L’AfD ha vinto le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt con il 43,8% dei voti, il miglior risultato mai ottenuto dal partito in una consultazione a livello di Land. Il dato provvisorio diffuso nella notte dalla commissione elettorale regionale di Halle assegna alla CDU del presidente uscente Sven Schulze il 17,2% (nel 2021 i cristiano-democratici avevano preso il 37,1%, l’AfD il 20,8%).
A votare è stato circa il 78% degli 1,7 milioni di aventi diritto, un livello di partecipazione mai registrato dalla ricostituzione del Land nel 1990. Cinque anni fa l’affluenza si era fermata al 60,3%, il precedente massimo era il 71,7% del 1998.
Il partito AfD guidato in Sassonia-Anhalt da Ulrich Siegmund ha più che raddoppiato i consensi, ma non ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi, ed è questo il nodo attorno al quale ruota tutto quello che accadrà nelle prossime settimane a Magdeburgo.
Il risultato delle elezioni in Sassonia-Anhalt
Oltre ad AfD e CDU, entrano nel parlamento regionale quattro forze:
- SPD: 9,3%
- Verdi: 8,9%
- Linke: 8,6%
- BSW (il partito di Sahra Wagenknecht): 5,3%
Fuori dal Landtag la FDP, ferma al 2,6% dopo il 6,4% del 2021. Sconfitta anche simbolica per la CDU: Sven Schulze, che guida il governo regionale solo da gennaio dopo il passaggio di consegne con Reiner Haseloff, non ha conquistato il collegio uninominale di Magdeburgo III, dove si è fermato al 31,7% contro il 35,2% del candidato AfD Christian Mertens.
Perché il 43,8% dell’estrema destra non basta per governare
Il nuovo Landtag conta 83 seggi e la soglia per la maggioranza è fissata a 42. L’AfD ne ottiene 39. Una coalizione fra CDU, SPD, Verdi, Linke e BSW arriverebbe a 44, ma allo stesso numero arriverebbe anche un’intesa fra AfD e BSW. I cinque seggi del partito di Wagenknecht sono quindi decisivi in entrambe le direzioni.
Il BSW, che si è presentato con una doppia candidatura composta da Thomas Schulze e Claudia Wittig, ha già indicato che non parteciperà a quella che ha definito una «coalizione del muro di protezione» e si asterrà in un eventuale terzo scrutinio per l’elezione del presidente del Land, dove basta la maggioranza semplice. La presidente federale del partito, Amira Mohamed Ali, ha proposto un presidente sovrapartitico che governi con maggioranze variabili coinvolgendo l’intero parlamento.
Siegmund ha respinto l’ipotesi definendo la proposta del BSW «un pasticcio» e ha escluso che l’AfD accetti «giochetti, tolleranze o governi di minoranza, perché non sono stabili», evocando nuove elezioni in caso di stallo. Alice Weidel ha parlato di «risultato storico» e di «mandato di governo chiarissimo», sostenendo che al partito più votato spetti sempre il compito di formare l’esecutivo. Dal fronte opposto il ministro di Stato alla Cancelleria Philipp Amthor (CDU) ha ribadito che il suo partito non collaborerà con l’AfD, aggiungendo che ora tocca a chi ha superato il 40% dimostrare di saper governare.
La posta in gioco: il muro di protezione
Quello che rende questo voto diverso dai precedenti successi dell’AfD nei Länder orientali è la possibilità concreta che per la prima volta dal 1945 un partito di estrema destra assuma responsabilità di governo in una regione tedesca.
La federazione regionale dell’AfD in Sassonia-Anhalt è classificata dall’ufficio per la protezione della Costituzione del Land come organizzazione «certamente di estrema destra» dal novembre 2023. La stessa classificazione è stata applicata l’anno scorso al partito a livello federale dai servizi interni, con un provvedimento che l’AfD ha impugnato davanti ai tribunali. Su questo presupposto poggia il cosiddetto muro di protezione, cioè il rifiuto di tutte le altre forze politiche di collaborare con il partito.
