Pensione minima 2027, regole e nuovo importo dell’integrazione spiegati
Pensione minima, nuovo importo nel 2027 grazie alla rivalutazione. Ma salta l'aumento straordinario. Ecco tutto quello che serve sapere sull'integrazione: a chi, e quanto spetta.
Nuovo aumento della pensione minima nel 2027, ma la cattiva notizia è che, rispetto agli anni scorsi, l’unico incremento da considerare, stando al testo della manovra, è quello previsto dalla rivalutazione, ossia il meccanismo che adegua gli importi delle prestazioni previdenziali al costo della vita.
Rivalutazione che il disegno di legge di Bilancio 2027 rende più severa per coloro che percepiscono pensioni di importo complessivo superiore a 4 volte il trattamento minimo (ricordiamo che per la perequazione si prende come riferimento l’importo della pensione minima aggiornato al 2026).
Ma c’è una novità negativa da segnalare anche per coloro che oggi percepiscono importi molto bassi. Il prossimo anno, salvo modifiche in Parlamento, verrà meno la rivalutazione straordinaria delle pensioni di importo pari o inferiore al trattamento minimo, introdotta dal governo Meloni per sostenere il potere d’acquisto dei pensionati. Una rivalutazione extra che nel 2026 è pari all’1,3% e che, senza una proroga, dal 2027 cesserà di figurare nel cedolino.
Ciò significa due cose:
- Coloro che hanno diritto all’integrazione al trattamento minimo godranno sì di un aumento rispetto al 2026, ma comunque inferiore a quello che sarebbe spettato in caso di conferma della rivalutazione straordinaria.
- Chi invece ha una pensione bassa calcolata interamente con il contributivo, e di regola non ha diritto all’integrazione, beneficerà comunque della rivalutazione ordinaria, ma perderà l’incremento aggiuntivo dell’1,3%, che quest’anno vale pochi euro al mese.
Alla luce di queste novità, e in attesa che venga ufficializzato il tasso di rivalutazione, facciamo chiarezza su quanto spetta di pensione minima nel 2027, in particolare su come funziona l’integrazione e su chi ne ha diritto.
Pensione minima, il nuovo importo dell’integrazione da gennaio 2027
Per capire a quanto ammonterà la pensione minima nel 2027 bisogna fare una premessa. A oggi non c’è ancora una cifra ufficiale, perché deve essere confermato il tasso d’inflazione che verrà utilizzato per la perequazione. Le stime parlano del 2,9%, una percentuale elevata, tanto da indurre il governo Meloni a prevedere una rivalutazione ridotta sopra le 4 volte il trattamento minimo, così da limitare i costi.
Ebbene, come anticipato, la rivalutazione è piena fino a 4 volte il trattamento minimo 2026, ossia fino a 2.447,40 euro lordi al mese. Il minimo, oggi pari a 611,85 euro mensili, salirebbe quindi, se il tasso dovesse essere effettivamente del 2,9%, a 629,59 euro mensili, pari a 8.184,67 euro annui per 13 mensilità.
È però bene chiarire a cosa serve questa soglia, perché ci possono essere pensioni di importo più basso. Il trattamento minimo, infatti, va preso come riferimento per l’integrazione che spetta, di regola, solamente a chi ha contributi accreditati entro il 31 dicembre 1995 e una pensione calcolata con il sistema misto.
Il diritto all’integrazione non spetta, invece, ai contributivi puri. Fanno eccezione i titolari di assegno ordinario di invalidità, ai quali la Corte costituzionale, con la sentenza n. 94 del 3 luglio 2025, ha riconosciuto il diritto all’integrazione anche quando l’assegno è calcolato interamente con il sistema contributivo.
Come funziona e quando spetta l’integrazione
Nel caso invece di chi ha almeno un contributo settimanale accreditato entro il 31 dicembre 1995, se la pensione calcolata dall’Inps, in parte con il retributivo e in parte con il contributivo, dovesse risultare inferiore a 629,59 euro, potrà spettare un’integrazione fino al raggiungimento di questo importo.
Se, ad esempio, a un pensionato spettano 300 euro al mese e ci sono le condizioni per l’integrazione piena, l’Inps aggiungerà 329,59 euro al mese, così da raggiungere la suddetta quota.
Attenzione però, perché per avere diritto all’integrazione occorre soddisfare anche alcuni requisiti economici. Nel dettaglio, considerando sempre gli importi stimati per il 2027, l’integrazione spetterebbe per intero se i redditi personali rilevanti, esclusa la pensione da integrare, non superassero l’importo annuo del trattamento minimo, quindi 8.184,67 euro. Oltre questa soglia, ma al di sotto di 16.369,34 euro, ossia 2 volte il minimo annuo, l’integrazione potrebbe ancora spettare per intero o in misura parziale, a seconda dell’importo della pensione.
Inoltre, per le pensioni con decorrenza da gennaio 1994, se il pensionato è coniugato e non legalmente ed effettivamente separato, si tiene conto anche del reddito cumulato con quello del coniuge. Di fatto, per le pensioni con decorrenza nel 1994, l’integrazione spetterebbe per intero con un reddito coniugale fino a 4 volte il minimo annuo, ossia 32.738,68 euro. Oltre questa cifra, ma al di sotto di 5 volte il minimo, ossia 40.923,35 euro, potrebbe spettare per intero o in misura parziale.
Infine, per le pensioni con decorrenza dal 1995, l’integrazione spetterebbe per intero con un reddito coniugale fino a 3 volte il minimo annuo, ossia 24.554,01 euro. Oltre questa cifra, ma al di sotto di 4 volte il minimo, ossia 32.738,68 euro, potrebbe ancora spettare per intero o in misura parziale.
Pensione minima, addio alla rivalutazione straordinaria
Va detto che oggi l’importo effettivamente pagato a chi percepisce la pensione minima è leggermente più elevato dei 611,85 euro sopra indicati. A questa cifra va infatti aggiunta la rivalutazione straordinaria dell’1,3%, che porta la pensione minima a un massimo di 619,80 euro al mese.
Questa rivalutazione, come anticipato, non è stata confermata nel testo del disegno di legge di Bilancio presentato alla Camera. Ciò significa che, se il tasso di rivalutazione ordinaria sarà del 2,9%, ci sarebbe un aumento effettivo di circa 10 euro al mese.
La mancata proroga interessa in particolar modo i contributivi puri, ossia coloro che hanno contributi accreditati esclusivamente dal 1° gennaio 1996. Come visto sopra, infatti, di regola non hanno diritto all’integrazione al minimo, mentre potevano beneficiare della rivalutazione straordinaria anche su una pensione inferiore a quella soglia.
Dal 2027, quindi, sull’importo calcolato dall’Inps spetterebbe la sola rivalutazione ordinaria, ferma restando la possibilità di percepire anche l’Assegno sociale per chi ne soddisfa i requisiti.
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