Aliquote Irpef 2024 e nuovi scaglioni: cosa cambia per calcolo e detrazioni

Patrizia Del Pidio

31 Gennaio 2024 - 16:14

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Per il solo 2024 le aliquote Irpef sono ridotte da quattro a tre. A cambiare, oltre a scaglioni e aliquote anche le detrazioni per lavoro dipendente e la no tax area. Tutte le novità.

Aliquote Irpef 2024 e nuovi scaglioni: cosa cambia per calcolo e detrazioni

La riforma fiscale, attuata in parte dalla Legge di Bilancio, ha rimodulato le Aliquote Irpef, che, nel 2024, passano da quattro e tre. Come sono cambiate le aliquote Irpef dal 1° gennaio 2024?

Lo scopo della modifica e dell’introduzione delle nuove aliquote Irpef 2024 è quella di abbassare la pressione fiscale che grava sui lavoratori con redditi medio-bassi. La revisione dell’Irpef porta come primo cambiamento l’applicazione dell’aliquota al 23% per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, per i quali fino allo scorso anno era dovuta un’aliquota al 25%. Il risparmio massimo che la nuova tassazione porta è pari a 260 euro l’anno.

Quello che va sottolineato è che la rimodulazione delle aliquote Irpef è prevista per il solo 2024, in attesa della flat tax. Questo è solo il primo modulo di riforma delle imposte sul reddito delle persone fisiche in base a quanto previsto dalla legge delega per la riforma fiscale. In mancanza di un ulteriore intervento normativo, quindi, a partire dal 1° gennaio 2025 si tornerà a pagare l’Irpef con le quattro aliquote previste fino al 31 dicembre 2023.

Altre novità sono previste negli altri decreti legislativi approvati con modifiche al contenzioso tributario per renderlo più celere e l’approvazione del nuovo Statuto dei diritti del contribuente.

Per comprendere come cambiano le aliquote e gli scaglioni Irpef con questa novità, però, bisogna capire come funziona l’Irpef, cos’è, come è stata applicata nel passato e come sta mutando nel presente.

In questa guida completa rispondiamo a tutti i dubbi che possono nascere sullo spinoso argomento che riguarda il reddito delle persone fisiche e spiaghiamo come si calcola l’Irpef 2024.

Cosa sono le aliquote Irpef?

Partiamo con il dire che l’Irpef è un’imposta e non una tassa. Le tasse, infatti, sono dovute dai cittadini in cambio di beni o servizi (come ad esempio la Tari, che è la tassa che si paga in cambio dello smaltimento e il ritiro dei rifiuti), mentre le imposte sono pagate per contribuire ai servizi collettivi indivisibili, ovvero non hanno una destinazione specifica, ma servono a finanziare tutto ciò che non è collegabile a chi ne usufruisce direttamente (ad esempio la sicurezza).

L’Irpef è l’imposta per eccellenza, quella versata da chiunque produca un reddito. Si tratta di un’imposta personale, diretta e progressiva, ma cosa significa? Detto in modo semplice e immediato l’Irpef è:

  • personale, in quanto ogni persona è tassata per il reddito prodotto;
  • diretta, perché colpisce direttamente la ricchezza nel momento in cui viene prodotta (il reddito);
  • progressiva, in quanto il suo ammontare cresce in misura più che proporzionale all’aumentare del reddito.

A regolare l’Irpef è il Tuir che disciplina, oltre alla tassazione, anche le eventuali detrazioni e deduzioni che spettano alle persone soggette all’imposta.

L’imposta è in vigore dal 1973 e riguarda circa 40 milioni di contribuenti. Fino al 2022 erano previsti cinque scaglioni di reddito a cui corrispondevano altrettante aliquote Irpef. La legge di Bilancio 2023 ha ridotto, a partire dal 1° gennaio 2023, le aliquote e gli scaglioni a quattro. Con la Legge di Bilancio 2024, poi, si apportano nuove modifiche agli scaglioni e alle aliquote Irpef.

Chi paga l’Irpef 2024?

L’imposta sul reddito delle persone fisiche è dovuta da tutte le persone fisiche residenti e non residenti sul territorio Italiano. A pagare l’Irpef, quindi, è chi:

  • vive e lavora in Italia;
  • vive in Italia e produce redditi all’estero;
  • vive all’estero e produce redditi in Italia.

