Conviene più il BTP Italia Sì o un conto deposito vincolato in banca per 5 anni?

Stefano Vozza

16 Giugno 2026 - 05:24

Investire sul reddito fisso con scadenza a 5 anni preferendo un rendimento noto a priori o variabile fino al termine?

Conviene più il BTP Italia Sì o un conto deposito vincolato in banca per 5 anni?

Venerdì 12 in cui il MEF ha svelato il tasso minimo garantito sul neo bond retail legato all’inflazione, per cui è possibile fare qualche considerazione in più. Confrontiamolo con un prodotto alternativo come il vincolo bancario a 60 mesi, per esempio. I due strumenti sono accomunati dalla durata massima dell’investimento e l’appartenenza alla stessa asset class, il reddito fisso.
Bene, ora chiediamoci se convenga di più il BTP Italia Sì o un conto deposito vincolato in banca per 5 anni.

Si fa presto a dire “meglio” questo o quel prodotto senza prima aver considerato i pro e i contro delle alternative. Spesso si guarda al guadagno quale unico parametro di scelta, ma prima di impegnare i propri soldi, frutto di lavoro e risparmi, è bene contare fino a dieci. Il conto deposito (CD), vincolato e non, è un contratto tra una banca e un investitore, tra due privati. Nel caso del BTP, Italia Sì incluso, il rapporto è tra lo Stato Italiano per il tramite del Tesoro e un investitore. In entrambi i casi l’emittente annuncia a priori le condizioni economiche e/o soggettive dell’offerta, che il cliente può accettare o no.

La differenza sulla natura del debitore si trascina dietro la seconda, ossia la garanzia sul capitale investito. Sul CD la garanzia prima è nella solidità patrimoniale della banca. In seconda battuta, quella del FITD (Fondo Interbancario Tutela Depositi) entro i limiti dei 100mila a depositante. Sui prodotti emessi dallo Stato è illimitata, ma forse non infinita. Nessuno può dirlo con certezza perché ad oggi non si è avuto un fallimento dello Stato Italiano per poter dire “com’è andata (realmente) a finire”.

Differenze fondamentali tra conto deposito e BTP Italia

Una terza divergenza passa per il binomio spese e tasse, con il bilancio in chiaroscuro. Il vincolo bancario non prevede costi di gestione e non richiede il questionario Mifid, per cui è molto più snello sul fronte burocratico. Tutti i bond, invece, sia sovrani che non, comportano spese di gestione e la profilatura Mifid per poter aprire un conto titoli, necessario per la loro custodia. Il tema Fisco ribalta le considerazioni, dove il 12,50% dei bond di Stato è certamente più conveniente del 26% dei depositi. Inoltre il BTP gode dell’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dal calcolo ISEE entro i limiti previsti dalla Legge.

Un altro aspetto controverso riguarda la disponibilità, la liquidità del capitale prima del termine. Sul CD può essere assente se la banca non apre allo svincolo anticipato. Nei casi in cui lo ammette non è raro che applichi delle penalità sugli interessi in tutto o in parte maturati fino al tempo dello svincolo. I BTP sono invece negoziati su mercati regolamentati da principio a fine, per cui la loro rivendita è sempre ammessa. Tuttavia, altra divergenza rispetto al CD, l’accesso al MOT espone al rischio di mercato, cioè a prezzi sopra o sotto cento in base alle condizioni dominanti. Un rischio assente nel CD dato che il controvalore riscattato alla chiusura anticipata non è inferiore al versato, al netto delle eventuali tasse.

Infine i due strumenti divergono sui ritorni, certi e noti a priori sul CD, e variabili sul BTP Italia Sì. I payout del BTP Italia Sì sono composti da una componente fissa nota e una variabile legata al tasso di inflazione italiana di periodo.

Guadagno annuo e totale atteso da un vincolo bancario

Affrontiamo meglio il capitolo rendimenti. Sul CD tutto dipende dall’istituto di credito di turno che sui vincoli a 60 mesi può offrire tanto il 2% come il 2,50% o 3,00% e, nei casi più felici, il 3,5% o qualcosa oltre.
Restiamo nella parte medio-alta della forchetta dei tassi attivi oggi offerti alla clientela, e immaginiamo il 3,00% annuo lordo. Quanto frutterebbe su un ipotetico capitale di 30mila € (è il taglio medio a contratto di solito spuntato nelle emissioni MEF “speciali”)? All’incirca 4.500 € lordi, da cui sottrarre 1.170 € di tasse e altri 300 € di imposta di bollo, per un guadagno netto di poco superiore ai 3mila €. Quanto ai tempi di liquidazione degli interessi, bisogna vedere cosa prevede al riguardo la banca proponente.

BTP Italia sì e possibili tassi annui medi di inflazione

Sul BTP Italia Sì le cedole arrivano ogni 6 mesi (tasso minimo garantito 1,60%). Pertanto ad ogni 23 di dicembre e di giugno il Tesoro riconoscerebbe 240 € lordi su ipotetici 30mila € investiti, cioè 480 € annui. Moltiplicati per i 5 anni di durata si ottengono 2.400 € complessivi, a cui si sommerebbero altri 180 € lordi di premio fedeltà finale (0,6% del nominale).
Queste cifre vanno tutte tassate al 12,50%, per cui i 2.580 € della componente fissa (spread e premio fedeltà) diverrebbero 2.257,50 € netti.
Poi va sommata la componente variabile, cioè la parte di cedola legata al tasso di inflazione nazionale nei 6 mesi di riferimento. Con un tasso di inflazione medio futuro dell’1% si tratterebbe di 300 € lordi annui, un 150 €/semestre. Con un tasso dell’1,50% si sale a 450 €/annui, cioè 225 €/lordi a cedola. Infine con tassi al 2,00%, al 2,50% o al 3,00% la componente variabile annua sale, nell’ordine, a 600 €, 750 € e 900 € (sempre su 30mila € ipotetici). Anche qui va applicata sempre la ritenuta fiscale del 12,50% per ricavare il netto di pertinenza nel semestre.
Infine va sottratto il bollo, all’incirca 60 € all’anno, più i costi di gestione del titolo secondo quanto prevede il proprio intermediario di fiducia.

Conviene più il BTP Italia Sì o un conto deposito vincolato in banca per 5 anni?

Dunque, investire nel BTP Italia Sì equivale un po’ come fare una scommessa sui futuri tassi di inflazione (giugno ’23 – giugno ’31) nazionale. A voler semplificare al massimo, immaginiamo tre fasce di tassi di inflazione medi annui attesi e possibili preferenze:

  • 0,00-1,00%: un buon CD risulterebbe decisamente più conveniente e competitivo;
  • 1,00-1,65%: serve un CD al top dei rendimenti e/o promo speciali tipo imposta di bollo assolta dalla banca per battere i ritorni attesi sul BTP Italia Sì. Più in generale, è questa la zona di conflitto, cioè di maggiore equilibrio dove può prevalere uno strumento o l’altro a seconda dei dettagli;
  • 1,65% in poi: il neo titolo sovrano dovrebbe risultare sempre più conveniente sul prodotto bancario, specie con inflazione media annua dal 2,00% in poi. Anzi, in scenari di sostenuto aumento del livello dei prezzi i prodotti agganciati all’inflazione sono raccomandati dai gestori patrimoniali.

In definitiva, non esiste prodotto “migliore” valido per tutti. Chi cerca la certezza e il noto a priori guarderebbe di buon occhio il CD, mentre chi cerca in primis la difesa del potere d’acquisto, il neo bond retail.