuz, rendendo estremamente difficile la navigazione commerciale.
A lanciare l’allarme è stato il generale rumeno in pensione Virgil Bălăceanu, che teme uno scenario di instabilità prolungata nell’area. Secondo l’ex ufficiale, una crisi duratura nello stretto potrebbe provocare un vero collasso del sistema energetico globale, con lo stop alle esportazioni di petrolio e gas per diversi mesi e un conseguente aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia.
Minare lo stretto di Hormuz per mettere in crisi l’economia globale
Secondo questa ipotesi, l’Iran potrebbe mantenere chiusa la zona semplicemente minando lo stretto. In questo modo, anche se le forze occidentali riuscissero a prendere il controllo dell’area, sarebbero necessarie settimane, se non mesi, per individuare e rimuovere tutte le mine e rendere nuovamente sicuro il passaggio delle navi.
Sebbene gli Stati Uniti dispongano di una delle flotte navali più potenti al mondo, gli iraniani potrebbero minare la zona con relativa facilità, utilizzando piccole imbarcazioni difficili da individuare. Le mine potrebbero inoltre essere posizionate anche con mini-sottomarini, strumenti discreti e complessi da intercettare.
Questo significa che, anche di fronte a una superiorità militare occidentale, la strategia iraniana potrebbe comunque risultare efficace. In altre parole, per Teheran non servirebbero armi sofisticate per mettere sotto pressione l’economia globale: basterebbe un piano semplice ma ben studiato per bloccare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo.
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