Questo Paese asiatico ha superato per la prima volta la Svizzera diventando la prima nazione al mondo per gestione patrimoniale offshore.
Quando si parla di paradisi fiscali, tra i vari Paesi che vengono subito in mente figura certamente anche la Svizzera, che per anni è stata il principale centro mondiale per la gestione patrimoniale offshore. Ora però, secondo il recente report redatto da Boston Consulting Group, per la prima volta nella storia a superare la Svizzera è stata Hong Kong, diventata il più grande centro mondiale per la gestione patrimoniale offshore. Nel territorio asiatico il patrimonio gestito ha infatti raggiunto quota 2.950 miliardi di dollari, leggermente al di sopra della Svizzera, ferma a 2.940 miliardi.
Boston Consulting Group ritiene che questo cambio di leadership sia destinato a durare nel tempo, poiché i centri finanziari asiatici stanno crescendo a un ritmo significativamente più rapido rispetto ai tradizionali paradisi finanziari europei.
Perché i capitali si stanno spostando verso l’Asia
I motivi che stanno spingendo i capitali verso Hong Kong, allontanandoli progressivamente dalla Svizzera, sono diversi. Innanzitutto, il principale motore della crescita di Hong Kong è il massiccio afflusso di capitali provenienti dalla Cina. La città si sta consolidando sempre più come una porta d’accesso fondamentale tra Pechino e i mercati finanziari globali.
Questo rappresenta però anche un potenziale fattore di rischio, perché le prospettive finanziarie di Hong Kong dipendono fortemente dalla situazione economica cinese e dalle decisioni normative provenienti da Pechino. La dipendenza dalla Cina resta infatti molto elevata. Inoltre, a contribuire in modo significativo alla crescita del patrimonio offshore di Hong Kong è stato anche l’aumento delle offerte pubbliche iniziali, le cosiddette IPO, cresciute nel corso del 2025 del 10,7%. Tra i debutti in Borsa più importanti figurano quello del produttore di batterie CATL, che ha raccolto 5 miliardi di dollari, e quello di Zijin Gold International, che ha ottenuto 3,7 miliardi di dollari.
Anche la crescita degli indici azionari ha ulteriormente gonfiato il patrimonio gestito nel territorio asiatico, contribuendo al sorpasso sulla Svizzera. Secondo l’amministratore delegato di Boston Consulting Group, nel 2026 la ricchezza offshore globale crescerà dell’8,4%, raggiungendo i 15.700 miliardi di dollari, con il 90% dei flussi concentrati in appena dieci Paesi. Si stanno delineando due grandi poli finanziari: quello asiatico, guidato da Hong Kong e Singapore, e quello occidentale, trainato da Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.
Le previsioni indicano che fino al 2030 Hong Kong e Singapore cresceranno a un ritmo vicino al 9% annuo, mentre la Svizzera dovrebbe fermarsi intorno al 6%. Questo dimostra come, anche nei prossimi anni, i centri finanziari asiatici siano destinati a mantenere il primato nella crescita della ricchezza offshore globale.
La Svizzera, tuttavia, pur avendo perso la leadership mondiale, continua a conservare un vantaggio significativo. Innanzitutto è in grado di attrarre investitori facoltosi provenienti da diverse regioni del mondo, grazie a una clientela molto più diversificata. Inoltre, il Paese elvetico viene ancora considerato sinonimo di stabilità e sicurezza finanziaria. In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche, comprese quelle recenti nell’area del Golfo, la Svizzera continua infatti a essere percepita come un rifugio sicuro, una garanzia che Hong Kong, fortemente legata alle dinamiche politiche ed economiche cinesi, al momento non può offrire con la stessa affidabilità.
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