Argentina, l’impatto di Milei sul mondo del calcio. Ecco cosa sta succedendo

Francesco Nasato

11/10/2024

Il presidente argentino vuole imporre un piano di privatizzazioni per i club che però sta incontrando resistenze e opposizioni

Argentina, l’impatto di Milei sul mondo del calcio. Ecco cosa sta succedendo

Il presidente argentino Milei non è certo il tipo di personaggio che interviene con morbidezza o equilibrio sulle questioni che decide di affrontare e gestire in prima persona. Anche grazie a questo suo atteggiamento così deciso e risoluto ha saputo conquistare l’elettorato argentino che afflitto dall’ennesimo periodo molto complicato della storia del Paese ha scelto di affidarsi a Milei per cercare di ricostruire un’alternativa di Argentina più solida e credibile a livello internazionale.

Senza entrare nel merito delle iniziative politiche di Milei in ambito sociale, politico ed economico è necessario invece segnalare quelle che sono le sue idee per quanto riguarda il mondo del calcio. Impossibile aspettarsi proposte «moderate» o in grado di non suscitare reazioni scomposte e in questo senso Milei non ha deluso nessuno tra coloro che lo aspettavano sulla soglia del calcio argentino.

I club devono scegliere se diventare privati oppure no

I club di calcio argentini, nomi che hanno fatto la storia del calcio come River Plate, Boca Juniors, Independiente, Argentinos Juniors, operano come società civili senza scopo di lucro. Una forma di gestione che Milei sul suo profilo su X non ha esitato a definire «socialismo povero nel calcio». Rincarando la dose in risposta ad un commento: «Ovviamente non ti interessa la qualità dello spettacolo o il livello di competitività del nostro campionato... Il tuo romanticismo (con quello di qualcun altro) prima o poi ucciderà il nostro amato calcio argentino...». Un pensiero molto netto e una visione chiarissima secondo la quale il sistema così come è andato avanti fino a questo momento non va bene ed è necessario cambiare in modo netto e senza perdere troppo tempo.

Così Milei ad agosto ha emanato un decreto che avrebbe dato alla Federazione calcistica argentina (AFA) un anno per modificare i suoi statuti e consentire ai club di far entrare al proprio interno capitali privati. Uno dei primi investitori interessati è stato Foster Gillett, figlio dell’ex comproprietario del Liverpool George Gillett, che si è recato in Argentina e ha incontrato funzionari governativi e diversi club della Serie A argentina. Molti club si sono subito detti contrari a questa ipotesi: con l’attuale modello infatti i guadagni che derivano dalle quote associative, dalla vendita dei biglietti, dai trasferimenti dei giocatori e dai diritti televisivi devono essere reinvestiti nel club. Il timore è che proprietari di diverso tipo si preoccupino più di fare soldi che della missione sociale dei club che spesso hanno un ruolo fondamentale per le comunità che gravitano intorno ad essi.

La Federazione argentina teme l’isolamento internazionale

La Federazione argentina non è di certo rimasta a guardare, anche perchè il piano di Milei punta dritto alla modifica del suo statuto. In un comunicato stampa, però, l’AFA ha evidenziato quelli che potrebbero essere rischi molto concreti per se stessa e per i club professionistici argentini. Nello specifico, se il presidente Milei imponesse per decreto l’ingresso di capitali privati nei club, la federazione sarebbe disaffiliata dalla FIFA e le sue squadre emarginate da tutte le competizioni internazionali. Timori espressi dopo un consulto legale con FIFA e Conmebol. «Al fine di evitare qualsiasi tipo di conseguenza o sanzione da parte della FIFA (che include anche la disaffiliazione) continueremo a difendere i diritti della Federcalcio argentina» si legge nella nota diramata dalla Federazione.

Lo scontro è frontale e senza esclusione di colpi e pareri anche di figure autorevoli in grado di alimentare ancora di più il dibattito. È il caso dell’ex attaccante Sergio Aguero che in una dichiarazione non si è opposto completamente a Milei e alla sua idea di permettere l’ingresso dei privati nei club argentini: «La proprietà privata potrebbe rafforzare i club, ma se i membri dicono di no, è no». Anche a Rosario per esempio, città natale di Messi, diversi membri del Newell’s Old Boys sono favorevoli a trasformare il vecchio club in una società a scopo di lucro.