Zona euro, crisi: da consumarsi preferibilmente entro il G20

Nadia Fusar Poli

10/10/2011

Zona euro, crisi: da consumarsi preferibilmente entro il G20

Tre settimane per trovare una risposta «globale» alla crisi del debito che minaccia l’economia mondiale: la zona euro ha promesso di riuscire dove finora ha fallito, ma i mercati sono in attesa di soluzioni più specifiche per la Grecia e per le banche.

Riunitisi Domenica a Berlino per un nuovo summit sulla crisi, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno promesso «soluzioni sostenibili, complete e rapide prima della fine del mese», senza definire tuttavia i contorni di tale piano. Obiettivo dichiarato: arrivare al summit del G20 a Cannes, che chiama a raccolta i principali paesi ricchi ed emergenti, presieduto dalla Franciaa e in programma il 3 e 4 novembre, con un’ Europa «unita» che ha risolto i suoi problemi. O almeno in grado di dare tale impressione.
Il contenuto è chiaro. Attenzione, l’assenza di forti impegni rischia di deludere. Le risposte attese includono innanzitutto la ricapitalizzazione delle banche in Europa, piano su cui l’accordo è giunto dopo due mesi di stallo e su cui Berlino ha tardivamente raggiunto Parigi .

Le due maggiori economie della zona euro hanno annunciato che tra i propositi vi sono «cambiamenti significativi» del Trattato europeo, un ulteriore rafforzamento del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (EFSF), e una «soluzione durevole» per la Grecia .
Un nuvo compito in classe per gli alunni della scuola Europa, tre mesi dopo aver concordato, il 21 luglio, un piano globale destinato a risolvere la crisi in Grecia e frenare la sua diffusione in Italia o in Spagna. Questo piano non è ancora stato adottato da tutti i parlamenti dei Diciassette: atteso il via libera di Malta, il voto in Slovacchia, il cui governo di coalizione è diviso su questo tema, rischia di diventare un veto paralizzante per l’area dell’euro.

Il contenuto sulle soluzioni future non è chiaro. Ancora si ignora come gli europei contino di ricapitalizzare le banche e, soprattutto, se vogliono che tutti gli istituti siano ricapitalizzati, al fine di evitare che alcuni siano stigmatizzati. Mentre Parigi e Berlino rivendicano la loro convergenza di vedute su tutto, nessun compromesso è stato annunciato circa l’utilizzo dell’EFSF per ricapitalizzare le banche, una soluzione che piace alla Francia ma che non è molto gradita dalla Germania. Quale potenza di fuoco per il fondo di soccorso? Allo stesso modo, la riforma dei trattati, di cui non sono stati illustrati i dettagli, rischia di incontrare resistenze.
La modifica tecnica dell’ EFSF sembra rappresentare il pomo della discordia nell’asse franco-tedesco: contro il parere di Berlino, Parigi vorrebbe trasformare il Fondo in una banca in modo che possa essere rifinanziarsi presso la Banca centrale europea.
Soprattutto, nessuna soluzione chiara è stata fissata per la Grecia, l’epicentro della crisi, anche se i segnali indicano in modo sempre più evidente che ci si sta muovendo verso una cancellazione molto più sostanziale del suo debito di quanto previsto finora - da qui la necessità di ricapitalizzare le banche, che subiranno le perdite maggiori.

La riunione dei banchieri centrali del G20, Venerdì e Sabato a Parigi, e il vertice dell’UE del 17-18 ottobre e infine il rapporto dei finanziatori dei fondi pubblici della Grecia, previsto per la fine del mese, saranno passi cruciali. L’Europa si sente un osservato speciale. Dagli Stati Uniti, che spingono perchè trovi una soluzione dfinitiva e rapida alla crisi, ai paesi emergenti. La Russia ha espresso la volontà di aiutare la zona euro se la regione saprà definire una strategia «chiara e concreta per porre fine alla crisi». Più facile a dirsi che a farsi.