Data center e rifiuti elettronici, cosa prevede il divieto legato all’hardware per l’AI

Pasquale Conte

18 Settembre 2026 - 10:09

I data center AI rischiano di diventare un grosso problema per il pianeta. Ecco i dati sui rifiuti elettronici e i dettagli sui possibili nuovi divieti.

Data center e rifiuti elettronici, cosa prevede il divieto legato all’hardware per l’AI

Secondo il rapporto “The Coming AI Waste Wave” pubblicato dal Basel Action Network il 15 settembre 2026, entro il 2030 potrebbero venire dismesse tra 8,6 e 13,1 milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche legate all’intelligenza artificiale. Si tratta di una cifra preoccupante, superiore di 40-60 volte rispetto alle protezioni accademiche dei mesi scorsi.

Perché questa differenza? Gli studi precedenti si concentravano su server e GPU, mentre l’ultima ricerca considera l’intera infrastruttura elettronica che supporta i data center, oltre all’hardware stesso. Prendendo in considerazione un quadro temporale ancor più lungo, il risultato è impressionante. Tra il 2025 e il 2050 potrebbero venire dismesse tra 395 e 617 milioni di tonnellate di apparecchiature legate all’AI.

Perché i data center producono rifiuti

Il motivo principale di questi numeri è legato al ritmo con cui i data center sostituiscono gli hardware. I dati rivelano che la maggior parte dei componenti viene modificata ogni 5 anni, mentre acceleratori e server durano non più della metà. Questo genera rifiuti più rapidamente di quanto prevedano i cicli di sostituzione tradizionali.

C’è poi un altro fenomeno, definito AI Waste contagion. Cosa si intende? Apparecchiature dismesse al di fuori dei data center, ormai obsolete per via della rapida crescita dell’AI. Per questo motivo, il quadro è sempre più preoccupante a livello globale.

Già in questo momento, i rifiuti elettronici sono il flusso di scarti più in rapida crescita e solo un quinto viene gestito correttamente, mentre gran parte finisce in circuiti dove la combustione e l’interramento rischia di esporre lavoratori e comunità locali a sostanze come piombo, mercurio e cadmio.

Quali sono le normative attive

Dal punto di vista legislativo, mancano ancora regole che possano limitare i danni provocati dai rifiuti dei data center AI. Gli Stati Uniti, che ospitano la maggior parte di infrastrutture al mondo, non hanno aggiornato la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi.

In Europa, qualcosa si sta muovendo solo sul fronte elettronica di consumo. Dal 31 luglio 2026 è entrata in vigore la direttiva sul diritto di riparazione, che obbliga i produttori a riparare determinati prodotti anche oltre la garanzia, con l’obiettivo di ridurre i quasi 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati ogni anno.

Ora si chiede un intervento diretto per l’infrastruttura AI vera e propria, dove per il momento ci sono solo raccomandazioni. Basel Action Network, che ha pubblicato l’ultimo rapporto “The Coming AI Waste Wave”, chiede a governi e aziende di iniziare già da ora a pianificare lo smaltimento e il riciclo. Il rischio è che il problema diventi ingestibile già nei prossimi anni.