Auto aziendali e fringe benefit, arriva la stangata fiscale su optional e anzianità del veicolo. Guida a cosa cambia per dipendenti e aziende con le nuove regole de decreto Omnibus.
Il decreto Omnibus, Dlgs numero 148 del 7 agosto 2026 recante disposizioni correttive in materia di Irpef, Ires e fiscalità internazionale, cambia le regole per la tassazione dei veicoli concessi ai dipendenti in uso promiscuo. Dal 2026 la maggiorazione prevista è del 50% per le auto immatricolate da più di 5 anni e scatta un incremento del 5% per gli accessori e gli allestimenti. L’obiettivo dichiarato del provvedimento è quello di incentivare le aziende a rinnovare il proprio parco auto preferendo i veicoli meno inquinanti rispetto a quelli più datati.
La tassazione, che fino ad ora cambiava in base al fatto che l’auto fosse nuova o usata al momento dell’assegnazione al dipendente, ora cambia in base all’età del veicolo e agli eventuali optional presenti. Per i veicoli immatricolati da meno di 5 anni si applica la tassazione ordinaria; per quelli con anzianità superiore, invece, scatta la maggiorazione del 50%. La nuova regola riguarda tutti i veicoli, indipendentemente dal tipo di alimentazione.
Come cambia la tassazione delle auto aziendali
L’obiettivo del correttivo è quello di disincentivare le imprese dall’utilizzo di veicoli che possono essere più inquinanti e incentivarle a rinnovare le auto aziendali prima che scada il quinquennio.
Tra le novità previste c’è anche la revisione della tassazione degli optional che non sono inclusi nelle tariffe base delle tabelle ACI, cosa che nell’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate ha portato a un maggior carico fiscale per i dipendenti poiché gli accessori aggiuntivi potevano aumentare il valore imponibile del veicolo. Il correttivo prevede invece che, in presenza di optional, il fringe benefit sia aumentato in modo forfettario del 5%.
Il decreto correttivo rivede anche il regime transitorio per le auto aziendali prenotate prima della fine del 2024 e concesse ai dipendenti nel corso del 2025. Con la modifica si elimina il rischio di tassazione al valore normale per le auto assegnate ai dipendenti dopo il 30 giugno 2025. Vengono meno anche le penalizzazioni per le imprese che riassegnano a nuovi lavoratori auto concesse in precedenza ad altri dipendenti. Visto che con le nuove regole il calcolo si basa solo sull’anzianità del veicolo, riassegnarlo a un altro dipendente non comporterà l’azzeramento del conteggio, che parte sempre dalla data dell’immatricolazione dell’auto.
Le nuove regole potrebbero colpire fino a 327.000 veicoli aziendali dato che il parco circolante con noleggio a lungo termine nella maggior parte dei casi ha contratti con durata superiore ai 4 anni.
Cosa cambia con il decreto Omnibus
Il decreto correttivo Omnibus, quindi, cambia la tassazione delle auto aziendali in corsa. Da una parte va a risolvere i problemi rimasti in sospeso dopo la Manovra 2025 che aveva cambiato la tassazione sulle auto aziendali, dall’altra aumenta il prelievo fiscale sui modelli più datati alimentati a benzina e diesel.
Oltre all’intervento sulle auto aziendali e sui fringe benefit il decreto correttivo interviene anche su trust e successioni andando a modificare le regole delle imposte di donazione e successione. Il testo prevede interventi anche su Iva, fattura elettronica e fondi pensione lasciando spazio anche per la revisione della tassazione del reddito in agricoltura.