Cosa si nasconde dietro la crescita del dollaro USA?

Redazione Finance

16/11/2024

Dopo la condivisione del dato sull’IPC USA in linea con le aspettative, il prezzo del dollaro statunitense è salito, assieme a una strana contrazione nel prezzo dei Treasury.

Cosa si nasconde dietro la crescita del dollaro USA?

Negli ultimi giorni, il dollaro statunitense ha raggiunto il suo massimo livello in un anno, segnando un traguardo che non si vedeva dal novembre 2023. Questo fenomeno ha catturato l’attenzione degli analisti finanziari e degli investitori, poiché sembra essere alimentato da una combinazione di fattori economici e politici.

La vittoria di Donald Trump nelle recenti elezioni presidenziali statunitensi e l’annuncio dei dati sull’inflazione di ottobre hanno giocato un ruolo chiave nel rafforzamento del dollaro.

Ma cosa si nasconde davvero dietro questa crescita improvvisa e quali sono le implicazioni per il futuro?

Inflazione USA in linea con le previsioni

Uno dei principali fattori che ha influenzato il rialzo del dollaro è stato il report sull’inflazione: i dati mostrano che l’indice dei prezzi al consumo (IPC) negli Stati Uniti è aumentato dello 0,2% per il quarto mese consecutivo, in linea con le aspettative degli economisti. Questo aumento è stato principalmente guidato da costi più elevati degliaffitti, con l’IPC che ha segnato un incremento annuo del 2,6%.

In generale, un aumento dell’inflazione porta a una maggiore pressione sui prezzi, alimentando i timori che la Federal Reserve (Fed) possa adottare politiche monetarie più restrittive. Sebbene l’IPC sia risultato in linea con le aspettative, il mercato sembra comunque non gradire l’idea di un’inflazione in crescita. Non sorprende quindi che il dollaro sia salito, nonostante rimanga viva la prospettiva di un possibile taglio dei tassi d’interesse nella prossima riunione della Fed a dicembre.

La vittoria di Trump e l’incertezza politica

Un altro fattore chiave dietro la crescita del dollaro è stata la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha alimentato speculazioni su un possibile cambiamento delle politiche economiche degli Stati Uniti. Durante il suo precedente mandato, Trump ha spesso sostenuto politiche fiscali espansive e ha fatto pressione sulla Fed per abbassare i tassi d’interesse. Questo contesto ha creato aspettative di un possibile aumento della spesa pubblica e di politiche orientate a stimolare la crescita economica, che potrebbero portare a un incremento dell’inflazione.

Allo stesso tempo, le aspettative di nuove tariffe commerciali e di politiche protezionistiche hanno influenzato il mercato valutario, con l’euro che ha continuato la sua discesa. L’incertezza politica in Germania e i timori di una nuova escalation commerciale tra Europa e Stati Uniti hanno amplificato la debolezza della moneta unica europea, contribuendo a rafforzare ulteriormente il dollaro.

La dinamica dei rendimenti dei Treasury e il calo dell’oro

Parallelamente, abbiamo assistito a un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato USA, con un forte impatto sul mercato obbligazionario. I prezzi dei Treasury statunitensi sono calati bruscamente, in particolare nella giornata del 13 novembre. Questo movimento è stato sorprendente, considerando che il mercato continua a credere in una possibile riduzione dei tassi d’interesse nella riunione di dicembre della Fed.

In teoria, un taglio dei tassi d’interesse dovrebbe portare a un calo dei rendimenti obbligazionari, ma sembra star accadendo il contrario. Questa apparente contraddizione può essere spiegata dall’incertezza politica e dalle pressioni che Trump potrebbe esercitare sul presidente della Fed, Jerome Powell, per allentare ulteriormente la politica monetaria. Tuttavia, il mercato sembra scontare anche un possibile aumento dell’inflazione nel medio termine, che giustificherebbe un rialzo dei rendimenti.

In sostanza una situazione di forte incertezza. In questi contesti, solitamente, l’oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio in tempi di incertezza economica, registra buoni rialzi, mentre adesso sembra star affrontando un calo significativo, probabilmente appesantito dall’impennata del dollaro USA.

Un quadro complesso e difficile da decifrare

Nonostante i dati sull’inflazione siano stati in linea con le aspettative, il mercato ha reagito in modo pronunciato, sollevando diverse domande. Come mai il dollaro è aumentato in un contesto di possibile riduzione dei tassi d’interesse? E perché i rendimenti dei titoli di Stato non sono scesi, come ci si sarebbe aspettato in un contesto di politica monetaria più espansiva?

Queste apparenti contraddizioni potrebbero riflettere una crescente preoccupazione per l’interferenza politica nella politica monetaria. Le pressioni di Trump per smobilizzare Powell dal ruolo di presidente della Fed potrebbero essere viste come un tentativo di manipolare le decisioni della banca centrale per favorire una ripresa economica a breve termine, indipendentemente dalle implicazioni a lungo termine. Il mercato, quindi, potrebbe scontare non solo un taglio dei tassi, ma anche un futuro aumento del tasso d’inflazione, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari.

Dove siamo diretti?

Con la rottura del livello dei 107 punti, il DXY (Dollar Index) potrebbe aprire nuovi scenari rialzisti, puntando verso il massimo degli ultimi anni, ossia la soglia di 114 punti. Sul fronte del cambio EUR/USD, la forte spinta del dollaro e la marcata debolezza dell’euro hanno causato un significativo crollo, portandolo vicino al minimo di 1,05, un’area di supporto consolidata negli ultimi 3 anni.

Nel frattempo, il TLT, ETF che replica l’andamento dei Treasury a lungo termine (20+ anni), continua la sua discesa, scambiando nella fascia compresa tra $90 e $80, la zona di minimo degli ultimi due anni, raggiungendo i livelli più bassi dal 2011. Questo è uno scenario difficile da accettare per chi aveva puntato su un apprezzamento delle obbligazioni statunitensi in vista di un possibile taglio dei tassi d’interesse.

Infine, l’oro, nonostante l’aumento delle incertezze economiche, ha subito una brusca discesa, perdendo oltre l’8% dai suoi massimi recenti.