Caldo a scuola, quando le temperature sono troppo alte per fare lezione? Cosa dice la legge

Emanuela Ceccarelli

6 Settembre 2026 - 06:22

Scuola e caldo, si può rinviare l’inizio delle lezioni? Ecco cosa prevede la normativa e quanti soldi sono stati stanziati per il raffrescamento.

Caldo a scuola, quando le temperature sono troppo alte per fare lezione? Cosa dice la legge

Il conto alla rovescia per il ritorno sui banchi di scuola è ufficialmente iniziato, ma quest’anno la prima campanella rischia di arrivare insieme a temperature ancora molto elevate. Al pari dei mesi scorsi, anche settembre si preannuncia particolarmente caldo e il back to school riporta al centro del dibattito una questione diventata sempre più difficile da ignorare, ovvero quando caldo può fare in un aula prima che le condizioni diventino problematiche per studenti e insegnanti?

Con massime che in diverse località possono ancora superare i 30°C, c’è chi ha proposto di posticipare l’inizio delle lezioni a ottobre, soprattutto considerando che oltre il 92% degli edifici scolastici è privo di impianti di climatizzazione.

Scuola a ottobre per evitare il caldo, cosa prevede il calendario?

Il calendario scolastico 2026/2027 prevede l’avvio delle lezioni in date diverse a seconda della Regione, tra il 7 e il 17 settembre 2026. La possibilità che il caldo possa accompagnare le prime settimane dell’anno scolastico ha alimentato la proposta di posticipare l’inizio delle lezioni al mese di ottobre. Alla proposta ha fatto seguito anche una petizione che ha rapidamente acceso il confronto, tra chi vede nel rinvio una soluzione nell’immediato e chi, al contrario, ritiene che il problema delle temperature elevate rischierebbe semplicemente di presentarsi più avanti, mentre la vera necessità sarebbe di intervenire sugli edifici scolastici.

La querelle non può essere risolta basandosi sulla giurisprudenza, attualmente non esiste infatti alcuna normativa nazionale che stabilisca che, superata una determinata temperatura, le scuole debbano automaticamente sospendere le lezioni. Le singole istituzioni scolastiche hanno la facoltà di adattare il calendario secondo le disposizioni regionali e nell’ambito della propria autonomia, ma un dirigente non può semplicemente decidere di spostare l’inizio delle lezioni al 1° ottobre.

Il nocciolo del problema è proprio l’assenza di una temperatura-soglia nazionale oltre la quale la scuola debba essere chiusa. Inoltre, la stessa impostazione del Ministero della Salute sul caldo evidenzia che non è possibile individuare una temperatura di rischio valida indistintamente in tutte le località. Il rischio legato alle ondate di calore dipende infatti anche dalle condizioni climatiche della singola città, dall’umidità, dall’irraggiamento solare e dalla ventilazione locale. Dunque diventerebbe complesso stabilire una regola del tipo oltre i 35°C niente scuola, perché la temperatura dell’aria da sola non basta a determinare il livello di disagio o un rischio per la salute.

Caldo nelle scuole, cosa dice la normativa sulla sicurezza?

Per quanto riguarda le condizioni degli ambienti in cui si svolgono le lezioni il riferimento principale sul fronte della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è il decreto legislativo 81/2008. Anche in questo caso tuttavia si presenta il medesimo problema, la normativa sulla sicurezza non stabilisce un unico valore di temperatura valido per ogni ambiente di lavoro e tale da imporre automaticamente la sospensione dell’attività.

L’Inail sottolinea che per gli ambienti moderati non esistono specifici limiti di legge relativi agli indici di comfort termico. Il caldo, quindi, non può essere valutato esclusivamente guardando ai gradi registrati dal termometro. Anche l’umidità, la ventilazione, l’esposizione al sole e le caratteristiche dell’edificio contribuiscono a determinare il livello di disagio.

Scuole senza condizionatori, il problema degli edifici

Questo punto evidenzia una problematica non irrilevante, gli edifici scolastici italiani non sono stati pensati per affrontare le temperature elevate che si verificano con maggiore frequenza e intensità. Solo il 7,2% degli edifici scolastici dispone di impianti di climatizzazione, si stima che allo stato attuale delle cose siano oltre 330mila le classi sprovviste di adeguati sistemi di raffrescamento. L’istallazione di questi impianti comporta interventi significativi sugli edifici e notevoli costi di installazione.

Su questo punto è arrivata una prima risposta governativa, il ministro dell’Istruzione del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato il 1° settembre un contributo da 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per l’acquisto di apparecchi e dispositivi di raffrescamento. L’obiettivo dichiarato è migliorare le condizioni e il comfort di studenti e personale scolastico.

Tuttavia, lo stanziamento annunciato dal Ministro non ha convinto la FLC CGIL che contesta l’entità delle risorse messe a disposizione. In una nota diffusa il 2 settembre il noto sindacato definisce i 20 milioni di euro una risposta insufficiente rispetto alle condizioni di caldo estremo che potrebbero interessare le scuole con l’avvio delle lezioni. A fronte delle 45.669 sedi scolastiche presenti sul territorio italiano, il sindacato calcola circa 438 euro per plesso. Se invece il calcolo viene effettuato sulle circa 350.000 classi, la somma scenderebbe a circa 57 euro per aula.

Il confronto è più che mai aperto e, alla vigilia della riapertura delle scuole, le lezioni riprenderanno comunque tra il 7 e il 17 settembre, a seconda del territorio.