Bonus neonati, perché 1.800 euro in 18 anni possono valere molto di più

Pietro Pisello

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Legge di Bilancio 2027, focus su bonus nascita e previdenza: l’obiettivo è incentivare il risparmio di lungo periodo fin dai primi anni di vita.

Bonus neonati, perché 1.800 euro in 18 anni possono valere molto di più

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Nelle scorse ore il Governo ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027, che ora passa al Parlamento. Oltre al taglio dell’Irpef per il ceto medio e all’innalzamento della soglia di accesso al regime forfettario, nel testo c’è una misura in ambito previdenziale e familiare di cui si discute ormai da anni, il cosiddetto bonus alla nascita. Lo Stato verserebbe periodicamente delle somme ai nuovi nati fino a quando non diventano maggiorenni.

Più dell’importo, secondo noi conta il meccanismo. Sono pochi gli strumenti che portano davvero una famiglia a pensare in un’ottica di lungo periodo dal momento in cui nasce un figlio, e questo è uno di quelli, perché i soldi restano lì per almeno diciotto anni e prima non si possono usare. In pratica diventa un investimento forzato, con la differenza che a metterci i soldi non sono solo i genitori ma anche lo Stato. Su un periodo così lungo l’effetto sul patrimonio con cui un ragazzo arriva alla maggiore età potrebbe essere tutt’altro che trascurabile, e per capire quanto bisogna guardare a come dovrebbe funzionare la misura, almeno nella versione attuale del disegno di legge.

Il vero vantaggio del bonus alla nascita è il lungo termine

Qualcosa di simile esiste già in altri Paesi europei. In Germania, per esempio, è stato introdotto un contributo per i bambini con versamenti periodici fino alla maggiore età, e la proposta italiana va nella stessa direzione anche se con regole diverse. Da noi lo Stato verserebbe 100 euro all’anno dalla nascita fino ai 18 anni, quindi 1.800 euro in tutto.

Detta così non sembra granché. Il discorso cambia se quei soldi vengono investiti e lasciati fermi per diciotto anni, perché con i rendimenti dei mercati finanziari e la capitalizzazione composta la cifra finale potrebbe essere parecchio più alta di quella versata.

Per questo il vincolo sull’utilizzo è forse la parte più interessante della misura. Prima dei 18 anni le somme non si potrebbero toccare se non in casi eccezionali e motivati, e servirebbe comunque l’autorizzazione del giudice tutelare, così l’idea di spendere viene messa da parte a favore di quella di accumulare.

Anche genitori, nonni e altri parenti potrebbero fare versamenti aggiuntivi nel corso degli anni. Più persone contribuiscono e più il capitale cresce, con il risultato di avere uno strumento che segue il bambino per buona parte della sua crescita e che sfrutta per intero il tempo a disposizione.

Le somme accumulate, poi, non sarebbero tassate e non si potrebbero pignorare.

Il bonus nascita può diventare una pensione?

Non è un’idea nuova. Già alcuni anni fa il presidente della COVIP, Mario Pepe, aveva parlato della necessità di rafforzare la previdenza complementare con una specie di «salvadanaio previdenziale» da aprire nei primi anni di vita, fatto di versamenti iniziali, incentivi fiscali e investimenti di lungo termine.

Il tema si lega al calo demografico che l’Italia sta già vivendo. Nei prossimi decenni ci saranno sempre più pensionati per ogni lavoratore attivo e il sistema pensionistico pubblico ne risentirà. Se le cifre da versare sono basse, l’unico modo per farle crescere davvero è lasciarle investite il più a lungo possibile, e partire dalla nascita significa avere davanti molti più anni di chiunque altro.

Ecco perché un meccanismo che spinga a risparmiare e investire da subito potrebbe funzionare. Anche versamenti piccoli, se restano investiti per decenni, possono diventare una somma importante per chi tra vent’anni inizierà a lavorare, e ridurre quanto dipenderà solo dalla pensione pubblica.

Il testo però non è definitivo. La misura fa parte di un disegno di legge che il Parlamento deve ancora approvare e che potrebbe essere modificato, per cui le regole certe si conosceranno solo con la versione finale della Legge di Bilancio.

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