Zona euro: la crisi sta diventando una discesa agli inferi?

Nadia Fusar Poli

15/11/2011

Zona euro: la crisi sta diventando una discesa agli inferi?

CRISI.L’area dell’euro rimane sul filo del rasoio, minacciato da un contagio della crisi del debito in Italia e in Spagna, dove i costi di indebitamento hanno raggiunto nuovi massimi Martedì, ma anche dalla crescita pigra, confermata nel terzo trimestre. Niente sembra fermare la spirale discendente, la «discesa agli inferi» verso cui sembra stia precipitando l’area dell’euro.

La conferma in Italia di un nuovo governo composto prevalentemente da tecnici e guidato dall’ex commissario europeo Mario Monti, che potrebbe ottenere la fiducia del Parlamento entro la fine di questa settimana, non è stata sufficiente a riportare la calma. Lo stesso in Spagna, dove le promesse rassicuranti fatte dal leader della destra Mariano Rajoy, probabile vincitore delle elezioni Domenica, ha lasciato di marmo i mercati finanziari, paralizzati dal rischio di contagio della crisi del debito.

«L’Europa continuerà ad essere l’ossessione principale degli operatori di mercato», hanno riassunto gli strateghi di BNP Paribas in una nota. In questo contesto, gli investitori rifiutano semplicemente di correre rischi e si sbarazzano massicciamente dei debiti dei paesi che considerano più fragili.

Risultato, la Germania, che ha confermato il suo status di locomotiva della zona euro, amplia il divario con altri paesi europei nel mercato dei titoli di Stato. Lo «spread», che misura la differenza tra il tasso di bond a 10 anni di Germania, benchmark del mercato, con quello di altri paesi, si sta allargando, toccando livelli record dalla nascita dell’euro.

Data la preoccupazione diffusa l’avversione al rischio è destinata a continuare, soprattutto in un contesto di forti timori circa la situazione della crisi del debito e della crescita anemica, che svegliano di nuovo il fantasma della recessione.

La crescita economica ha raggiunto il picco nel terzo trimestre con un incremento dello 0,2%, ma potrebbe contrarsi nel quarto trimestre. La Germania ha registrato una crescita dello 0,5% del suo prodotto interno lordo (PIL), che attesta la forza della prima economia europea, ma, allo stesso tempo, la fiducia della comunità finanziaria tedesca sul futuro economico del paese, misurata mediante l’indicatore ZEW, è diminuita nuovamente nel mese di novembre, un brutto segno per la crescita.

Peggio ancora, l’attività dovrebbe continuare a contrarsi nel 2012, in un contesto depresso dalla crisi del debito, che impone ovunque austerità e che potrebbe innescare un circolo vizioso per l’attività. Ciò significherebbe un ritorno alla recessione della zona euro, tre anni dopo la crisi finanziaria del 2008. La Grecia sta già pagando un prezzo molto alto. Il Prodotto interno lordo (PIL) della Grecia è sceso del 5,2% nel terzo trimestre dopo la contrazione del 7,4% nell’ultimo trimestre. La Grecia, in piena recessione, ha più che mai bisogno dell’aiuto dei suoi partner, che dovrebbero avviare negoziati con le banche di tutto il mondo per la soppressione di una parte del debito del Paese.

Di fronte a questa sfiducia dei mercati, l’UE ha adottato una legge che limiterà la speculazione sul debito dei paesi europei limitando le vendite allo scoperto e vietando i Cds «nudi» (acquistati senza detenere i titoli dello stato per i quali ci si assicura contro il rischio di fallimento). Il CDS, strumenti finanziari teoricamente utilizzati per proteggersi contro il rischio di default di una società o di una nazione, sono stati accusati di amplificare la crisi, in quanto utilizzati per scommettere sul default di paagmento degli stati.

La Commissione europea, nel frattempo, ha dichiarato guerra alle agenzie di rating, accusate di aver accentuato la crisi del debito, con l’obiettivo di inserire in un quadro più chiaro e rigoroso le loro attività e di sospendere la valutazione di un paese, laddove questa potrebbe tradursi in una minaccia alla stabilità finanziaria.