Sono assoggettati all’Irpef tutti coloro che producono i seguenti redditi:

  • di fabbricati o di terreni (redditi fondiari);
  • di capitale;
  • di lavoro autonomo (con l’esclusione di quelli dei contribuenti che hanno aderito al regime forfettario, che versano una imposta sostitutiva all’Irpef);
  • di lavoro dipendente;
  • di pensione;
  • di impresa;
  • assimilati a quelli di lavoro dipendente e di pensione;
  • diversi (elencati nell’articolo 67 del Tuir).

L’Irpef si applica sul reddito complessivo che il soggetto produce. Come si calcola l’imposta lorda? Si deve applicare al reddito complessivo (al netto di onerei deducibili) le aliquote previste in base agli scaglioni di reddito.

Dall’imposta lorda, poi, devono essere sottratte le detrazioni previste dalla normativa (come quelle per i figli e i familiari a carico, quelle per determinate spese sostenute nell’anno, quelle previste per la tipologia di reddito). Dall’imposta lorda, poi, vanno sottratti anche eventuali crediti di imposta spettanti.

Aliquote Irpef 2023

Nel 2023, come abbiamo accennato, erano previsti quattro scaglioni di reddito e altrettante aliquote Irpef così strutturate:

  • 23% sui redditi fino a 15.000 euro;
  • 25% sui redditi compresi tra i 15.000 e i 28.000 euro;
  • 35% sui redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro;
  • 43% sui redditi che superano i 50.000 euro.

Alla progressività dell’Irpef contribuiscono anche altri elementi, oltre agli scaglioni di reddito e alle diverse aliquote, che nello specifico sono: la no tax area, le detrazioni e le deduzioni. Proprio grazie a tutti questi elementi l’Irpef da versare è personalizzata sulla base della situazione lavorativa e di quella familiare.

Aliquote Irpef 2024

Il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri il 28 dicembre 2023 ha confermato quanto previsto dalla legge delega in attuazione della riforma fiscale. Gli interventi in questione, e questa probabilmente è la novità più importante, sono introdotti solo per il 2024 e non a livello strutturale. Per confermare le novità 2024 anche negli anni successivi, quindi, sarà necessario intervenire ancora in base al reperimento delle risorse necessarie.

Le novità che riguardano l’Irpef nel 2024 prevedono tre interventi specifici e nel dettaglio:

  • equiparazione della no tax area di dipendenti e pensionati;
  • accorpamento del primo e secondo scaglione di reddito sotto un’unica aliquota;
  • introduzione di una franchigia di 260 euro sulle detrazioni al 19%, escluse però le spese sanitarie.

Il primo intervento, quello sulla no tax area, riguarda solo i lavoratori dipendenti che vedono, di fatto, le detrazioni spettanti aumentare da 1.880 euro a 1.955 euro. Il terzo intervento, invece, riguarda solo coloro che hanno un reddito superiore a 50.000 euro, ovvero coloro che non beneficiano in alcun modo (ma non ne sono neanche penalizzati) della novità 2024, visto che il risparmio massimo previsto, di 260 euro, è annullato dalla franchigia prevista sulle detrazioni al 19%.

La novità più interessante, tra le tre, è sicuramente la riduzione degli scaglioni di reddito e delle relative aliquote percentuali che andremo a esaminare più nel dettaglio.
Deve essere però ricordato che per il 2024 non è confermata la flat tax incrementale. Inoltre la riduzione delle aliquote Irpef da 4 a 3 ha come effetto immediato una riduzione del principio della progressività. L’obiettivo dichiarato è andare verso l’aliquota unica.

Come sono cambiate le aliquote Irpef nel 2024?

Nel 2024 le aliquote Irpef subiscono una rimodulazione e vengono accorpati primo e secondo scaglione di reddito sotto un’unica aliquota percentuale, quella al 23%. Sparisce, quindi, l’aliquota Irpef al 25% e restano invariate le altre due.

Per la precisione le aliquote Irpef 2024 sono così strutturare:

  • 23% sui redditi fino a 28.000 euro;
  • 35% sui redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro;
  • 43% sui redditi che superano i 50.000 euro.

