Argentina, il boom dei cereali vale 54 miliardi di dollari. Ma il record dipende dal meteo e dai concorrenti

Sergio Giraldo

28 Settembre 2026 - 14:54

Con i porti ucraini bloccati e la soia Usa colpita dai dazi cinesi, l’Argentina punta al record di raccolto. Pesano infrastrutture carenti

Argentina, il boom dei cereali vale 54 miliardi di dollari. Ma il record dipende dal meteo e dai concorrenti

Secondo le prime stime della Borsa dei cereali di Buenos Aires, la campagna 2026/27 potrebbe portare la produzione argentina di granaglie a 158 milioni di tonnellate, contro i 157 della stagione appena chiusa, con un valore dell’attività economica legata al settore di 54 miliardi di dollari (quasi il 6% in più) ed esportazioni stimate in 41 miliardi. Per il governo di Javier Milei è una notizia preziosa, perché i prodotti agricoli e agroindustriali valgono ancora poco più della metà dei 67 miliardi di dollari di merci esportate dal Paese tra gennaio e agosto, nonostante la crescita di idrocarburi e miniere. Si tratta di una economia molto sbilanciata sulle materie prime.

Dalla siccità del 2023 ai raccolti record

Nella stagione 2022/23 una siccità tra le peggiori della storia moderna argentina aveva fatto crollare il raccolto a circa 94 milioni di tonnellate, con la soia scesa a meno della metà dell’anno precedente. Oggi il frumento ha toccato il record di 27,8 milioni di tonnellate e il mais è stimato dal governo a 71,7 milioni, quasi il 20% sopra il massimo precedente. Una ottima performance influenzata da diversi fattori.

Il mais argentino approfitta della crisi dell’export ucraino

Sul mais, in particolare, pesa molto il contesto internazionale. Le esportazioni di agosto e settembre dovrebbero arrivare a 10 milioni di tonnellate, contro i circa 3 di un anno normale, trainate dal Nord Africa, cliente tradizionale del grano ucraino. Secondo l’istituto di statistica Indec, nei primi sette mesi del 2026 le spedizioni verso quell’area sono salite del 45%, e il Marocco ha più che raddoppiato gli acquisti.

Gli attacchi russi sui porti della regione di Odessa, da cui passava il 90% dell’export cerealicolo ucraino, hanno costretto Kiev a ripiegare sul Danubio, dove però la siccità e il caldo estremo che hanno colpito l’Europa hanno abbassato il livello dell’acqua, tanto che ad agosto le spedizioni ucraine sono calate del 52%. Le stesse ondate di calore hanno danneggiato i raccolti di mais in Francia.

Un altro spazio lo ha lasciato il Brasile, secondo esportatore mondiale di mais, le cui vendite all’estero sono scese in tre anni di quasi il 20% dal record di 53 milioni di tonnellate, perché una quota crescente del raccolto finisce negli impianti di etanolo e il consumo interno è salito a 98 milioni di tonnellate.

La soia e la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Per la soia il vantaggio argentino deriva dalla tensione commerciale tra Washington e Pechino. Già nel settembre 2025, quando Buenos Aires sospese per qualche settimana i dazi all’export sui cereali, gli acquirenti cinesi prenotarono almeno dieci carichi di soia argentina nel periodo dell’anno di solito riservato agli Stati Uniti. Ancora oggi, nella lista di riduzioni tariffarie concordata dopo il vertice tra Xi Jinping e Donald Trump, la soia americana resta esclusa e continua a pagare un dazio aggiuntivo del 10%.

Il taglio delle retenciones deciso da Milei

Il contributo del governo passa dalle cosiddette retenciones, i dazi sulle esportazioni agricole, che Milei ha ridotto a più riprese. Nel 2025 l’aliquota sulla soia è scesa dal 33% al 26% e quella sul mais dal 12% al 9,5%, mentre da giugno 2026 frumento e orzo pagano il 5,5% invece del 7,5%. Per la soia è stato promesso un taglio graduale tra il 2027 e il 2028, subordinato però all’andamento delle entrate fiscali.

Il limite delle infrastrutture

Anche dentro la Borsa dei cereali a Buenos Aires si ammette che la competitività si ferma ai cancelli delle aziende agricole. Il presidente Ricardo Marra ha ricordato che per crescere nel prossimo decennio servono infrastrutture di trasporto migliori, dalle ferrovie ai porti, carenze che frenano il settore da decenni.

Le proiezioni della stessa Borsa sul Mercosur al 2036 indicano inoltre che l’aumento di mais e soia nella regione sarà guidato dal Brasile, mentre l’Argentina manterrebbe il primato solo sul frumento, con il 74% della crescita attesa. Con un raccolto previsto in aumento dello 0,5%, il nuovo record consiste nella tenuta di un livello già alto, affidata in buona parte al meteo e alle difficoltà dei concorrenti.