Il risultato di Magdeburgo mette quel principio sotto tensione senza ancora abbatterlo. La CDU ha ribadito il proprio rifiuto, il BSW ha annunciato che non entrerà in una coalizione anti-AfD ma neppure in una con l’AfD, e la strada del terzo scrutinio resta aperta soltanto se Siegmund accetta di guidare un governo privo di una maggioranza stabile, ipotesi che finora ha respinto. Lo stallo, in queste condizioni, è lo scenario più probabile nel breve periodo.
L’effetto su Berlino: l’AfD è prima nei sondaggi nazionali
Il voto regionale arriva su un quadro federale già rovesciato rispetto alle politiche del febbraio 2025. Nella media dei principali istituti aggiornata al 5 settembre, l’AfD è al 27,6%, davanti a CDU/CSU al 20,6%, con i Verdi al 15%, la SPD al 12,6% e la Linke all’11,8%. Alle elezioni dello scorso anno l’AfD aveva ottenuto il 20,8% e l’Unione il 28,5%: in diciotto mesi i due partiti si sono scambiati le posizioni, con circa sette punti guadagnati dai primi e otto persi dai secondi.
È il motivo per cui il risultato di un Land da poco più di due milioni di abitanti ha portato immediatamente a una seria discussione sul governo federale. Il capogruppo dell’Unione al Bundestag Thorsten Frei ha parlato di «evento dirompente», respingendo però ogni ipotesi di dibattito sulla leadership di Friedrich Merz. La ministra della Cancelleria Nina Warken ha usato la parola «cesura», la segretaria generale Franziska Hoppermann ha ammesso che il risultato «ci tocca emotivamente».
Nella SPD, il vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato anche lui di «cesura» e di «un segnale a Berlino». Il capogruppo parlamentare Dirk Wiese ha attribuito parte del successo dell’AfD alla retorica del cancelliere verso chi lavora. Ralf Stegner ha messo in guardia il proprio partito dal mettere in discussione la partecipazione al governo, elencando le tre alternative che ne deriverebbero: una collaborazione CDU-AfD che ritiene improbabile, un governo di minoranza sostenuto da una maggioranza di destra, oppure elezioni anticipate. Amthor ha replicato che rimettere in discussione le riforme sarebbe «la risposta completamente sbagliata».
Il presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, si è detto sconvolto dal risultato, aggiungendo che la responsabilità ricade su chi ha votato quel partito. La fondazione che gestisce i memoriali di Buchenwald e Mittelbau-Dora ha parlato di possibile «cesura storica», osservando che chi contesta il lavoro di quelle istituzioni potrebbe in futuro decidere sul loro finanziamento.
I mercati, per ora, hanno archiviato la notizia. L’ultima chiusura del Dax, venerdì, è avvenuta a 26.046 punti in rialzo dello 0,17% e oggi viaggia poco mosso a quota 26.014, l’euro viaggia attorno a 1,1614 dollari e nei commenti mattutini delle sale operative tedesche il voto compare come tema di conversazione ma senza rilevanza per i corsi. La seduta è per di più a volumi ridotti, con Wall Street chiusa per il Labor Day. Agli occhi dei mercati, quel che conta per il rischio sovrano resta il governo federale, e lì la coalizione fra Unione e SPD è in carica. È la sua tenuta, non il voto in sé, il canale attraverso cui Magdeburgo potrebbe eventualmente arrivare ai listini.
Le reazioni in Italia
Sul fronte italiano l’unico esponente della maggioranza a congratularsi con l’AfD è stato Matteo Salvini. «Complimenti all’amica Alice Weidel e a tutta AfD per il trionfo in Sassonia-Anhalt», ha scritto il vicepremier e leader della Lega, parlando di «un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro» e concludendo: «Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile». Più diretto Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che commentando gli exit poll ha aggiunto che «Merz ha l’ulcera». Ricordiamo che la Lega e l’AfD non siedono nello stesso gruppo a Strasburgo e negli ultimi due anni il partito italiano ha preso le distanze dai tedeschi.