Confronto aliquote Irpef 2023-2024

Per capire nel dettaglio come cambiano le aliquote Irpef dal 2023 al 2024 è utile la seguente tabella:

Scaglioni di reddito 2023 Aliquote Irpef 2023 Scaglioni di reddito 2024 Aliquote Irpef 2024
fino a 15.000 euro 23% fino a 28.000 euro 23%
da 15.000 a 28.000 euro 25% abolito abolita
da 28.000 a 50.000 euro 35% da 28.000 a 50.000 euro 35%
oltre 50.000 euro 43% oltre 50.000 euro 43%

Esempi di applicazione delle aliquote Irpef 2024

Come si calcola l’Irpef nel 2024, applicando le nuove aliquote? Supponiamo che un lavoratore dipendente abbia un reddito di 32.000 euro lordi. L’Irpef dovuta va calcolata nel seguente modo:

  • 23% sui primi 28.000 euro di reddito (6.440 euro);
  • 35% sui restanti 4.000 euro di reddito ( 1.400 euro).

Sui 7.840 euro di Irpef dovuta, poi, bisogna applicare detrazioni e deduzioni spettanti e addizionali comunali e regionali all’Irpef.

Per comprendere meglio come funzionano le aliquote Irpef 2024, facciamo un altro esempio su un contribuente con reddito di 56.000 euro. In questo caso si applica:

  • 23% sui primi 28.000 euro di reddito (6.440 euro);
  • 35% sui successivi 22.000 euro di reddito (7.770 euro);
  • 43% sui restanti 6.000 euro di reddito (2.580 euro).

Anche in questo caso, però, bisogna applicare detrazioni, deduzioni e addizionali regionali e comunali per avere un’idea di quale sia l’imposta netta da pagare.

Come sono cambiate le detrazioni Irpef nel 2024?

Per i lavoratori dipendenti le detrazioni da lavoro passano dai 1.880 euro annui del 2023 ai 1.955 euro del 2024. Annualmente, quindi, per questi lavoratori ci sarà diritto a 75 euro di detrazioni in più.

Per quanto riguarda, invece, le detrazioni fiscali per le spese sostenute, quelle al 19% cambiano per chi ha redditi superiori ai 50.000 euro. Per questi contribuenti è stata introdotta una franchigia di 260 euro (che annulla i benefici della nuova Irpef): in questo caso l’importo lordo delle detrazioni riconosciuto sarà diminuito di 260 euro. Questa novità è stata introdotta con lo scopo di compensare in parte il gettito minore per le casse dello Stato dopo l’accorpamento del primo e del secondo scaglione di reddito.

Come cambia la detrazione delle spese per chi ha reddito superiore a 50.000 euro

Per mantenere quella che è stata definita equità orizzontale, come abbiamo detto, per i titolari di reddito complessivo superiore a 50.000 euro la detrazione lorda spettante diminuita di un importo pari a 260 euro per le detrazioni spettanti per :

  • tutte le spese che beneficiano di una detrazione al 19% con l’esclusione di quelle sanitarie (in queste spese rientrano, d esempio, gli interessi passivi dei mutui per la prima casa, le spese funebri, i canoni di locazione per gli studenti fuori sede, le spese di istruzione scolastica e universitaria, solo per citarne alcune);
  • i premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi.

Non sono soggetto di decurtazione, invece, tutte le altre detrazioni spettanti, come ad esempio quelle per ristrutturazione edilizia.

Come detrazioni e deduzioni abbassano l’Irpef 2024

Una volta applicate le aliquote Irpef al reddito prodotto si ottiene l’Irpef lorda dovuta. Il contribuente, però, deve pagare l’imposta netta, ovvero quella ridotta dalle detrazioni. Le detrazioni permettono, di fatto, di ridurre l’imposta dovuta (una volta che questa è stata calcolata sul reddito complessivo) e sono riconosciute in parte per la condizione del contribuente.

Per lavoratori dipendenti e pensionati nel 2024 le detrazioni massime riconosciute sul reddito prodotto sono di 1.955 euro; come accade per l’imposta, che aumenta all’aumentare del reddito, lo stesso meccanismo è riconosciuto per le detrazioni sul reddito da lavoro che diminuiscono al crescere del reddito, per lasciare l’azione dell’imposta progressiva. Oltre alle detrazioni riconosciute per la condizione del contribuente, sono previste una serie di detrazioni al 19% su spese sostenute a vario titolo (sanitarie, istruzione, interessi passivi del mutuo, ecc...) e altre detrazioni di percentuale più alta per spese sostenute per la manutenzione, l’efficientamento e la ristrutturazione di immobili.

