L’obiettivo era importante: limitare la dipendenza dell’Europa dalle batterie cinesi. Ma il tentativo è fallito.
Le batterie stanno diventando sempre più importanti e strategiche per l’industria globale, soprattutto a causa della transizione energetica. A dominare questo settore, però, è la Cina. La dipendenza dell’Europa dalle batterie cinesi rappresenta infatti una delle principali vulnerabilità strategiche dell’Unione Europea, spesso paragonata per gravità alla dipendenza dal gas russo. Questo perché Pechino controlla gran parte della catena del valore delle batterie: dalla raffinazione delle materie prime, come litio e grafite, fino alla produzione delle celle finite. Alcune aziende cinesi detengono quote di mercato globali superiori al 35%.
Senza interventi strutturali, entro il 2030 l’Europa rischia di diventare totalmente dipendente dalla Cina non solo per la produzione di batterie agli ioni di litio, ma anche per le celle a combustibile. Per questo Bruxelles sta cercando di invertire la tendenza, promuovendo investimenti industriali nel settore. Al momento, però, la situazione non sembra andare nella direzione sperata. A confermarlo è anche la recente notizia del fallimento della società norvegese Morrow Batteries, che il 6 maggio ha presentato istanza al tribunale. La procedura riguarda la holding Morrow Batteries ASA insieme alle controllate Morrow Technologies AS e Morrow Industrialization Center AS.
La notizia è arrivata quasi come un fulmine a ciel sereno, considerando che fino a poche settimane fa Morrow sembrava impegnata nella costruzione di una vera alternativa europea alle batterie cinesi. Lo scorso gennaio l’azienda aveva annunciato l’avvio della produzione commerciale in serie delle proprie batterie e le prime consegne di celle all’azienda finlandese Proventia, nell’ambito di un accordo di fornitura a lungo termine valido fino al 2031. La società aveva inoltre firmato il suo primo contratto nel settore della difesa con un’azienda tedesca. Nonostante questi sviluppi positivi, l’azienda è stata comunque costretta a dichiarare fallimento.
I motivi dietro al fallimento della Morrow Batteries
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L’amministrazione ha espresso rammarico per non essere riuscita a ottenere il tempo necessario a completare la ricerca di un nuovo investitore industriale. Nel frattempo, però, la liquidità ha iniziato a scarseggiare. Diversi negoziati erano arrivati a una fase avanzata, ma nessuno si è concretizzato.
Il consiglio di amministrazione ha ricostruito in modo dettagliato le cause del fallimento. Morrow operava in una fase di industrializzazione ad alta intensità di capitale, mentre il mercato globale delle batterie è stato colpito da sovrapproduzione e forte pressione sui prezzi, guidate soprattutto dalla concorrenza cinese a basso costo. L’aumento del costo del capitale, i ritardi nel processo di industrializzazione e un mercato degli investimenti sempre più prudente hanno aggravato ulteriormente la situazione.
«Gli sviluppi del mercato globale delle batterie, combinati con gli enormi requisiti di capitale tipici della fase iniziale di industrializzazione, hanno reso questo percorso molto più difficile del previsto», ha dichiarato Ann Christin Andersen, presidente del consiglio di amministrazione di Morrow.
Ora il tribunale di Agder dovrà nominare un amministratore fallimentare, mentre resta la speranza di poter rilanciare almeno una parte dell’attività industriale. Nel frattempo i dipendenti risultano tutelati dal sistema di garanzia salariale norvegese.
A questo punto il dilemma per l’Europa si fa sempre più attuale: il continente riuscirà davvero a costruire una filiera delle batterie competitiva e indipendente oppure il vantaggio industriale accumulato dalla Cina è ormai diventato incolmabile?
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