Argento giù del 4%, sotto i 49 dollari: pesano petrolio, attese di rialzo Fed e vendite forzate

Ufficio Studi Money.it

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Il future Comex sull’argento cede circa il 4% e scende sotto i 49 dollari l’oncia, ai minimi da fine novembre 2025. Pesano il rimbalzo del petrolio, che alimenta le attese di un rialzo dei tassi Fed a dicembre, e le vendite per fare liquidità nel giorno delle midterm Usa.

Argento giù del 4%, sotto i 49 dollari: pesano petrolio, attese di rialzo Fed e vendite forzate

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Martedì 3 novembre l’argento cancella in poche ore il recupero di ieri. Il future Comex con scadenza dicembre cede circa il 4% e scivola sotto i 49 dollari l’oncia: poco dopo le 10, ora italiana, passa di mano intorno a 48,7 dollari, dopo un massimo di seduta a 50,915. Con un minimo di giornata a 48,62 dollari, il metallo bianco si porta più in basso dei minimi di venerdì e torna ai livelli di fine novembre 2025. Per la conferma bisognerà però attendere la chiusura.

La discesa non è stata lineare. Nelle prime ore asiatiche le perdite restavano contenute, con lo spot in calo dell’1,8% a 49,71 dollari verso le 4:50 italiane. Con l’apertura europea le vendite hanno preso velocità, e il rimbalzo di lunedì, che aveva riportato le quotazioni sopra i 50 dollari, è già un ricordo.

Petrolio, inflazione e una Fed che guarda al rialzo

La prima spinta arriva dal Medio Oriente. Lunedì il greggio aveva perso oltre il 7%; stamattina ha invertito la rotta dopo le notizie, riportate dal Wall Street Journal, di un attacco Usa sull’isola iraniana di Qeshm. Energia più cara vuol dire più pressione sui prezzi al consumo, e quindi il timore di una Federal Reserve ancora più restrittiva.

Il clima, del resto, è cambiato in pochi giorni. Già la settimana scorsa la Fed frenava le attese di taglio dei tassi; adesso il CME FedWatch indica circa tre probabilità su quattro di un rialzo dei tassi alla riunione dell’8-9 dicembre. Decisivo è stato il FOMC del 28 ottobre, che ha lasciato i tassi nella forchetta 3,75%-4% con un voto di 10 a 2. I due contrari, Lisa D. Cook e Beth M. Hammack, avrebbero voluto un aumento di 25 punti base.

Il presidente della Fed, Warsh, in conferenza stampa ha osservato che «i prezzi dell’energia e quelli collegati sono tornati a salire nelle ultime settimane», aggiungendo: «È nostra responsabilità far scendere l’inflazione». Per un metallo che non paga cedole, tassi reali più alti significano un costo opportunità più alto per chi lo tiene in portafoglio.

Vendite forzate e attesa per le midterm

C’è poi un tema di liquidità. La debolezza dei titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale spinge alcuni investitori a fare cassa dove possono, e i metalli preziosi sono tra le prime cose che si vendono. Tim Waterer di KCM Trade, citato da Reuters, lo dice così: «L’oro continua a essere venduto come attività ad alta liquidità per coprire perdite e margin call altrove». Sull’argento lo stesso meccanismo agisce con più forza.

Oggi negli Stati Uniti si vota per le elezioni di metà mandato. Secondo Waterer una vittoria netta dei democratici sarebbe più problematica per la costruzione di data center per l’IA e per il comparto tech in generale: un’altra ondata di vendite sul Nasdaq finirebbe facilmente per coinvolgere anche oro e argento.

Perché l’argento scende più dell’oro

L’oro, che lunedì era rimbalzato dal minimo di un anno, cede tra lo 0,5% e l’1% e resta intorno ai 3.920 dollari l’oncia. Il divario con l’argento ha una spiegazione nota: oltre a essere un bene rifugio, il metallo bianco è anche un metallo industriale, scambiato su un mercato più piccolo e quindi più nervoso. Lo si vede nel rapporto oro/argento, cioè quante once d’argento servono per comprarne una d’oro: venerdì era a 79, oggi è salito intorno a 80.

I fondamentali, da soli, non bastano a spiegare la discesa. A febbraio il Silver Institute stimava per il 2026 un deficit di offerta di 67 milioni di once, il sesto consecutivo. Nella stessa analisi, però, la domanda industriale era vista in calo del 2%, ai minimi da quattro anni, perché nel fotovoltaico si usa sempre meno argento. Il sostegno principale doveva venire dall’investimento fisico, atteso in crescita del 20%: proprio la componente che oggi soffre di più quando il mercato vende.

Dal record di fine gennaio, poco sopra i 121 dollari, il prezzo ha perso quasi il 60%. Ottobre da solo è costato circa il 18%, come raccontato quando l’argento era già del 40% sotto i massimi.

Il quadro tecnico e i prossimi appuntamenti

Il grafico resta impostato al ribasso, con il prezzo ben al di sotto delle medie mobili a 50 e 200 sedute (circa 61,5 e 71 dollari). Già alla chiusura di lunedì l’RSI a 14 periodi segnava 29,6, in area di ipervenduto: un mercato tirato, insomma, che però può restarlo a lungo. Ceduto in mattinata il primo supporto a 49,42 dollari, il livello da monitorare diventa quello di 48,13.

Da qui a dicembre il calendario è fitto. Nella notte arriveranno i risultati delle midterm, venerdì 6 novembre il rapporto sull’occupazione Usa di ottobre, poi la riunione della Fed dell’8-9 dicembre. Se lavoro e prezzi continueranno a mostrarsi solidi, per l’argento sarà difficile trovare respiro.

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