Le deduzioni, invece, agiscono non sull’Irpef lorda riducendola, ma abbassando il reddito imponibile su cui l’Irpef viene calcolata. Di fatto, quindi, chi ha diritto a deduzioni le sottrae dal reddito complessivo prima dell’applicazione delle aliquote Irpef. In questo caso, quindi, lo sconto sull’imposta è dato dall’aliquota che si sarebbe pagata sull’importo dedotto. Le deduzioni, tra l’altro, contribuiscono anche a evitare di passare all’aliquota Irpef superiore per superamento dello scaglione di reddito, visto che le deduzioni si calcolano prima dell’applicazione delle aliquote Irpef sul reddito.

Reddito imponibile e complessivo ai fini Irpef, la differenza

Quando si parla di applicazione delle aliquote Irpef vengono spesso utilizzati i termini di reddito imponibile e reddito complessivo come sinonimi, ma tra le due tipologie di reddito vi è differenza.
Il reddito complessivo, infatti, è dato dalla somma di tutti i redditi che il soggetto produce: reddito da lavoro dipendente a cui aggiungere anche il reddito da eventuale pensione, da fabbricati, da locazioni, da lavoro autonomo. Tutti i redditi che un soggetto ha si sommano insieme per formare il reddito complessivo.

Il reddito imponibile, invece, è quello su cui ogni soggetto è chiamato a pagare le tasse e si ottiene sottraendo al reddito complessivo le spese deducibili.
Le spese deducibili che possono essere sottratte al reddito complessivo sono, ad esempio:

  • assegni periodici corrisposti all’ex coniuge;
  • contributi previdenziali;
  • erogazioni di denaro verso università o enti di ricerca pubblici.

Se un lavoratore, ad esempio, ha un reddito complessivo di 56.000 euro ma ha diritto a 12.000 euro di deduzioni per spese sostenute, il reddito imponibile su cui si calcolerà l’Irpef è pari a 44.000 euro.

Irpef lorda e Irpef netta, la differenza

Quando si parla di Irpef bisogna fare una netta distinzione tra:

  • Irpef lorda, che è l’imposta dovuta;
  • Irpef netta, che è l’imposta che il soggetto è chiamato a versare.

L’Irpef lorda è l’imposta che si calcola sul reddito imponibile applicando le aliquote Irpef riferite al reddito.

Facciamo un esempio. Un lavoratore guadagna 30.000 euro l’anno. L’Irpef lorda si calcola sommando il:

  • 23% dei primi 28.000 euro (6.440 euro);
  • 35% dei 2.000 euro restanti (700 euro).
    L’irpef lorda è pari a 7.140 euro. Lo stesso lavoratore però, tra detrazioni da lavoro dipendente, spese mediche sostenute, scuola e università per i figli e spese funebri, ha diritto a 3.420 euro di detrazioni.

L’Irpef netta si calcola sottraendo da quella lorda le detrazioni spettanti e, quindi, è pari a 3.720 euro. Essendo il soggetto un lavoratore dipendente ha versato l’Irpef presunta mese dopo mese in busta paga, in sede di dichiarazione dei redditi avrà diritto sicuramente a un rimborso visto che l’imposta netta è inferiore a quello che ha versato.

Come abbiamo visto le deduzioni abbassano la il reddito imponibile su cui si calcola l’imposta, mentre le detrazioni vanno a ridurre l’Irpef dovuta.

Aliquote Irpef 2024, come cambia la no tax area?

Le nuove aliquote Irpef, con i cambiamenti previsti per le detrazioni da lavoro dipendente, hanno effetto anche sulla no tax area.

L’Irpef, infatti, non è dovuta per i redditi che non superano una determinata soglia, in quanto l’imposta è azzerata dalle detrazioni spettanti. Nel 2023 la soglia della no tax area per i lavoratori dipendenti era fissata a 8.174 euro (per questo limite di reddito l’imposta dovuta era pari a 1.880 euro, ovvero lo stesso importo delle detrazioni spettanti).

