Bollette, il nuovo decreto rischia il flop

Raphael Raduzzi

18/02/2026

Parole al vetriolo dalle associazioni dei consumatori, una pioggia di critiche dai produttori di energia rinnovabili e le industrie energivore stanno alla finestra. A chi serve questo dl bollette?

Bollette, il nuovo decreto rischia il flop

Il nuovo decreto bollette 2026 dovrebbe essere approvato in giornata dal Consiglio dei Ministri. Un provvedimento che con i suoi 12 articoli dovrebbe – nelle speranze di governo e maggioranza – aiutare famiglie ed aziende a far fronte ai costi energetici tra i più alti di tutti i paesi europei, in una fase in cui la crescita economica è nuovamente al palo.

Purtroppo, a giudicare da una lettura delle bozze in circolazione e dai commenti degli operatori di settore il rischio flop sembra dietro l’angolo.

Partendo dalle famiglie si riscontra una decisa diminuzione degli aiuti rispetto allo scorso anno. Nel 2025 venivano infatti stanziati 200€ per tutti i nuclei familiari con ISEE sotto i 25.000€, oggi nelle ultimissime bozze questo importo viene quasi dimezzato a 115€ e reso accessibile solamente per i beneficiari del bonus sociale, cioè i nuclei familiari con ISEE sotto i 9.796 euro. Oltre il danno la beffa: al comma due del primissimo articolo si prevede che gli operatori possano (e non debbano) riconoscere uno sconto ai propri clienti domestici con ISEE sotto i 25.000€ pari alla sola componente energia della bolletta del bimestre gennaio-febbraio. Dunque si sta parlando, in soldoni e per una famiglia media, di una mancetta da circa 30-40 euro, riconosciuta a discrezione dell’operatore (che però potrà farne gran pubblicità nei propri canali, come previsto dal comma 3) ed in più, a patto che non si siano consumati più di 3.000kWh nel 2025. Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha definito questo meccanismo grottesco: non possiamo che confermare.

Sul fronte delle rinnovabili invece si può registrare un preventivo smantellamento dei contributi dei vecchi Conti Energia, con meccanismi che tutelano maggiormente i piccoli impianti sotto i 20kw e meno gli impianti di maggiore potenza, ma comunque andranno a far scemare gli incentivi prima del previsto. La buona vecchia tradizione normativa italiana di cambiare le carte in tavola dopo che si è promessa una durata fissa e certa agli incentivi. Su questo punto aspettiamoci ricorsi alla giustizia amministrativa.

Tuttavia, è un altro l’aspetto che ha fatto storcere pesantemente il naso i produttori di energia da fonti rinnovabili. Il timore, espresso anche da Agostino Re Rebaudengo, presidente Asja Energy e vice presidente Finco, riguarda il meccanismo di compensazione di alcuni costi – tra cui il trasporto del gas e, previa autorizzazione europea, parte degli oneri ETS - che attualmente gravano su tutte quelle aziende che producono energia elettrica utilizzando gas.
Il ragionamento del governo pare semplice e lineare: dato che il prezzo del energia si forma marginalmente, cioè sul prezzo più alto nell’offerta, e dato che il termoelettrico è ancora al primo posto nelle fonti di produzione, se riduco i costi a questi produttori, ridurrò anche il prezzo dell’energia.

Il primo elemento critico riguarda però la copertura finanziaria delle misure. Secondo le bozze circolate, gli oneri previsti dall’articolo 5 verrebbero coperti attraverso componenti applicate ai consumi elettrici, sostanzialmente tramite le nostre bollette. Si crea così un paradosso: per contenere il costo del gas si va a gravare sulla bolletta elettrica. L’esito di un minor prezzo dell’energia ma di maggiori oneri in bolletta potrebbe, se va bene, anche essere neutro o leggerissimamente positivo per i consumatori. Tuttavia, sostengono le imprese che producono energia da fonti rinnovabili, l’operazione non sarebbe neutra per loro dato che prezzi più bassi portano a margini inferiori e soprattutto, in questo modo, si incentiva a continuare a produrre utilizzando gas. Difficile, comunque, che le compensazioni ETS passi in sede europea: il sistema europeo di scambio delle emissioni è stato concepito proprio per rendere progressivamente meno competitivi i combustibili fossili.

Inoltre, questa riforma preoccupa non poco le imprese energivore, che temono sussidi inferiori a quelli attuali che vengono finanziati proprio con 600 milioni dalle aste degli ETS.

Per quanto riguarda le rinnovabili è giusto segnalare delle innovazioni che riguardano i contratti PPA e la contrattazione a lungo termine da FER oltre ad un articolo specifico che dovrebbe migliorare l’annoso problema della saturazione virtuale della rete che ritarda enormemente l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici.
In sintesi, possiamo dire che da questo dl bollette escono beffate sicuramente le famiglie per sostegni non pervenuti, i produttori di rinnovabili e forse gli energivori, posto che l’articolo 5 rimanga in piedi dopo il Consiglio dei ministri. Se questo fosse il caso, il termoelettrico ne trarrebbe sicuramente grande giovamento, siamo dubbiosi sul reale impatto in bolletta.