Bitcoin sotto gli 80.000 dollari: pesano la Fed di Warsh e la tecnica debole

Ufficio Studi Money.it

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Bitcoin cede l’1,58% nelle ultime 24 ore e scende a 79.979,85 dollari, sotto le medie mobili a 20 e 50 sedute. A pesare è soprattutto la cautela sui tassi dopo la prima riunione della Fed guidata da Kevin Warsh, che lascia i tassi fermi al 3,75%-4%.

Bitcoin sotto gli 80.000 dollari: pesano la Fed di Warsh e la tecnica debole

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Il bitcoin scivola sotto la soglia psicologica degli 80.000 dollari. Nel primo pomeriggio di oggi, giovedì 29 ottobre, il Bitcoin tratta a 79.979,85 dollari, in calo dell’1,58% nelle ultime 24 ore, con un massimo di giornata a 81.262,04 dollari e un minimo a 79.614,36. Dietro al movimento c’è soprattutto la cautela sui tassi dopo la riunione della Fed guidata da Kevin Warsh, come si vede meglio nel contesto qui sotto.

Ieri, 28 ottobre, il Bitcoin aveva chiuso in sostanziale parità (+0,03%), muovendosi tra 80.538,88 e 80.964,55 dollari. Il ribasso di oggi arriva dopo una pausa, non dentro un crollo verticale, ma il prezzo resta nella parte bassa dell’intervallo in cui si muove da alcuni giorni.

Il contesto: la Fed di Warsh non scioglie i dubbi

Ieri la Federal Reserve ha confermato i tassi nell’intervallo tra il 3,75% e il 4%. È la prima riunione guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh, succeduto a Jerome Powell dopo la conferma del Senato dello scorso maggio. Nel comunicato ufficiale della Fed del 28 ottobre 2026 il FOMC scrive che l’inflazione «rimane elevata». Il dato di settembre, al 3,7% su base annua, è quasi il doppio dell’obiettivo del 2% della banca centrale. La decisione non è stata unanime: due componenti del Comitato, la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack, avrebbero voluto un rialzo di un quarto di punto. Per le criptovalute quel dissenso è un segnale scomodo: indica che dentro la Fed c’è chi vorrebbe tassi ancora più alti, non più bassi, e quindi meno liquidità a disposizione degli investitori più propensi al rischio.

Il resoconto completo della decisione è nel nostro articolo di ieri:

Il mercato prezza già un nuovo rialzo dei tassi per l’8 e 9 dicembre, dopo quello arrivato a settembre, il primo dal 2023.

Finché il costo del denaro sale invece di scendere, gli asset più sensibili alla liquidità faticano a trovare slancio. Anche l’Ethereum vive una giornata simile, sotto pressione da tre sedute di deflussi dai fondi ETF spot.

Il tema non è nuovo per il Bitcoin: l’Ufficio Studi ne aveva già scritto pochi giorni fa, a proposito del legame tra oro e bitcoin messo alla prova dalle vendite di fine ottobre, quando il prezzo aveva iniziato a cedere terreno dopo il rialzo dei tassi di settembre.

Il quadro tecnico resta fragile

Sui grafici la situazione non aiuta chi cerca un segnale di svolta. Il prezzo è sceso sotto entrambe le medie mobili di breve periodo: quella a 20 sedute, a 81.768,15, e quella a 50, a 81.789,15. Resta però sopra la media a 200 sedute, ferma a 73.031,77, un dettaglio che tiene ancora in piedi il trend di fondo nonostante la correzione. L’RSI a 14 sedute - l’indicatore che misura se un titolo si sta muovendo troppo in fretta in una direzione - si ferma a 45,4, un’area neutra che non segnala né ipercomprato né ipervenduto. Anche il MACD è negativo e sotto la propria linea di segnale: la spinta ribassista, insomma, non si è ancora esaurita del tutto.

Sul prezzo di Ethereum, che in questi giorni segue un andamento per molti versi parallelo, si veda anche:

Le bande di Bollinger, che misurano quanto il prezzo oscilla rispetto alla propria media recente, sono strette, tra 79.662,95 e 83.873,35: un segnale di volatilità compressa, con il minimo di oggi fermato appena sotto la banda inferiore. Anche l’ADX, l’indicatore che misura la forza di un trend a prescindere dalla direzione, è basso, a 17,7: il movimento in corso resta debole, più vicino a un mercato laterale che a una direzione netta.

Guardando oltre la singola seduta

Nell’ultimo mese il Bitcoin ha perso il 5,59%, ma da inizio anno è in rialzo di quasi il 20%, merito del rally partito dai minimi toccati a gennaio.

I ritracciamenti di Fibonacci sono livelli di prezzo, calcolati come percentuali di un movimento precedente, ai quali gli analisti si aspettano spesso una pausa o un’inversione. Applicati al rialzo degli ultimi sei mesi del Bitcoin - tra i 58.045,93 e gli 87.281,16 dollari - individuano nell’area dei 76.100 dollari circa il primo livello di questo tipo. L’esponente di Hurst, un indicatore statistico che misura quanto un mercato tende a proseguire il proprio trend invece di invertirlo bruscamente, è a 0,66: un valore che va in questa direzione, ma non abbastanza alto da segnalare una tendenza forte e univoca.

Il Bitcoin, insomma, sta reagendo soprattutto alla Fed - che per ora non promette liquidità a buon mercato - più che a un evento specifico legato alla criptovaluta in sé.

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