Concessione autostrade: lo scandalo delle condizioni secretate

Da una “indagine conoscitiva in materia di concessioni autostradali “ redatta dalla Banca d’Italia siamo secondi solo alla Francia per quanto riguarda i ricavi da pedaggio: 841 mila euro a Km! In Spagna 477 mila, Portogallo 365 mila e Grecia 311 mila.

La delibera Cipe n. 39 del 2007 tratta di quanto lo Stato assicura ai concessionari autostradali - il rendimento è di 4 punti sopra il rendimento medio del BTP decennali!
Rischio di impresa nel paese della idolatria del mercato concorrenziale? Zero. Da un andagine di Banca d’Italia sui concessionari autostradali emerge che tra il 2008 e il 2013 si è sempre più ampliato il divario tra investimenti effettivi pari a 11,5 mld e quelli previsti dagli impegni assunti pari a 14,1 mld.

Piani economici secretati come gli investimenti da fare e fatti, cronoprogramma secretati anche per l’Autorità dei Trasporti. Ridicola la desecretazione di Delrio. Tutti gli allegati alla Convenzione che attua la Concessione non sono stati resi pubblici.

La democrazia? Lo Stato di diritto? Ma mi faccia il piacere! Un oscuro apparato “politicoaffaristicomassonico”, sembra sovrintendere la questione degli investimenti pubblici: autostrade, bretelle, tangenziali, linee alta velocità.

Diversamente appare difficile spiegare gli abnormi costi a Km nel caso dell’alta velocità, né gli oneri asimmetrici contenuti nelle convenzioni attuative delle concessioni.

Un potere opaco, che affoga informazioni essenziali, per tutelare il business di una rete affaristica, che controlla la politica degenere e la burocrazia deviata.

Prendiamo le concessioni secretate, per i concessionari autostradali e la patetica quanto inutile “desecretazione “ (sic!) operata quando ministro era Graziano Delrio: sono pubblici sul sito del Ministero delle Infrastrutture i testi delle Convenzioni che attuano le Concessioni sottoscritte da Stato e concessionarie, ma mancano gli allegati principali.

Gli allegati, che contengono i piani economici e finanziari, la remunerazione del capitale, la revisione delle tariffe di pedaggio, gli investimenti da realizzare, il crono programma degli investimenti.

Mancano elementi fondamentali per consentire non solo a cittadini, parlamentari ma anche all’Autorità dei Trasporti di poter svolgere le funzioni che la legge gli prescrive.

E’ la stessa Autorità dei Trasporti, a evidenziarne la grande importanza delle informazioni mancanti, infatti, afferma che i “dati gestionali sulle concessioni, oggi detenuti in via esclusiva dalla struttura organizzativa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti “.

Le informazioni “consentirebbero, fra l’altro, di distinguere correttamente gli investimenti aggiuntivi, che si intendono fare da quelli già previsti nelle convenzioni in essere e non realizzati. Questi dati, al momento, non sono nella disponibilità dell’Autorità, nonostante la nostra richiesta”.

Era il 2008 quando il Prof. Ragazzi denunciava nel suo libro «I signori delle Autostrade» i profitti elevatissimi delle concessionarie.
Scriveva che “in sei anni la Schemaventotto dei Benetton ha moltiplicato per sei/sette volte il valore del suo investimento. L’imprenditore Gavio, entrato nel settore meno di dieci anni addietro con un piccolissimo investimento controlla oggi un impero che vale quattro miliardi”.

Perché le informazioni sugli investimenti realizzati o non realizzati e, quelli futuri sono importanti? Perché gli adeguamenti delle tariffe e, quindi dei pedaggi in autostrada dipendono da: a) inflazione; b) recupero di produttività; c) dagli investimenti.

Insomma l’aumento dei pedaggi serve a remunerare gli investimenti aggiuntivi che i concessionari sono OBBLIGATI per contratto a fare.
Appare chiaro che la mancata conoscenza dei dati sugli investimenti passati rende impossibile per i soggetti terzi la valutazione della congruità degli aumenti di tariffa.

Bisogna poi distinguere tra gli investimenti imposti dal Ministero e da remunerare col pedaggio, da quelli decisi dalle concessionarie per loro convenienza. Tutto questo è oggetto di secretazione!

Chi propone gli investimenti? Le concessionarie, ma chi le autorizza è il ministero delle infrastrutture! Le concessionarie poi quando sta per scadere la concessione, spesso (sempre!) individuano nuovi interventi e in tal modo ottengono la proroga ed evitano la gara. Un esempio? La Autobrennero evita la gara europea rilevando le quote dei privati (unico caso per non fare la gara come da direttiva 23 del 2014) e fa cadere il no al prolungamento Nord della Rovigo/Vicenza /Trento, a cui era interessata la A4 per ottenere la proroga della concessione.

Incredibile la delibera Cipe n 39 del 2007! Ogni 5 anni la concessionaria presenta un piano economico-finanziario che prevede aumenti del pedaggio in modo da assicurare una “congrua remunerazione” del capitale investito.

Quanto lo Stato assicura al concessionario? Incredibilmente il rendimento è di 4 punti sopra il rendimento medio del BTP decennali! Rischio di impresa nel paese della idolatria del mercato concorrenziale? Zero! Infine il mistero della determinazione del capitale proprio del concessionario da remunerare, annegato nei piani finanziari secretati.

Infatti, tra investimenti finanziati a debito e pagati con il pedaggio sono infimi i versamenti di capitali da parte degli azionisti delle concessionarie.

Il problema immenso oggi non è solo la trasparenza di tutti i documenti, ma anche e soprattutto i ritardi dei tardivi o mancati investimenti stabiliti nei piani decennali. Quattro anni fa Renzi con lo “sblocca Italia”riconosce la proroga delle concessioni autostradali senza la gara, in cambio d’investimenti sulla rete autostradale.

Questa norma è stata abrogata dal Codice Appalti (Dlgs 50/2016), che ha introdotto la possibilità che le concessioni possano durare più di 5 anni se il tempo in più concesso serve al concessionario per recuperare gli investimenti fatti.

Secondo un’indagine di Banca Italia, “Indagine conoscitiva in materia di concessioni autostradali! , siamo secondi solo alla Francia per quanto riguarda i ricavi da pedaggio: 841 mila euro a Km! In Spagna 477 mila, Portogallo 365 mila e Grecia 311 mila. In Germania non si paga l’uso delle autostrade.

Scrive sempre Banca Italia, che tra il 2008 e il 2013 si è sempre più ampliato il divario tra investimenti effettivi pari a 11,5 mld e quelli previsti dagli impegni assunti pari a 14,1 mld. Una follia normativa che dovrebbe imporre una riforma come priorità delle priorità con la riduzione massiccia dei pedaggi sulle autostrade ammortizzate . Pedaggio che dovrebbe coprire solo i costi di gestione e di manutenzione. Diversamente è un’imposta occulta come dice qualcuno. La democrazia si nutre di trasparenza e nel settore dei concessionari autostradali la trasparenza è nulla.

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