A volte ci sono disponibilità liquide da gestire anche per brevissimi periodi di tempo, e mai come oggi la scelta di restare cash è un lusso da ricchi. Con l’inflazione alle stelle da un lato, e i ritorni di fiamma dei rendimenti dall’altro, basta un minimo di analisi per poter scegliere al meglio. Soffermiamoci su due prodotti a garanzia sovrana, quindi fondamentalmente emessi, gestiti e tutelati dallo Stato italiano. Nello specifico, Buono postale Premium 3,25% o il Buono del Tesoro a 96,88 centesimi: chi rende di più?
Le macrocaratteristiche del Buono fruttifero Premium 3,25%
Buono Premium è solo uno dei vari prodotti oggi messi a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per i risparmiatori retail. La serie a disposizione del pubblico dal 22 settembre è la TF101A260922, e una prima caratteristica è che si conosce già la sua data di ritiro dal mercato, il 5 novembre 2026. In pratica poco più di 70 giorni per approfittare del suo ricco tasso del 3,25%.
Al pari degli altri buoni è emesso alla pari e non espone al rischio prezzi non essendoci un mercato secondario di negoziazione. In caso di riscatto anticipato è l’emittente che ritira il prodotto e riconosce al cliente il capitale di partenza.
Hanno una durata di 12 mesi dal giorno dell’acquisto, con taglio minimo di 50 € e relativi multipli (cioè 100, 150, 200, 250, etc). Quello massimo giornaliero da parte di una stessa persona nella stessa giornata è di 1 milione di € presso uno o più uffici postali e/o mediante acquisti in remoto.
Poi non hanno costi di gestione dal principio alla fine, tranne le tasse allo Stato. La ritenuta sugli interessi è del 12,50% mentre l’imposta di bollo (nei soli casi di Legge) è dello 0,2% annuo del capitale. Infine si aggiungono l’esenzione dalle imposte di successione e l’esclusione fino a 50mila € (inclusi bond di Stato e libretti postali) dal patrimonio familiare ai fini ISEE.
Quanto rende la nuova serie del Buono Premium?
Un altro vantaggio è che non necessitano della profilatura Mifid per cui non c’è bisogno di attivare il dossier titoli, di solito oneroso (qualche decina di euro annui).
Quanto alle condizioni economiche, la nuova serie rende il 3,25% annuo lordo, il 2,84% tolta la trattenuta sugli interessi. I due coefficienti per il calcolo del montante lordo e netto (di sola trattenuta) sono, rispettivamente, 1,03250000 e 1,02843750. Su 1.000 o 10.000 o 100.000 € i guadagni netti riconosciuti da CDP sono, nell’ordine, 28,437 €, 284,375 € e 2.843,75 €.
Non male, si direbbe, ma c’è un particolare molto importante che ora diremo. Buono Premium è dedicato ai soli titolari di libretti Smart o Ordinari che apportano Nuova Liquidità (NL) entro il 5 novembre, salvo eventuale chiusura anticipata. Per NL si intendono tutte le somme versate dal 18/09 al 05/11, al netto di eventuali prelievi, sui libretti di risparmio postale e/o c/c BancoPosta. Ancora, la NL potrà affluire soltanto tramite accredito stipendio e pensione e/o bonifici bancari e/o versamenti di assegni bancari e circolari. Poi dovrà essere trasferita tramite girofondo sul libretto Smart e da lì poi attivare la sottoscrizione di Buono Premium.
Bene: la particolarità sta nel fatto che ricevere mille o duemila o cinquemila euro di NL in 70 giorni può dirsi più o meno ordinaria. Ma riceverne 10 o 20 o 40 o 100mila in poco più di 2 mesi è tutt’altro che frequente come casistica.
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L’ultimo Buono Ordinario del Tesoro a 96,88 centesimi
Venerdì 9 ottobre è andata in scena l’asta del Tesoro sul nuovo BOT 1Y, un classico mensile che si rinnova intorno al 10 di ogni mese. Al termine delle procedure d’asta il prezzo di aggiudicazione è stato 96,88 centesimi per un rendimento esitato del 3,174% (dati: MEF). L’emittente dello Zc è lo stesso di Buono Premium, la garanzia sul capitale pure e coincidono anche le norme fiscali. Insomma, gli elementi in comune sono tanti.
Il BOT tuttavia espone al rischio di mercato, ha un taglio minimo di 1.000 € nominali e prevede costi attivi (bancari) di gestione. Questo vuol dire che per poter sottoscrivere un BOT (e un bond in generale) serve il questionario Mifid, completato e ancora valido, e annesso dossier titoli. Di contro ha un enorme vantaggio rispetto al Premium, e cioè che non è rivolto ai soli apportatori di nuova liquidità. Un risparmiatore, infatti, vi può far affluire tanto la vecchia quanto la nuova liquidità, e teoricamente non avrebbe limiti superiori di versamento.
Un altro vantaggio rispetto al prodotto postale è che la rivendita anticipata non sarebbe “neutra”. Spieghiamoci meglio. Il disinvestimento anticipato sul Premium da diritto al nominale sottoscritto e stop, niente interessi nel frattempo maturati. Il BOT, invece, vede nel tempo allineare i prezzi di mercato alla vita residua, per cui più passano i mesi e più i corsi si approssimano a cento. Quindi spesso (ma non sempre in assoluto) la rivendita anticipata a mercato avviene a prezzi superiori a quelli di carico.
Buono postale Premium 3,25% o il Buono del Tesoro a 96,89 centesimi: chi rende di più?
Stante questo complesso di cose si possono individuare alcuni potenziali criteri di discernimento tra i due prodotti.
Il primo, il più elementare, è il taglio minimo che si è in grado di sottoscrivere: 50 € e relativi multipli o 1.000 €e relativi multipli?
Il secondo è dato dal vincolo della liquidità, nel senso che se non si è sicuri di portare a termine l’investimento lo zero coupon si lascia preferire. È un discorso che vale spesso ma non sempre, specie nelle primissime settimane di acquisto del BOT. Eventuali, forti tensioni di mercato, infatti, potrebbero mutare lo scenario di mercato e far scendere i corsi al di sotto dei livelli di carico.
L’altra riguarda i costi di gestione, intese come commissioni di compravendita e dossier titoli pro-quota e pro-tempore. In un caso sono completamente assenti (Buono Premium), nell’altro zavorrano il rendimento.
Infine c’è il criterio cruciale, ossia il controvalore da investire. Se è di una certa importanza, tipo di 20 o 40 o 60mila €, esso rispetta il requisito della NL? Se sì, nessun problema per Premium: il tasso annuo lordo è di una spanna più ricco e non ci sono costi di gestione. In caso contrario, cioè non è un capitale da NL, il BOT non può che essere l’alternativa nel caso di dilemma BOT-Premium.
Commenti
1Il 3,25% del Premium sulla carta è interessante, ma attenzione al vincolo: vale solo per chi porta nuova liquidità sul libretto o sul conto BancoPosta entro il 5 novembre, al netto dei prelievi. Chi i risparmi li ha già in Posta da tempo non può usarlo. Per il resto resta un prodotto senza rischio di prezzo, che per chi è prudente non è poco. Meglio pochi ma sicuri.