Nel 2024, per effetto dell’equiparazione delle detrazioni da lavoro dipendenti con quelle da pensioni a 1.955 euro, anche la no tax area cambia ed è innalzata a 8.500 euro per i lavoratori dipendenti (per questo limite di reddito l’imposta dovuta è pari a 1.955 euro, ovvero lo stesso importo delle detrazioni spettanti).

Dal 1° gennaio 2024, quindi, l’importo massimo di reddito per essere esentati dal pagamento dell’Irpef è fissato a 8.500 euro.

Nuove aliquote Irpef 2024 come cambia il calcolo del trattamento integrativo

Il trattamento integrativo spetta a tutti i lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito fino a 15.000 euro a patto che l’imposta dovuta sia superiore alle detrazioni da lavoro spettante. La regola generale, quindi, vuole che il trattamento integrativo spetti solo a chi ha capienza fiscale.

Se la regola fosse rimasta invariata molti dei lavoratori che oggi percepiscono il trattamento integrativo sarebbero rimasti esclusi dal beneficio. Proprio per questo motivo è stato modificato il sistema di calcolo per la spettanza dei 100 euro in busta paga prevedendo che l’imposta dovuta sia superiore alle detrazioni spettanti a cui sottrarre l’importo di 75 euro (riproporzionato in base al periodo di anno lavorato).

Questo correttivo nel calcolo, che non impatta minimamente sui lavoratori, è stato necessario per garantire a tutti i beneficiari che percepivano il trattamento integrativo nel 2023 di continuare a vederselo erogare anche nel 2024.

Chi paga meno tasse con le aliquote Irpef 2024?

A beneficiare dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito e delle prime due aliquote Irpef sono tutti coloro che hanno un reddito compreso tra 15.000 e 50.000 euro. Nel particolare gli effetti saranno i seguenti:

  • per chi ha un reddito fino a 15.000 euro non vi sarà alcun beneficio sull’Irpef lorda da versare visto che l’aliquota Irpef applicata su questi limiti di reddito non varia e resta al 23%. Un piccolo sconto sull’Irpef è riconosciuto, però, ai lavoratori dipendenti le cui detrazioni da lavoro crescono da 1.880 euro a 1.955 euro per effetto dell’equiparazione della no tax area tra dipendenti e pensionati (massimo beneficio previsto è di 75 euro);
  • per chi ha redditi fino a 28.000 euro ci sarà un risparmio pari al 2% di tutto il reddito prodotto oltre i 15.000 (ovvero la differenza di aliquota Irpef applicata sul reddito maggiore rispetto ai 15.000 euro). Facciamo un esempio: per chi guadagna 22.000 euro il risparmio è di 140 euro, ovvero il 2% dei 7.000 euro che eccedono i 15.000 euro;
  • per chi ha redditi pari o superiori a 28.000 ma fino a 50.000 euro il risparmio è di 260 euro annui;
  • per i redditi superiori a 50.000 euro, invece, non ci sarà alcun beneficio perchè azzerato dalla franchigia di 260 euro prevista sulle spese detraibili al 19%.

Aliquote Irpef 2024, differenza tra media e marginale

Quando si parla di aliquote Irpef bisogna conoscere anche la differenza tra aliquota media e marginale. L’aliquota Irpef media è quella effettiva applicata sul reddito e data, quindi, dal rapporto percentuale che si ha tra reddito imponibile e imposta netta.

Se un lavoratore ha un reddito di 35.000 euro l’imposta dovuta è data da due aliquote Irpef diverse applicate:

  • il 23% sui primi 28.000 euro;
  • il 35% sui successivi 7.000 euro.

L’Irpef lorda dovuta è pari a 8.890 euro, ovvero il 25,4% del reddito complessivo. L’aliquota Irpef media applicata sul reddito complessivo (25,4%), come è evidente, è molto più bassa dell’aliquota più alta applicata (35%).

L’aliquota Irpef marginale, invece, è quella applicata sull’ultima porzione di reddito (nel caso del nostro esempio il 35% applicato sugli ultimi 7.000 euro). Si tratta, quindi, dell’aliquota da considerare su eventuali aumenti di reddito. Nel caso dell’esempio bisogna considerare che per ogni 1.000 euro in più guadagnati, 350 euro saranno destinati al pagamento dell’Irpef.

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