Di segno opposto la reazione di Antonio Tajani. «L’esito del voto in Sassonia-Anhalt è l’affermazione di una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce Forza Italia», ha detto il ministro degli Esteri, definendolo «una pessima notizia che speriamo sia un’eccezione locale» e chiedendo alle forze popolari e liberali europee una svolta nelle politiche comunitarie.
Dall’opposizione, Giuseppe Conte ha letto il risultato in chiave sociale, sostenendo che il riarmo abbia preso il posto della lotta alle diseguaglianze. Angelo Bonelli ha parlato di «segnale d’allarme per tutta l’Europa, che rischia di essere travolta da nazionalismi e suprematismi razziali», mentre il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha evocato «una nube nera» che «anche in Italia sta diventando sempre più nera».
Le reazioni in Europa
In Austria il leader della FPÖ Herbert Kickl ha letto il voto come la fine del cordone sanitario: «Gli elettori oggi non hanno soltanto votato l’AfD, hanno soprattutto sfiduciato il fronte compatto dei partiti di sistema», ha dichiarato, aggiungendo che la svolta in Germania culminerà con una cancelliera Alice Weidel. L’ex premier ungherese Viktor Orbán, uscito di scena dopo la sconfitta alle politiche del 12 aprile contro Péter Magyar, ha parlato di «una notte enorme per la Germania e per l’Europa» e ha definito il risultato soltanto l’inizio. Messaggi di congratulazioni sono arrivati anche da esponenti di partiti di destra cechi e da altre formazioni sovraniste del continente.
Da notare, invece, il silenzio del Rassemblement National. Fino a questo momento il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella non ha diffuso alcuna posizione ufficiale, una prudenza leggibile alla luce del percorso di normalizzazione avviato in vista delle presidenziali francesi. Dalla Francia sono arrivate invece reazioni dal centro e dalla sinistra. Il ministro per gli Affari europei Benjamin Haddad ha definito l’esito un momento serio per l’Europa, sostenendo che le paure sociali vadano prese sul serio ma che nazionalismo e xenofobia non possano essere la risposta. Gabriel Attal, presidente di Renaissance, ha parlato di segnale d’allarme e ha chiesto una strategia che non si limiti ad arginare l’estrema destra. Jean-Luc Mélenchon ha definito il risultato una catastrofe e ha aggiunto una considerazione che tocca il dossier europeo più delicato: in queste condizioni, ha scritto, il progetto tedesco di dotarsi del primo esercito convenzionale d’Europa non è accettabile per la Francia.
Il voto arriva inoltre mentre il Patto su migrazione e asilo è entrato nella sua fase di piena applicazione, il 12 giugno 2026, in tutti e 27 gli Stati membri, con lo screening pre-ingresso, le procedure di frontiera da chiudere entro dodici settimane e il regolamento sui rimpatri collegato. Il terzo rapporto della Commissione sullo stato di attuazione, dell’8 maggio, segnalava ritardi diffusi. Così, un risultato di queste proporzioni nel Paese che finanzia la quota maggiore del bilancio comune sposta il baricentro del dibattito su rimpatri e Paesi terzi sicuri ben oltre i confini della Sassonia-Anhalt.
Cosa succede adesso?
Il 20 settembre si vota in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino. Nel Land del nord-est un sondaggio Forsa per la Ostsee-Zeitung pubblicato il 2 settembre dà l’AfD al 37%, davanti alla SPD della presidente Manuela Schwesig al 23%, alla CDU al 13% e alla Linke all’11%. Nel 2021 la SPD aveva vinto con il 39,6% e l’AfD si era fermata al 16,7%. A Berlino, dove governa una coalizione CDU-SPD, i sondaggi collocano l’AfD al secondo posto dietro i cristiano-democratici.
Se in Meclemburgo-Pomerania si ripetesse lo schema di Magdeburgo, la Germania si troverebbe con due Länder ingovernabili senza l’AfD e una coalizione federale sotto pressione a metà legislatura.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.