Dal Regno Unito alla Germania passando per l’Unione europea (vedi Thierry Breton contro Elon Musk), le democrazie liberali occidentali hanno dichiarato guerra al «free speech». Da un punto di vista filosofico, questa svolta autoritaria si basa su una visione (distorta) del filosofo liberale Karl Popper: «Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti; se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi». Tuttavia, l’intento del filosofo non era certo quello di una limitazione o repressione delle opinioni, come purtroppo rischia di accadere in Europa.
La repressione nel Regno Unito dei laburisti
Il 29 luglio, nel Regno Unito, manifestanti infuriati sono scesi in piazza nella cittadina costiera britannica di Southport e presso la residenza ufficiale del primo ministro del Regno Unito Keir Starmer dopo che un accoltellamento ha causato la morte di tre persone. Tre bambine di 6, 7 e 9 anni sono state uccise in un accoltellamento durante una sessione di danza e yoga a tema Taylor Swift per bambini a Southport. Sono rimasti feriti anche otto bambini e due adulti. Al centro delle proteste c’era la convinzione errata che il sospettato, identificato come Axel Rudakubana, 17 anni, nato a Cardiff da genitori ruandesi, fosse un immigrato musulmano arrivato illegalmente nel Paese con un barcone, colpa anche di un giudice che ha maldestramente diffuso il nome dell’indagato. La lotta alla disinformazione è andata decisamente oltre: oltre agli estremisti di destra, infatti, anche le persone che hanno diffuso contenuti che «incitano all’odio online» sono state condannate dai tribunali inglesi a pene severissime. C’è anche chi è stato condannato per un semplice «retweet», ovvero aver condiviso un contenuto scritto da un altro utente.
Legge più dure contro gli «estremisti»
Decine di persone accusate di essere «guerrieri da tastiera», secondo le parole di un giudice britannico: sono state accusate di aver sfruttato i social media per fomentare le rivolte anti-immigrazione scoppiate dopo l’arresto del giovane Rudakubana. Come scrive il New York Times, con i tribunali che infliggono pene severe a centinaia di persone coinvolte nei disordini violenti, e con richieste di rafforzare la regolamentazione dei contenuti online, «alcuni sostengono che le autorità rischiano di andare troppo oltre». Secondo i critici, non solo i giudici stanno incarcerando i rivoltosi dell’estrema destra, ma stanno anche «aprendo la strada a una repressione più ampia della libertà di espressione».
Alcuni deputati laburisti vogliono infatti inasprire l’Online Safety Act , approvato l’anno scorso dal governo conservatore: una legge che, in maniera analoga al Digital Service Act dell’Unione europea, impone nuove responsabilità alle aziende di social media per rimuovere contenuti dannosi per bambini e adulti. Quest’ultima conferisce alle autorità il potere di multare le aziende tecnologiche fino al 10 percento dei loro ricavi e persino di incarcerare potenzialmente i loro dirigenti in caso di violazioni.
Come se non bastasse, secondo quanto riportato da Fox News, il Regno Unito sta valutando l’idea di trattare alcune forme di misoginia come una forma di estremismo sotto la nuova gestione del Ministero dell’Interno. «La propaganda di odio di ogni tipo lacera il tessuto delle nostre comunità e della nostra democrazia,» ha dichiarato la ministra dell’Interno britannica Yvette Cooper durante un’intervista con LBC. «L’azione contro l’estremismo è stata gravemente indebolita negli ultimi anni, proprio quando ce n’era più bisogno.» Cooper ha rivelato di aver ordinato una «rapida analisi sull’estremismo» che avrà l’obiettivo di «mappare e monitorare le tendenze estremiste,» cercando modi per allontanare individui a rischio da tali visioni estremiste e «identificare eventuali lacune nelle politiche esistenti». Un’altra scelta piuttosto controversa da parte del governo laburista di Keir Starmer.
Germania, opposizione sotto sorveglianza
In Germania, la diffusione della notizia di un incontro tenutosi a fine novembre in un incontro a Potsdam fra quattro membri di AfD (secondo partito in Germania dopo la Cdu e primo partito dell’opposizione) e alcuni attivisti di estrema destra in cui è stato discusso il rimpatrio massiccio di immigrati, rifugiati, richiedenti asilo in uno stato-cuscinetto da creare allo scopo, in Africa del Nord, ha spalancato le porte alla repressione dei militanti del partito di destra. Il governo ha classificato AfD come «potenzialmente estremista» e sorveglia apertamente i membri del Bundestag del partito. Ha anche imposto ai social media, tra cui Facebook, di censurare i politici dell’AfD e di non pubblicare le loro inserzioni.
Nel frattempo, il governo federale, sollevando le preoccupazioni del sindacato dei giornalisti, intende consentire alla polizia di entrare e perquisire segretamente le case come parte di un mandato ampliato per monitorare ciò che le persone dicono online e al telefono, secondo quanto riportato dal giornalista investigativo Michael Shellenberger. Normalmente, come spiegato da Der Spiegel, la polizia deve identificare l’accusato, il crimine e ciò che spera di trovare durante una perquisizione domiciliare. Successivamente, deve presentare una richiesta al pubblico ministero, che la sottopone al giudice investigativo competente. La persone oggetto della perquisizione deve essere avvisata; il governo di Olaf Scholz, invece, intende cestinare questo principio base di ogni democrazia liberale, sdoganando perquisizioni arbitrarie e politicamente motivate. Orwell è qui.