Chi sono le cinque startup che faranno il futuro dell’intelligenza artificiale italiana

Niccolò Ellena

13 Maggio 2022 - 15:21

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Code RTD, Emotiva, Klondike, Rozes e Screevo: sono queste le cinque startup innovative premiate all’AI Week 2022

Chi sono le cinque startup che faranno il futuro dell'intelligenza artificiale italiana

Durante la AI Week 2022 è stata organizzata una call for AI startup, ossia una finestra riservata ad aziende con determinati requisiti per mettersi in mostra e trovare nuovi investitori.

Le cinque startup che sono state selezionate dai tre partner dell’iniziativa, GrownNectia, Digital Tree e Feel Venture, hanno la possibilità di partecipare all’evento come ospiti, presentando, in un tempo massimo di dieci minuti, il loro progetto, per cercare di attirare l’interesse degli investitori.

Emotiva

La prima startup a entrare in scena è stata Emotiva, presentata dal suo co-founder e Cmo Andrea Sempi.
La startup è impegnata nell’ambito dell’affecting computing, ossia nella misurazione e riconoscimento degli stati affettivi e attentivi degli esseri umani grazie alla computer vision.

Grazie a questa riescono a raccogliere le emozioni non filtrate che vengono classificate in base alla tipologia e all’intensità. I dati vengono poi analizzati per ricavare degli insight.

Gli ambiti di applicazione dei servizi forniti da questa startup, come spiegato da Sempi, sono veramente numerosi: spaziano infatti dalla salute, a quello del marketing fino a progetti di robotica.

Una delle applicazioni più interessanti è quella nell’ambito marketing, infatti, afferma Sempi, il 90% delle ricerche di mercato si basano su emozioni che vengono dichiarate dagli individui, lasciando inesplorate tutte le emozioni inespresse che con questo algoritmo è possibile raccogliere e studiare.

Con la consapevolezza di questo, l’azienda ha realizzato una piattaforma software-as-a-service chiamata Empower, con cui è possibile misurare l’attenzione e il coinvolgimento del pubblico rispetto a un contenuto. Grazie a questo prodotto l’azienda collabora già con numerosi brand su base nazionale e internazionale.

Il team è attualmente composto da dieci persone e hanno già ricevuto un primo seed investment da 610.000 euro.

Code RTD

La seconda startup, presentata da Loris Dedamiani, è Code RTD. Nata a Torino nel 2020 ad oggi è incubata al Politecnico. L’obiettivo della startup è combattere la pirateria digitale raccogliendo prove legali di infrazione di copyright e prevenendo la condivisione di contenuti digitali su social network e video-sharing platform.

Il motivo per cui secondo Dedamiani questo progetto può avere successo è riconducibile alla volontà di molte persone di non pagare i servizi on-demand sempre più costosi e frammentati sulle diverse piattaforme.

Ciò si traduce in 52 miliardi di dollari mancanti in questo settore a causa delle violazioni su scala mondiale nel 2022.

Le principali ad essere colpite da questo problema, e quindi potenzialmente interessate a Code RTD, sono le aziende di produzione e quelle che si occupano della distribuzione dei contenuti.

L’azienda sta lavorando al lancio di due servizi: il primo si chiama Private Room, e verrà lanciato nel corso dell’estate 2022. Questo sarà un servizio di digital forensic che andrà a raccogliere prove legali di infrazione di copyright per conto dei clienti, rintracciando tutti i contenuti condivisi illegalmente su video sharing platform per poi includerli in un report che potrà essere legalmente usato per intentare causa contro la controparte. Ogni report verrà venduto alle aziende per 1.000 euro.

Nel 2023 verrà lanciata la seconda applicazione: Intelligence Security Multimedia Algorithm (ISMA) che consentirà di inserire un algoritmo all’interno dei prodotti multimediali prima che questi vadano in distribuzione.

Qualora un video contenente questo algoritmo venisse caricato da un utente che non ne ha il diritto verrà bloccato prevenendone la condivisione.

Per poter usufruire di questo servizio il creator o l’azienda dovrà pagare 7 euro per ogni minuto di video. Al momento, ha affermato Dedamiani, l’azienda ha una revenue stimata di 468.000 euro per il biennio 2022-2023.

Rozes

La terza startup a essere presentata è stata Rozes, un’azienda affiliata all’Università di Padova che ha sviluppato il primo sistema di rating al mondo sotto forma di Software-as-a-service basato su intelligenza artificiale che è in grado di classificare i bilanci di un’azienda rispetto a quelli delle società criminali.

Per fare ciò l’azienda ha analizzato i bilanci di 12.000 aziende che sono state condannate per una serie di reati, estraendo più di 200 indicatori con cui hanno allenato i loro modelli di IA per trovare bilanci simili a quelli criminali. Così è nato un indicatore che va da 0 (per niente simile) a 1 (molto simile).

La precisione con la quale l’azienda lavora le consente di agire in maniera predittiva tanto da poter classificare il rischio di un’azienda di compiere azioni criminali con ben otto anni di anticipo.

L’azienda lavora particolarmente con attori che operano in ambito creditizio e anti-money laundering, consentendo loro di indagare a fondo il comportamento delle aziende con cui questi attori vanno a lavorare.

Klondike

Presentata da Alex Roggero, Klondike è una piattaforma Software-as-a-Service nata a dicembre 2020, con l’obiettivo di democratizzare l’accesso a l’IA.

Secondo i dati dell’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale del Politecnico di Milano, il 50% delle grandi aziende hanno già testato l’IA all’interno dei propri processi produttivi, mentre nel caso delle PMI solo il 6% in Italia ha provato ad affacciarsi sulle soluzioni che questa promuove. La piattaforma vuole dunque provare a colmare questo divario.

Il software di Klondike fornisce assistenza a tutti gli utenti dell’azienda dell’acquirente, rende infatti disponibili assistenti chatbot sia per i clienti che per i dipendenti, che così possono lavorare e usufruire del servizio in maniera molto più fluida.

Screevo

Infine, l’ultimo imprenditore sulla scena è Alessio Crescenzo, fondatore di Screevo, startup composta da un team di dodici persone che lavorano sia in Italia, a Roma, che in Silicon Valley, a San Mateo. Screevo è una piattaforma che consente di realizzare sistemi vocali da integrare in ogni software.

Nel mondo tech, ha spiegato Crescenzo, ci sono moltissimi tools che possono essere usati soltanto con l’utilizzo della voce, come ad esempio gli smartphone, cosa che invece non avviene nel mondo corporate, dove la maggior parte dei compiti necessita di essere eseguita manualmente.

Per avvalorare la sua teoria, Crescenzo ha affermato “secondo McKinsey ogni anno una persona investe fino a 800 ore di lavoro in processi di data entry".

L’obiettivo di Screevo è quindi quello di consentire alle persone di svolgere con la loro voce compiti che andrebbero svolti manualmente, così da poter investire il loro tempo in maniera più produttiva.

Perché scegliere questa soluzione? Dato il numero di mansioni che potremmo svolgere utilizzando la voce, il software di Screevo andrebbe ad impattare positivamente sulla produttività aziendale in tutti gli ambiti dove è richiesto l’inserimento dei dati.

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