Anticipo della pensione, Ape Sociale in ritardo nel 2027

Andare in pensione nel 2027: confermata l'Ape Sociale, ma con una novità che non farà piacere ai lavoratori. Anche per l'anticipo pensionistico, infatti, l'accesso viene rimandato di una mensilità.

di Simone Micocci 0 Commenta

Anche nel 2027 sarà possibile accedere all’Ape Sociale, l’anticipo pensionistico in scadenza alla fine del 2026 per il quale il disegno di legge di Bilancio prevede una nuova proroga. Per chi raggiunge i requisiti nel prossimo anno, però, c’è una novità da considerare dal momento che l’età richiesta sale a 63 anni e 6 mesi, un mese in più rispetto a oggi.

La modifica è contenuta nell’articolo 51 della manovra, che - ricordiamo - deve ancora essere approvata definitivamente dal Parlamento. Bisognerà quindi attendere il testo finale per avere conferma sia del rinnovo che delle condizioni previste per accedervi.

Va detto che si tratta del secondo aumento del requisito anagrafico da parte del governo Meloni, dopo quello arrivato con la legge di Bilancio 2024. In quell’occasione l’età passò dagli originari 63 anni a 63 anni e 5 mesi, mentre con la nuova disposizione si aggiungerebbe un altro mese, portando a sei mesi l’incremento complessivo ed equiparandolo a quello che riguarderà tutte le opzioni di pensionamento.

Per il resto, l’Ape Sociale continua a essere riservata ad alcune categorie di lavoratori, ai quali viene riconosciuto un assegno dall’Inps durante l’attesa della pensione. Non tutti, quindi, possono smettere di lavorare all’età indicata, in quanto bisogna soddisfare anche le condizioni personali e contributive previste.

I nuovi requisiti

Nel 2027 il riferimento anagrafico diventa quindi di 63 anni e 6 mesi, mentre non vengono modificati gli anni di contributi necessari, che restano 30, 32 o 36 a seconda della propria situazione.

Partiamo dai disoccupati, per i quali servono almeno 30 anni di contributi e la conclusione della prestazione di disoccupazione spettante da almeno 3 mesi. Inoltre, è necessario che il rapporto di lavoro sia terminato per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa oppure risoluzione consensuale nell’ambito della procedura prevista dall’articolo 7 della legge n. 604 del 1966. Rientra anche chi ha concluso un contratto a tempo determinato, ma con una condizione aggiuntiva: nei 36 mesi precedenti la scadenza devono esserci almeno 18 mesi di lavoro dipendente.

Lo stesso requisito di 30 anni di contributi vale per chi ha un’invalidità civile almeno pari al 74% e per i caregiver. Questi ultimi devono assistere, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità grave ai sensi della legge 104. Per l’assistenza a un parente o affine di secondo grado convivente, invece, il diritto è subordinato alla situazione dei genitori o del coniuge della persona assistita: devono aver compiuto 70 anni, essere affetti da patologie invalidanti oppure essere deceduti o mancanti.

Per i dipendenti che svolgono attività gravose servono generalmente 36 anni di contributi, con almeno 7 anni di queste mansioni negli ultimi 10 oppure 6 negli ultimi 7. Le professioni ammesse sono quelle dell’allegato 3 alla legge n. 234 del 2021, tra le quali figurano insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, addetti alla gestione dei magazzini e personale delle pulizie.

Il requisito scende a 32 anni per gli operai edili individuati dalla normativa, i ceramisti e i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta.

Ricordiamo poi che per le lavoratrici gli anni richiesti vengono ridotti di 1 per ogni figlio, fino a un massimo di 2. Ad esempio, una madre con due figli può accedere con 28 anni di contributi se appartiene a una categoria per la quale ne servono normalmente 30.

Non basta, però, verificare età e contributi dal momento che per ottenere l’indennità bisogna aver cessato l’attività lavorativa e non essere titolari di una pensione diretta.

Resta inoltre il divieto di cumulo con redditi da lavoro dipendente o autonomo, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui: una soglia che non va confusa con un’autorizzazione a svolgere qualsiasi lavoro entro quell’importo.

L’importo

Come anticipato non ci sono altre novità rilevanti da segnalare. Quindi, l’importo massimo resta di 1.500 euro lordi al mese anche nel 2027, mentre la somma effettivamente riconosciuta dipende dalla pensione maturata al momento dell’accesso.

Prendiamo una pensione teorica di 1.200 euro lordi mensili: l’Ape Sociale viene pagata per lo stesso importo. Con un assegno maturato di 1.800 euro, invece, l’indennità si ferma a 1.500 euro, in quanto la parte che supera il limite non viene corrisposta.

Questo non significa che anche la pensione futura sarà limitata a 1.500 euro, in quanto il tetto riguarda esclusivamente l’indennità di accompagnamento alla pensione, mentre il trattamento successivo verrà liquidato secondo le regole applicabili alla propria posizione.

Bisogna poi considerare che l’Ape Sociale viene riconosciuta per dodici mensilità, senza tredicesima, e che l’importo non aumenta attraverso la rivalutazione annuale.

Non è prevista neppure l’integrazione al trattamento minimo.

Durante la fruizione non vengono accreditati contributi figurativi e, in caso di decesso, l’assegno non passa ai superstiti. Il pagamento prosegue fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, salvo il conseguimento, nel frattempo, di un altro trattamento pensionistico diretto anticipato.

Le scadenze

La proroga porta al 31 dicembre 2027 il termine entro cui maturare i requisiti. Per la domanda di riconoscimento delle condizioni, invece, bisogna considerare le scadenze precedenti previste durante l’anno.

Il testo richiama il secondo e il terzo periodo dell’articolo 1, comma 165, della legge n. 205 del 2017, estendendone l’applicazione al 2027. Il calendario che ne deriva prevede quindi i termini del 31 marzo, 15 luglio e 30 novembre, sui quali dovranno arrivare le istruzioni dell’Inps dopo l’approvazione definitiva.

Attenzione alle domande presentate dopo il 15 luglio: saranno prese in considerazione soltanto se restano disponibili le risorse necessarie. Il 30 novembre è comunque l’ultimo termine, anche per chi raggiunge il requisito anagrafico a dicembre.

Ricordiamo infine che la domanda di riconoscimento delle condizioni e quella per ottenere il pagamento sono due richieste differenti. Chi possiede già tutti i requisiti, compresa la cessazione del lavoro, può presentarle insieme per non perdere mensilità nell’attesa della certificazione, come indicato dall’Inps anche nel messaggio n. 128 del 14 gennaio 2026.

Per il prossimo anno bisognerà attendere le nuove indicazioni operative, senza dare per definitive le condizioni contenute nel disegno di legge. Se il Parlamento dovesse modificare l’età durante l’approvazione, sarà il requisito indicato nella legge finale a stabilire chi può accedere.

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