Condono edilizio 2026, gli impegni presi dal Governo

Patrizia Del Pidio

9 Gennaio 2026 - 17:10

Con la pubblicazione della Legge di Bilancio sfuma la speranza di un nuovo condono edilizio? Vediamo che impegni ha preso il Governo.

Condono edilizio 2026, gli impegni presi dal Governo

Il nuovo condono edilizio era stato proposto tramite emendamenti alla Legge di Bilancio 2026, ma nella manovra di fine anno non ha trovato posto. Durante l’approvazione alla Camera dei Deputati della manovra, però, gli emendamenti sono confluiti in un ordine del giorno approvato dal Parlamento. Che impegni ha preso il Governo a tal proposito e qual è il destino del condono edilizio che molti attendevano?

Si parla di un possibile inserimento del nuovo condono nell’ambito della riforma del Testo Unico dell’Edilizia, che però rientra in una legge delega che per l’attuazione prevede tempi abbastanza lunghi. Vediamo cosa prevedevano gli emendamenti sul condono edilizio e cosa è intenzionato a fare il Governo.

Gli emendamenti sul condono edilizio

Anche se si è parlato diffusamente solo della riapertura dei termini del condono edilizio del 2003, gli emendamenti presentati alla Legge di Bilancio 2026 erano tre e nessuno è entrato nel testo definitivo.

Il primo emendamento prevedeva la riapertura del condono edilizio del 2003 con la possibilità di andare a sanare gli abusi realizzati fino al 2003. La possibilità avrebbe permesso di sanare abusi realizzati anche in aree vincolate.

Il secondo emendamento prevedeva una sanatoria che avrebbe permesso di sanare gli abusi portati a termine entro il 30 settembre 2025 con le regole del primo storico condono edilizio, quello del 1985. In questo modo si sarebbero potute sanare le lievi difformità interne come ad esempio tettoie, portici, balconi, logge e ristrutturazioni eseguite senza titolo edilizio o in difformità (a patto di non aver aumentato il volume del fabbricato oltre i limiti consentiti).

Il terzo emendamento proponeva di superare la doppia conformità asincrona con l’eliminazione dell’obbligo di dimostrare che l’intervento fosse stato realizzato in conformità alle norme edilizie che c’erano al momento della realizzazione e a quelle in vigore al momento della richiesta.

Nessuno dei tre emendamenti è stato inserito nel testo della manovra, ma sono stati inseriti in un ordine del giorno votato dal Parlamento. Cosa significa questo? Accettando l’ordine del giorno che impegni ha preso il Governo?

Condono edilizio, gli impegni del Governo

L’ordine del giorno approvato impegna il Governo a valutare, nel più breve tempo possibile, se adottare le misure contenute nei tre emendamenti in questione. Il Governo, quindi, dovrà definire le istanze di condono ancora pendenti per superare le normative regionali che hanno generato una disparità per quel che riguarda il condono del 2003. Inoltre si impegna anche a superare la doppia conformità e a favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio grazie alla regolarizzazione delle difformità lievi.

Attualmente alla Camera sta proseguendo l’esame del Testo Unico dell’Edilizia abbinato al nuovo Codice delle Costruzioni. Il nuovo testo unico dovrebbe definire i margini di intervento a livello regionale rispetto alla normativa statale per garantire misure che possano agire in modo uniforme in tutta Italia.

Ovviamente non è certo che il condono edilizio sia inserito nel testo unico, anche se la regolarizzazione delle difformità lievi e la possibilità di condonare gli abusi edilizi avrebbero un impatto significativo sul parco immobiliare italiano.

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